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BCE. Acquisto Titoli di Stato con Qe Illegale a Metà. La Corte Costituzionale Lancia il Monito e la Palla in Avanti

BCE. Acquisto Titoli di Stato con Qe Illegale a Metà. La Corte Costituzionale Lancia il Monito e la Palla in Avanti

Altra grana per l’Italia dal fronte Europeo. Dopo l’esposto fatto da alcuni avvocati tedeschi tempo fa riguardo i danni di un Quantitative easing a favore dei paesi più deboli dell’Eurozona da parte della Banca Centrale Europea, tra cui figura il nostro paese anche, la Corte Costituzionale ha emesso una sentenza storica e non certo favorevole all’Italia.

La Sentenza

La Corte, infatti, non ha bocciato del tutto gli esposti e le contestazioni fatte da alcuni esponenti della Germania in ragione di potenziali danni cagionati allo Stato da parte dell’attività della BCE nel rastrellare i titoli di Stato come sta anche facendo tuttora.

La BCE, infatti, è lo strumento più potente e più efficace messo a regime dall’Europa e si tratta di una Banca Centrale che ha anche un freno a mano tirato a causa del suo Statuto. A differenza delle altre Banche Centrali, come la Fed o la Bank of Japan, ma anche quella Cinese, la BCE non ha tra le sue prerogative, incredibilmente, i sistemi economici reali, ma solo il controllo del tasso d’inflazione ottimale al 2% (il quale, tra l’altro, non si raggiunge da anni n.d.r.).

Il Quantitative easing, inaugurato dal nostro connazionale Mario Draghi con la sua celebre frase “Whatever it takes” rischia di naufragare in un momento in cui si chiede all’Unione Europea una risposta forte e duratura a sostegno delle economie dei singoli paesi, a causa della pandemia. Un colpo forte alla stessa UE che non si rende conto di essere a un passo dal baratro, soprattutto per quanto concerne gli Stati del Sud, oramai stanchi di regole e norme che li hanno impoveriti da anni, inversamente da quanto accaduto a quelli del nord, più capaci di cavalcare un modello, quello tedesco, costruito e costituito sui loro punti di forza (in questo l’Italia e i suoi politici non sono stati e non sono all’altezza purtroppo n.d.r.).

Palla in Avanti. Il Vizietto

La Corte Costituzionale Europea, vista anche l’importanza della situazione e la sopravvivenza stessa in gioco, ha, di fatto, rilanciato la palla in avanti come l’Europa è solita fare, posticipando il redde rationem, la resa dei conti, tra tre mesi.

La BCE dovrà infatti convincere la bontà del suo programma alla Bundesbank tedesca, autrice dell’esposto e facente parte di quei falchi presenti nel board della Banca Centrale Europea.

Proprio in ragione dell’importanza di questa sentenza e della situazione a regime, la sopravvivenza stessa della UE come disegnata dalla Germania, la Corte richiama a un chiarimento la stessa Merkel e il suo Governo nonché il Bundestag: questo perché chiariscano in modo perentorio la propria posizione sull’acquisto di titoli di debito emessi da Stati, la misura cosiddetta Quantitative easing, tuttora in atto in modo fortissimo (seppur inferiore a tutti gli altri Stati del mondo, annoverando quelli più potenti dal punto di vista economico n.d.r.).

Per la Corte i 2.600 miliardi di euro di Bond che la BCE ha acquistato con il Qe iniziato cinque anni con la giustificazione, a mò di statuto, di azioni a contrasto della deflazione e che, di fatto, hanno inciso sulle economie reali, sono parzialmente incostituzionali.

Gli otto giudici, tra l’altro tedeschi, hanno respinto i ricorsi di alcuni economisti e politici tedeschi perché ritengono che la BCE non utilizzi il signoraggio o faccia finanziamento monetario a favore dei Paesi Membri. In ogni caso ritengono, invece, che la BCE faccia politica economica e questo non è previsto per il suo mandato: dunque ci sia una violazione di fondo che abbiamo riportato e sottolineato.

Palla a Centrocampo

Ora la palla passa alla BCE che deve affrontare quest’ennesima grana in un momento assai drammatico a causa della pandemia e della crisi economica presente e futura che si prospetta. La Governatrice Lagarde e il board avranno 3 mesi di tempo per dimostrare che “gli obiettivi di politica monetaria perseguiti dal programma di acquisto di titoli pubblici (sempre il Qe n.d.r.) non siano sproporzionati rispetto agli effetti di politica fiscale ed economica derivanti dal programma”.

In parole povere devono dimostrare, incredibilmente, che il Qe non sia un programma che aiuti in modo consistente le economie dei Paesi oggetto di acquisti. Ricordiamo che, al di là degli strumenti denominati MES, Sure, BEI e un Recovery Fund di cui non si ha ancora contezza e che sarà operativo probabilmente nel 2021, l’Italia è sostenuta in larghissima parte dal Quantitative easing anche attualmente. Grazie a quello possiamo emettere con sicurezza i nostri titoli e finanziarci sul mercato; grazie a quello possiamo e potremo emanare manovre che, al di là della propria efficacia, sono comunque storiche per quantità di soldi.

La Corte di Karlsruhe al momento ritiene che gli acquisti fatti con il Qe siano sproporzionati e questo inficia in modo plateale il programma di acquisto di titoli da 750 miliardi (poi innalzato durante l’ultima Conferenza) durante questa pandemia.

Cosa può Accadere

Se la BCE non convincerà i giudici, la Bundesbank non “potrà più partecipare all’implementazione e all’esecuzione delle decisione in questione allla BCE”. Intendimento sul quale si basava lo stesso esposto di alcuni tedeschi che non volevano e non vogliono pagare, secondo loro, per debiti di altri che non seguono i dettami e le regole imposte da un UE basata sulla loro filosofia.

C’è di più. I giudici della Corte Costituzionale, probabilmente inclini a quest’atteggiamento, hanno anche invitato il Governo Merkel e la Bundestag ad “adottare misure attiva contro il PSPP nella sua forma attuale”.

Praticamente hanno detto al Governo Merkel di bloccare l’acquisto di titoli che attualmente sta facendo la BCE. Con buona pace dell’Italia che avrebbe ottenuto rispetto e successi reiterati in Europa. Successi di cui ancora non si ha contezza: successi che sono alla base dello stesso Decreto Aprile, slittato a Maggio proprio in ragione dell’assenza di risorse.

L’Italia, con il cappello in mano, attende soldi da Bruxelles e allo stesso tempo rischia di veder sprofondare la propria economia sotto i colpi dello spread e della difficoltà di reperire le stesse risorse sui mercati.

In attesa di abbracciare la Cina che ha in mano già la fantomatica borsa con la liquidità, l’Italia si trova a un bivio, come l’Europa. Scegliere da che parte stare e che strada prendere. Purtroppo non decideranno gli italiani, ma un Governo formatosi in Parlamento e un Premier che, al di là dei sondaggi, non appare di certo quello statista in grado di rilanciare il nostro Paese.

Tutti, però, auspichiamo il contrario e attendiamo quella Primavera Italiana declamata spesso e volentieri.

Fuori c’è il sole, magari è un buon segno.