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Blocco Fondi Conto Corrente (C/C) per Pagamento Rate Mutuo-Prestito è un Possibile Reato (ADUC Associazione). Cosa Fare

Blocco Fondi Conto Corrente (CC) per Pagamento Rate Mutuo-Prestito è un Possibile Reato (ADUC Associazione). Cosa Fare

L’Associazione per i Diritti degli Utenti e del Consumatore, acronimo ADUC, ha, tramite il suo consulente legale, la Dott.ssa Anna D’Antuono, sottolineato l’illiceità e l’illegalità di alcune pratiche, prassi bancarie che determinati direttori pongono in essere nel caso di prossimi pagamenti di rate inerenti mutui e prestiti.

Tecnicamente parlando, in prossimità della scadenza di una rata da corrispondere per il pagamento di un mutuo o di un prestito stipulato con la banca stessa, alcuni direttori bancari disporrebbero il congelamento dei fondi presenti necessari al pagamento dei canoni dovuti in modo tale da renderli indisponibili al cliente prima dell’effettiva transazione stessa.

Si tratta, purtroppo, di una prassi consolidata e molto diffusa nel settore bancario nonostante sia, come asserito dalla stessa consulente, una pratica fondamentalmente illecita da più punti di vista.

In primis perché non si può porre in essere un blocco in dare contabile se non prima della data effettiva di scadenza della rata. Non esiste alcun vincolo contrattuale che imponga a nessun cliente che abbia stipulato un finanziamento o un mutuo, di possedere sul conto corrente prima della scadenza della rata, quella somma di denaro: questi potrebbe benissimo versare il contante il giorno stesso.

C’è di più. Sempre più spesso, come riportato dallo stesso comunicato dell’Associazione, capita che il conto corrente (C/C) sia letteralmente bloccato e congelato se, alla scadenza della rata del mutuo o del prestito, non siano presenti i fondi necessari.

Secondo il consulente legale dell’Associazione si tratta di un comportamento parimenti irregolare, ma le banche sono solite procedere in questo modo per tutelarsi bloccando tutto in attesa che giunga un successivo accredito, magari dello stipendio o della pensione, comunque pianificato e previsto, in modo da addebitare rata e interessi di mora. Contabilmente, il conto corrente è soggetto al medesimo “blocco dare” che accade, in questo caso, successivamente alla scadenza.

Cosa Fare

Nel caso la banca attuasse questi comportamenti che, allo stato dei fatti, appaiono illegittimi, il cliente si troverebbe nell’impossibilità di utilizzo del proprio conto corrente in entrambi i casi.

In questa situazione, ci sono varie possibilità e organizzazioni cui rivolgersi, previa la negoziazione diretta con l’istituto bancario che rimane la via principale se sussiste il buon senso e la fiducia tra le parti, basilare in un rapporto finanziario o bancario che dir si voglia:

Soluzione 1: Banca d’Italia

Si può presentare agevolmente un esposto all’ente che supervisiona il mondo delle banche indicando in modo chiaro e sintetico quanto accaduto, ossia il comportamento scorretto messo in atto nei nostri confronti e l’istituto bancario, per noi reo di questa scorrettezza.

L’esposto può essere inviato utilizzando diversi canali messi a disposizione dall’istituto, ovvero:

  • Consegna a mano.
  • Posta Ordinaria.
  • Fax.
  • Posta Elettronica Certificata (PEC).
  • Email ordinaria con firma digitale sull’esposto.

Il destinatario del nostro esposto, pur non obbligatoriamente (possiamo inviarlo a qualsiasi filiale della Banca d’Italia), sarebbe meglio coincidesse con quello competente territorialmente dove è localizzato l’intermediario sul quale poniamo la vertenza.

L’esposto solitamente basta nel fermare questo comportamento illegittimo posto in essere da una banca nei nostri confronti, magari anche in modo pregiudizievole. Nel caso arrivassero molte segnalazioni su quel dato istituto, Banca d’Italia potrebbe addirittura sanzionare la banca addebitandole un comportamento scorretto sul mercato.

Nel suo comunicato stampo, l’ADUC “incentiva a segnalare e avviare questi esposti non lasciando impuniti questi comportamenti che stanno divenendo una cattiva abitudine“(aggiungiamo, rischiano di far sorgere una futura prassi normativa che abbia anche forza di legge, in ragione del principio giuridico del silenzio-assenso contro cui è sempre meglio combattere).

Soluzione 2: La Denuncia

Purtroppo nei casi più gravi, come sottolineato nello stesso comunicato, si potrebbe arrivare anche a denunciare determinati comportamenti alle autorità giudiziarie. Tali azioni da parte di molti istituti bancari, infatti, secondo quanto disposto come orientamento dalla Cassazione, potrebbero anche delineare gli estremi di reati molto gravi come “appropriazione indebita” o addirittura “usura”.

La Corte di Cassazione, infatti, prefigura come requisito sufficiente per l’oggettività di questi reati anche solamente la difficoltà temporanea del debitore e non più, come accadeva nel passato, un vero e proprio stato di bisogno necessario a configurarne gli estremi.

Dulcis in fundo, l’articolo 644 del Codice Penale, quello che riguarda l’usura, ricorda, tra le altre cose, che compensi o altri vantaggi comunque sproporzionati sono assimilabili a usurai. Il che potrebbe definire tali pratiche bancarie anche assimilabili a questi gravissimi reati.