11mila Artigiani Già Chiusi. 100.000 a Rischio nel 2020. La CGIA Lancia l’Allarme

11mila Artigiani Già Chiusi. 100.000 a Rischio nel 2020. La CGIA Lancia l'Allarme

La CGIA di Mestre ha raffigurato una situazione presente e prospettica davvero difficile, in un ambito davvero complicato, quello di una crisi economica senza precedenti.

La Situazione delle Imprese Artigiane


Pur con tutta la capacità imprenditoriale e creativa delle piccole imprese italiane, su cui si punta praticamente tutto, vista l’assenza di misure davvero efficaci per il rilancio, già 11 mila aziende artigiane hanno chiuso. In tutto  il 2020, sottolinea la CGIA, si stimano 100mila chiusure di queste attività a fine anno, fermo restando le attuali condizioni (sperando non ci sia una seconda ondata dunque).

Non bisogna comunque disperare perché la situazione in Italia era comunque negativa già da tempo, visto che siamo l’unico paese in Europa a non esser ancor uscito dalla crisi del 2009. I dati, infatti, purché negativi, sono in linea con quelli dei tre anni precedenti almeno per quanto riguarda le 11mila chiusure. Quello che spaventa è l’aggravamento previsto, a causa del coronavirus, già a fine anno.

Lo Studio della CGIA

Il Coordinatore dell’Ufficio Studi, Paolo Zabeo, ha infatti posto l’accento su quanto accaduto in questi mesi di lockdown, ma ha anche parlato di grande spirito d’imprenditorialità, quello di cui parlavamo e che ha fatto grande il nostro paese:

“In questi due mesi e mezzo di lockdown, molti artigiani senza alcun sostegno al reddito sono andati in difficoltà e non sono stati pochi coloro che hanno ipotizzato di gettare la spugna e di chiudere definitivamente la saracinesca”

Nonostante questo, infatti, c’è ottimismo e si guarda al futuro, ma si fanno anche i conti con la realtà. Si prevedono e si stimano, infatti, quasi 100mila chiusure con la contestuale perdita di circa 300mila posti di lavoro e altrettante persone che rimarranno senza reddito e graveranno sui conti pubblici in ragione degli ammortizzatori sociali giustamente attivati per sostenerli normalmente.

“Dopo una settimana dalla riapertura totale,invece, lo stato d’animo di tanti piccoli imprenditori e’ cambiato. C’è voglia di lottare, di resistere, di risollevare le sorti economiche della propria attivita’. Purtroppo, non tutti ce la faranno a sopravvivere e non è da escludere che entro la fine dell’anno lo stock complessivo delle imprese artigiane presente nel Paese si riduca di quasi 100mila unità, con una perdita di almeno 300 mila posti di lavoro”

Palla al Governo

La CGIA sottolinea come il Governo abbia in mano il futuro di queste imprese e che nei prossimi 2-3 mesi dovrà mettere in moto un piano strategico di misure e strumenti per evitare il crollo di questo sistema o almeno limitare i danni. Le ricette e i consigli da parte dell’Ufficio di Mestre sono le medesime di cui tanto si parla, ossia:

  • Contributi a fondo perduto.
  • Taglio delle tasse o anno fiscale bianco per quanto riguarda Irpef, Ires e Imu sui capannoni.

Il Parere di Mason e i Consigli

Il Segretario degli Artigiani di Mestre, Renato Mason, ha sottolineato il fatto che queste microimprese, l’artigianato, sono fondamentali per l’Italia, sia dal punto di vista economico, sia sociale. Occorre tutelarle perché non svanisca il Made in Italy e nel Decreto Rilancio il Governo ha preso già alcune decisioni che sono coerenti alle richieste della CGIA, prima tra tutte l’azzeramento dell’IRAP (saldo 2019 e acconto 2020) a giugno, l’indennità di 600€ ad aprile, dopo quella di marzo (e il possibile conguaglio a 1.000€ per una platea ristretta), nonché il credito d’imposta al 60% sugli affitti.

Purtroppo non basta ancora a compensare il crollo del fatturato per quanto concerne piccole realtà che non possono o non vogliono accedere al sistema creditizio e non hanno grandi risorse per sopravvivere a questa crisi di cui ancora non abbiamo contezza dell’entità reale.

Secondo Mason, i 55 miliardi investiti con il Decreto Rilancio sono oggetto di troppi provvedimenti che rischiano di far evaporare tutte queste risorse troppo frammentate, mentre occorrerebbe definire tre macrocategorie verso le quali veicolare tutto il denaro, evitando tutto il resto, ossia:

  • Famiglie.
  • Indennizzi diretti alle imprese.
  • Taglio tasse.