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Aumenta Obesità. Dopo il Coronavirus Problemi Cardiaci e Altre Patologie legate al Lockdown

Aumenta Obesità. Dopo il Coronavirus Problemi Cardiaci e Altre Patologie legate al Lockdown

Purtroppo la salute pubblica e dei cittadini non è un argomento facile da affrontare, né da gestire. Se è vero che per fronteggiare il Coronavirus proveniente dalla Cina e la pandemia, siamo stati costretti a porre un freno adottando misure di lockdown duro, è anche vero che gli ospedali nel frattempo non hanno potuto svolgere appieno le loro funzioni e molteplici sono le patologie che, purtroppo, non sono state trattate come sarebbe accaduto normalmente.

Aumento Obesità e Rischio Cardiovascolare: l’Articolo

La visione di quanto accaduto realmente e dei danni diretti e indiretti che questa pandemia ha caratterizzato, compresi quelli economici e legati alla salute stessa (meno denaro, meno ricchezza, meno benessere significa meno salute) li vedremo solo nei testi di storia o nelle analisi dei prossimi anni.

Di certo, invece, l’allarme e il lockdown hanno costretto molti cittadini a vivere una vita sedentaria per mesi, oltre che stressante e non proprio sana. Proprio per questo l’allarme lanciato da ricercatori dell’Università di Modena e Reggio Emilia, suona come un monito vero e proprio perché si prendano subito provvedimenti.

A tal fine, gli studiosi hanno pubblicato un articolo denominato “Effetto Pandemia” sulla nota rivista scientifica “European Journal of Clinical Nutrition” (Gruppo Nature) nel quale hanno invitato tutti i cardiologi a prepararsi per affrontare, da subito, il pericolo di obesità e di patologie cardiache derivante da questa situazione alimentare. Le affermazioni degli studiosi sono perentorie indicando anche la via da seguire:

I cardiologi si preparino ad affrontare il probabile aumento dell’obesità che seguirà alla pandemia

“(…) intraprendere un’obbligatoria azione globale a sostegno di una dieta sana e di un’attività fisica per incoraggiare le persone a tornare a corretti stili di vita

Il passato, anche in questo caso, ci aiuta a capire e comprendere cosa ci possiamo aspettare. Dopo la fine della Seconda Guerra Mondiale, ci fu una pandemia gravissima denominata “Spagnola”. Alla fine di questa tragedia, i medici dovettero affrontare un nuovo problema di salute pubblica, ossia i tanti “decessi causati da eventi cardiovascolari che superarono quelli per altre cause, polmonite sovrapposta inclusa“.

Psicologia

La prima autrice dell’articolo, Anna Vittoria Mattioli, nota delle similarità e realizza un parallelismo indicando la possibilità che questo possa accadere anche nella fase post CoViD-19, a causa della “ridotta attività fisica e dieta malsana” con probabili “effetti a lungo termine sulle malattie cardiovascolari“.

Non dimenticando lo stress e fattori psicologici che incidono negativamente sull’apparato cardiovascolare stesso, oltre lo stato d’incertezza in cui ancora siamo (alcuni parlano di seconda ondata, come fu ai tempi della spagnola in cui il virus era sempre di tipo influenzale, altri la escludono). A tal fine dei recenti studi sulle ripercussioni psicologiche e sui riflessi derivanti dalla quarantena, sottolineano la possibilità di manifestare sintomi da stress post-traumatico, oltre che confusione e rabbia. Il che ingenera quel che si chiama anche “fame chimica” o fenomeni disfunzionali legati all’alimentazione maggiore del fabbisogno.

Alimentazione non Sana

D’altronde a causa della pandemia, molte famiglie hanno fatto scorta di cibi preconfezionati, con tanti conservanti e a lunga scadenza per paura del lockdown prolungato e della possibilità che ci fosse mancanza di cibo a un certo punto.

Acquistare alimenti di questo tipo al posto dei freschi, conduce all’aumento di peso a causa dei tanti elementi presenti, nonché a un riduzione di anti-ossidanti necessari al nostro sistema cardio-vascolari e al benessere della persona. Anti-ossidanti che sono molto presenti nelle verdure e nella frutta freschi, alimenti connessi alla dieta mediterranea, riconosciuta come una tra le più salutari al mondo. Questa dieta, oltre ad essere molto buona, gustosa e bilanciata, presenta vari vantaggi per la salute del sistema cardiovascolare perché ostacola fenomeni come aterosclerosi e ipertensioni.

Durante la quarantena, molti italiani potrebbero aver mangiato troppo anche a causa della tensione e soprattutto hanno sicuramente diminuito il fabbisogno energetico in ragione dell’impossibilità o della difficoltà di svolgere attività fisica. Meno attività fisica corrisponde a un aumento di peso che contribuisce a meccanismi infiammatori nell’organismo e all’aterosclerosi, la quale innesca anche fenomeni ipertensivi.

Cosa Bisogna Fare

I redattori dell’articolo lanciano l’allarme perché ritengono che, pur potendo allenarsi in casa, non tutti lo abbiano fatto e che la pigrizia abbia avuto il sopravvento a un certo punto, figlia anche dell’ansia e di una tensione di certo negativa. Ora, nella Fase 2, quella della riapertura, c’è il rischio che le persone si “siedano” e non tornino a uno stile di vita sano, soprattutto se pensiamo alla crisi economica e alle ripercussioni che ci saranno, conducendo ” a un aumento del rischio cardiovascolare, principalmente nelle categorie socio-economiche basse”.

Secondo gli autori, i quali si rivolgono direttamente ai medici, è ragionevole pensare che “sarà necessario rivalutare il rischio cardiovascolare nei pazienti insieme ai parametri metabolici incluso lo stato glicemico“.