Home Economia Autostrade. Nessuna Revoca. Lo Stato Entra in Aspi e gli Italiani Pagheranno?

Autostrade. Nessuna Revoca. Lo Stato Entra in Aspi e gli Italiani Pagheranno?

Autostrade. Nessuna Revoca. Lo Stato Entra in Aspi e gli Italiani Pagheranno

Al di là dei proclami di sorta, la questione Autostrade, dopo il crollo del Ponte Morandi, si risolverà nella solita presa di potere da parte di alcuni.

Cassa Depositi e Prestiti Primo Azionista di Aspi

Un successo che, primo tra tutti, è di Di Maio, il quale ha da sempre voluto fortemente l’influenza sul tesoretto in capo allo Stato italiano, quella Cassa Depositi e Prestiti tenuta lontana e al sicuro rispetto alle garanzie statali di quello che fu il Decreto Liquidità, i 400 milioni di potenza di fuoco mai visti.

Di certo, il disegno secondo il quale, su Autostrade nel prossimo futuro inciderà fortemente proprio Cassa Depositi e Prestiti, in cui ci sono i risparmi di tutti gli italiani (lo ricordiamo a beneficio della comunità), sembra partire da lontano.

Nessuna Revoca: Atlantia Vola in Borsa

Nessuna revoca, dunque, ma la famiglia Benetton, o meglio, la multinazionale Atlantia che ieri ha perso tantissimo dopo le improvvide dichiarazioni del Premier, salvo recuperare totalmente nella giornata odierna (+26,65%, 14,50€ ad azione) sembra uscire di scena con un accordo che, di fatto, potrebbe anche essere positivo.

Di certo Atlantia, una delle poche multinazionali presenti nel nostro paese, perderà gran parte del suo appeal e della sua marginalità (Aspi pesava quasi il 30% sull’EBITDA, quindi sul margine di fine anno in capo alla multinazionale stessa) che ne contraddistingueva il valore borsistico e magari occorrerà rivedere alcuni investimenti in altre nazioni, ma la tragedia del Morandi pesa come un macigno sulla gestione delle infrastrutture.

Il Consiglio dei Ministri

Il Governo, dopo un consiglio dei Ministri infuocato, ha stilato questo piano e affermato che Aspi sembra accogliere tutte le richieste; dunque l’intesa finale sarebbe certa e il nodo gordiano finalmente sciolto, seppur con tempi che parlano di un anno o più per l’attuazione. Il Governo ha, infatti, affermato:

“Se non rispettano gli impegni presi questa notte e che sono la base per l’intesa finale, sarà revoca”

Il Ministero delle Infrastrutture e quello dell’Economia e delle Finanze si occuperanno della transazione di Autostrade per l’Italia alla nuova struttura societaria. I due ministeri dovranno occuparsi di quantificare il valore di Aspi, sul quale ancora vige naturalmente il dubbio al riguardo, ed elaborare un accordo per definire gli interventi da parte di Cassa Depositi e Prestiti che dovranno iniziare entro il 27 luglio.

Seppur si tratti di una transazione difficile e complessa, la notizia di una revoca oramai remota ha di fatto tranquillizzato gli stakeholder e fatto decollare Atlantia.

Il Piano e le Condizioni

I Benetton avrebbero accettato tutte le condizioni poste dal Governo. Secondo questo piano, l’attuale controllo di Autostrade per l’Italia in capo ad Atlantia che ne detiene l’88% dovrebbe scendere di molto relegando la multinazionale dei Benetton ad azionista di minoranza.

Il piano di exit dei Benetton, ossia di Atlantia, durerà da 6 mesi a un anno e sarà diviso in due parti:

  • Fase 1. Entro il 30 settembre Cassa Depositi e Prestiti dovrebbe ottenere il controllo di Aspi grazie ai soldi dei cittadini italiani, investendo nell’aumento di capitale per arrivare al 55% circa. Questo diluirebbe la presenza di Atlantia fino al 37% (meno della metà) e sarebbero presenti anche gli altri due soci attuali, il Fondo Cinese Silk Fund e Allianz al 7,4% circa.
  • Fase 2. Autostrade per l’Italia sarà quotata in Borsa. Atlantia scenderà dal 37% all’11% creando un 26% di azionariato quotato a Piazza Affari. In questo modo i Benetton scenderanno sotto la soglia del 12% e quindi non entreranno nel Consiglio di Amministrazione (a meno di rastrellare le azioni quotate naturalmente).

Nella fase 1 conterà il valore di Autostrade per l’Italia perché più sarà alto il valore della società più i contribuenti dovranno pagare per entrare all’interno di questa società, al pari degli asset in cui l’Italia è presente.

Un esempio vi farà comprendere ciò che accadrà. Se le autostrade valgono 100 di capitale e Atlantia ne ha 88% (quindi 88) va da sé che occorrerà aumentare il capitale più del doppio, a 240 circa immettendo quindi 140 di capitale nuovo. Atlantia avrebbe, quindi, 88 su 240, circa il 37%.

Nella fase 2, quella della quotazione, sarà altrettanto importante capire quale sarà il valore assegnato ad Aspi dopo il riassetto societario.

I Punti Cruciali

Tra i punti che Aspi, contraente nelle Concessioni, dovrà sottoscrivere, ci sono altri vincoli tra cui:

  • Misure compensative a carico esclusivo di Aspi per 3,4 miliardi di euro.
  • Adeguamento clausole della convenzione in modo da abbassare l’indennizzo da 23 a 7 miliardi (la qual cosa abbassa il valore della società, naturalmente).
  • Rafforzamento sistema controlli a carico del concessionario.
  • Aumento sanzioni in caso anche di lievi violazioni da parte del concessionario.
  • Rinuncia a tutti i giudizi promossi per quanto concerne l’assegnazione della ricostruzione del Ponte Morandi, al sistema delle tariffe, compresi altri giudizi promossi a contestazione di quanto ascritto nel Milleproroghe.
  • Accettazione disciplina tariffaria con adeguamento a nuove dinamiche per calo delle tariffe da pagare su Autostrade.

La Conclusione e i Debiti

I debiti in capo all’attuale Autostrade, pari a 9,6 miliardi, saranno presi in carico alla nuova società sulla quale graveranno anche i debiti di Atlantia per 5 miliardi di euro (riferibili alla gestione della stessa Autostrade). Debiti che sono giustificati dalle prossime entrate derivanti dalle tariffe applicate naturalmente agli utilizzatori delle Autostrade nelle tratte di competenza.

Atlantia e i Benetton, dunque, uscirebbero dalla società scaricandosi 14-15 miliardi di debito e praticamente guadagnando un valore societario di certo non troppo grande. La nuova società sarà gestita da Cassa Depositi e Prestiti che dovrà, naturalmente, far quadrare i conti, ivi compresi i debiti e le obbligazioni assunte.