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Bitcoin Schema Ponzi? E’ un Sistema Piramidale o avrà un Futuro nell’Economia Reale?

Bitcoin Schema Ponzi

Il Bitcoin (sigla BTC) e le altre criptovalute sono sempre al centro del dibattito inerente questo nuovo modo di vedere la moneta virtuale come un sistema alternativo alla fiat legale, ovvero come un’enorme bolla speculativa in cui sono presenti i crismi e le caratteristiche dello Schema Ponzi, il famoso sistema piramidale.

I detrattori della tecnologia blockchain applicata nella creazione di una divisa alternative, da sempre puntano sulle criticità del sistema stesso ed il crollo subito dalla quotazione di BTC nel 2018 sembrava far propendere la bilancia a favore di questa tesi.

Da inizio anno, invece, le quotazioni del Bitcoin e delle altre altcoin hanno ricominciato a salire, mostrando una certa solidità. L’avvento di sempre più exchange sui quali è possibile tradare mostra un tentativo di commercializzare e rendere più familiare la criptovaluta anche al grande pubblico. Potrebbe dunque essere una vera opportunità per tutta l’economia reale, migliorando il sistema dei pagamenti e istruendo nuovi modelli di business.

L’interesse collettivo è aumentato anche a seguito dell’annuncio da parte del noto social network Facebook sulla creazione di una propria criptovaluta, anche se in tal caso c’è una sostanziale differenza. Libra è una globalcoin, una stablecoin di Facebook che, pur sfruttando la tecnologia della blockchain come le altre criptovalute, sarà vincolata ad un paniere di valute tradizionali. A tal fine è stata creata anche una Association, denominata Libra, alla quale hanno aderito e aderiranno vari partner, versando almeno 10 milioni di euro cadauno e garantendo così un fondo di denaro sul quale basare la convertibilità della moneta in ogni caso.

Le criptovalute come Bitcoin (BTC), Ethereum (RTH) e le altre simili, non hanno alcun asset o garanzie reali sulle quali fondano la propria esistenza stessa: chi acquista un Bitcoin remunera sostanzialmente il venditore e chi batte la moneta (attraverso il mining), svaluta le altre e paga il consumo elettrico. Consumo che, come abbiamo visto, è veramente molto importante; maggiore attualmente di quello dell’intera Svizzera.

L’aumento di valore del Bitcoin non è legato a nessuna attività se non alla continua presenza ed al flusso di acquirenti che ne sostengono il prezzo e la quotazione. Per tale ragione, il funzionamento del BTC somiglia più ad uno schema di Ponzi che a quello di una valuta normale.

L’analisi della distribuzione attuale del Bitcoin sembra confermare questa tesi. Dai dati elaborati che analizzano gli indirizzi DNS dei portafogli virtuali che possiedono la moneta virtuale, emerge una composizione molto particolare.

A pochi individui, probabilmente gli ideatori dello schema creato dallo pseudonimo Satoshi Nakamoto, appartengono la maggior parte dei BTC, nella seconda classe ci sono probabilmente i primi adopters, ovvero coloro che hanno da subito fiutato l’affare ed alla fine c’è la maggioranza che ripaga probabilmente tutto l’apice.

Ecco com’è composta la “piramide”:

  • Meno di 2000 persone: 42% del Market Cap, pari a 75 miliardi di dollari. Questi signori hanno guadagnato, probabilmente da zero, circa 40 milioni di dollari grazie al Bitcoin.
  • Circa 150.000 persone: 45% del Market Cap. Questi soggetti hanno una “fortuna” media pari a 500mila dollari, ma non ci è dato sapere se e quanto hanno guadagnato realmente. Dipende dal tipo di attività fatta per entrare nel circuito, se il mining (consumo corrente elettrica) o l’acquisizione vera e propria (exchange).
  • Circa 25 milioni di persone: 13% circa del Market Cap. Questi soggetti possiedono “fortune” che vanno da pochi dollari a qualche migliaio. Probabilmente sono persone entrate nel giro negli ultimi due anni, attirate da promozioni, guadagni e dal cosiddetto fenomeno psicologico del FOMO (Fear Of Missing Out, paura di non fare in tempo ad entrare nel guadagno). I loro acquisti hanno generato i guadagni delle fasce superiori. La possibilità di guadagno di questi sembra dipendere dal fatto che altri entrino nello schema.

Se nessuno acquistasse più Bitcoin, il sistema crollerebbe senza nuovi clienti/utenti. Se le possibilità di guadagno prescindono esclusivamente dall’ingresso di nuovi adepti e sono tutte virtuali, il costo dell’infrastruttura è reale, come abbiamo visto essere quello del consumo elettrico alla base della gestione dell’intera blockchain. Questo costo è comunque destinato ad aumentare esponenzialmente man mano che crescono gli utenti e la quotazione del BTC.

In base ad una stima, la sola attività dei miners che battono nuova moneta consumerebbe ogni anno oltre 3 miliardi di dollari in energia elettrica: i miners per sostenere la loro attività devono vendere i bitcoin minati ed hanno bisogno di una domanda sempre presente.

Come ogni schema di Ponzi il sistema è destinato a saturarsi quando l’interesse verso la criptovaluta inizierà a scemare: chi entrerà per ultimo all’interno della struttura piramidale perderà solamente tempo e risorse.