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Anno Bianco Fiscale per PMI. La Proposta della CGIA. Stop Irpef, Ires e Imu per Sostegno Economia

Anno Bianco Fiscale per PMI. La Proposta della CGIA. Stop Irpef, Ires e Imu per Sostegno Economia

Lo avevano richiamato a gran voce coloro che da tempo già guardano avanti e hanno una visione di lunga durata. Al di là dei discorsi inerenti un’Europa che dovrebbe aiutarci e che, di fatto, ha reso disponibile solo un MES pari a 37 miliardi di euro (quindi inferiore alla stessa manovra che si sta avviando a compimento in questi giorni, dunque, buoni, ma non dirimenti in nessun caso, light o non light n.d.r.), occorre quello shock fiscale e quell’anno bianco già più volte ribadito.

La Situazione Economica

L’attuale empasse del Governo che, di fronte alla crisi economica, non è riuscito a rendere disponibili strumenti e misure repentino ed efficaci da subito, di fatto danneggiando irrimediabilmente il tessuto socio-economico italiano già leso da anni in nome dell’austerity, probabilmente dovrà presto o tardi fare i conti con questa proposta.

Si, la BCE ci sta aiutando tramite il Quantitative easing e i programmi dedicati alla pandemia a fianco di quelli già avviati nel passato e di questo ne teniamo conto (di fatto si tratta dell’unico vero aiuto arrivato dalla solidarietà europea, forzato tra l’altro dalle conseguenze di un attacco finanziario all’Italia per tutta la UE nel suo insieme n.d.r.), ma servono molte risorse. Molte di più di quelle stagliatesi finora nel cielo di un mondo che si preannuncia nuovo, ma che in Europa sa molto di vecchio: un déjà vu.

Anno Bianco Fiscale

La CGIA, vista la situazione attuale e stimati i danni per quanto concerne i settori, nonché la difficoltà a garantire liquidità, richiama a gran voce l’unico grande strumento subito disponibile e facilmente realizzabile: l’anno bianco fiscale a favore delle piccole e medie imprese (PMI) con fatturato inferiore a 1 miliardo di euro l’anno, nonché appannaggio di tutti i lavoratori autonomi, che siano artigiani o altro.

In parole povere, la CGIA vorrebbe che il Governo emanasse lo stop per il 2020 al pagamento di IRPEF, IRES e IMU sui capannoni. Questo, da un lato, causerebbe un “costo” all’erario pari a 28,3 miliardi di euro, ma garantirebbe la sopravvivenza di tantissime attività che altrimenti “rischiano di chiudere definitivamente causando un buco nel bilancio statale del 2021“.

Un buco che, coniugato al MES, causerebbe l’entrata di quelle famose condizionalità di cui si parla sottolineandone l’assenza. Uno strumento, il MES, talmente buono che nessun paese pare voglia prenderlo in considerazione, teoricamente nemmeno l’Italia (come affermava il Presidente del Consiglio dei Ministri).

La Soluzione tra Tasse e Stime

Paolo Zabeo, Coordinatore dell’Ufficio Studi della Cgia, lancia questa proposta stimando una platea di beneficiari di circa 4,9 milioni di utenti, ossia l’89% delle attività produttive di cui fanno parte:

  • Ditte individuali.
  • Lavoratori autonomi.
  • Liberi professionisti.
  • Società di persone.

Secondo i calcoli fatti dalla Cgia, ecco la stima delle mancate entrate disaggregate sul totale di 28,3 miliardi che l’Erario non riceverebbe per questo 2020:

  • Irpef. 22,7 miliardi di euro.
  • Ires. 4,4 miliardi di euro.
  • Imposta Sostitutiva Partite IVA del Regime Forfettario. 779 milioni di euro.
  • Imu su Capannoni. 500 milioni di euro.

La rinuncia riguarderebbe solo lo Stato, mentre invece gli enti locali continuerebbero ad incassare quanto a loro dovuto, sia in termini di addizionali, sia per quanto concerne altre spettanze così stimate:

  • Irap. 3 miliardi di euro.
  • IMU. 2,5 miliardi di euro.
  • Addizionale Regionale Irpef. 1,6 miliardi di euro.
  • Addizionale Comunale Irpef. 610 milioni di euro.

In totale circa 7,7 miliardi di risorse disponibili agli enti locali.

Il Futuro: Cosa Bisogna Fare

Renato Mason, segretario Cgia, non ha alcun dubbio riguardo l’efficacia e la decisa strada da intraprendere, ossia l’anno bianco fiscale così pensato. Solo così tante attività produttive e aziende localizzate sia nelle grandi, sia nelle piccole città, si salveranno dal fallimento. Occore fare in fretta, però, il tempo corre e non aspetta nessuno.

Tanti artigiani e piccoli negozianti sono allo stremo e possono ancora risollevarsi se gli diamo delle certezze. Ovvero, pagare molte meno tasse e avere a disposizione le risorse finanziarie sufficienti per affrontare questa situazione di grave difficoltà

Al di là dei proclami fatti dal Governo sul modello Italia, quello realmente efficace e da imitare è la solita Germania, capace di organizzarsi ottimamente anche durante l’emergenza e di prendere decisioni giuste e repentine già tempo addietro.

Le risorse messe in campo dalla Germania, finora, hanno raggiunto i 50 miliardi di euro: aziende con meno di 10 addetti hanno subito percepito fino a 15.000€ a fondo perduto con un trasferimento diretto nella fase iniziale proprio per dare anche un segnale della vicinanza dello Stato.

Le Difficoltà. Il Tempo Corre

Mason è consapevole delle difficoltà dell’Italia e delle differenze con il paese capofila d’Europa (la Germania ha la metà del nostro debito pubblico n.d.r.), ma sa anche che se chiudono le partite IVA, il nostro Paese non ha futuro perché non ci sono tantissime realtà in grado di sopravvivere durante questa crisi i cui effetti sono ancora lungi dal solo essere definiti.

Se saltano le Partite IVA, continua Mason, aumenterà la disoccupazione con tutte le conseguenze del caso. Nelle aziende private italiane che hanno meno di 20 dipendenti, lavorano il 60% delle persone.

Occorre fare debito e non preoccuparsi della solvibilità, secondo Mason, anche perché non c’è molta scelta. Il Segretario è convinto che, anche grazie alle misure di sostegno messe in camo dalla UE e della Bce, il nostro debito rimarrà solvibile.

Bisogna, però, fare presto e garantire quel tempo disponibile ad aziende non in grado o non inclini a indebitarsi ulteriormente per ottenere liquidità, a fronte di impegni economici e finanziari con committenti e con lo Stato stesso.