Borsa Argentina crolla -48%. Rischio Nuovo Default. Tesione a Hong Kong ed Effetto Domino sulle Nostre Borse

Borsa Argentina crolla -48%. Rischio Nuovo Default. Tesione a Hong Kong ed Effetto Domino sulle Nostre Borse

E’ accaduto di nuovo. Dopo il fallimento dell’Argentina nel 2001, il rischio di un nuovo default appare dietro l’angolo per l’economia più indebitata del sudamerica. Gli operatori di mercato si attendevano un successo politico dell’uscente Mauricio Macri (liberale apprezzato dai mercati per le riforme fatte d’intesa con il Fondo Monetario Internazionale) alle primarie, ma quest’ultimo è stato staccato di ben 15 punti dal peronista Alberto Fernandez : le elezioni del 27 ottobre potrebbero portare al governo di nuovo i populisti e quanto accaduto ha messo sotto forte stress il Merval, la borsa argentina, che è crollata letteralmente a meno 48% (per il controvalore espresso in dollari e non in pesos) per poi ritracciare a -37,93%. Si tratta, per comprendere meglio la situazione, del secondo maggiore calo a livello mondiale negli ultimi 70 anni.


La percentuale che l’Argentina fallisca di nuovo sul debito, basandoci sull’andamento dei Cds (Credit Default Swap) a 5 anni, i prodotti derivati che puntano proprio su quest’eventualità assicurando il valore che gli operatori sottoscrivono sul debito di un paese (in questo modo un soggetto terzo ci assicura sul capitale nel caso di rischio default), hanno aumentato il loro costo passando da una probabilità del 50% a quasi l’80% del fallimento argentino.

Sul fronte valutario, ieri il peso ha ceduto un quinto del suo valore in una sola seduta, perdendo il 34% sul dollaro (da 49 a 65 pesos) e le notizie per quanto concerne i bond argentini non sono positive: l’obbligazione governativa a 100 anni che è stata emessa a giugno 2017 si è deprezzata fino a giungere ai minimi storici (56.233, -24,92% rispetto al 9 agosto) e ha raggiunto il rendimento record di 12,451% annuo.

Fernandez ha fatto presa sulla popolazione argentina criticando Macri per aver aumentato il debito a breve termine portandolo a livelli, secondo lui, insostenibili per l’economia argentina. Il giorno dopo aver vinto le primarie, con la possibilità di raggiungere la presidenza ad ottobre, il politico ha dichiarato che serve una svolta economica allo stato del sudamerica: il settore agroalimentare va potenziato perché i livelli di cereali venduti non sono abbastanza per guadagnare i dollari necessari.

Nessuno pensa che Macri possa ripagare il debito, ha spiegato Fernandez intervistato dai giornalisti televisivi di Buenos Aires: i prezzi obbligazionari indicano che gli investitori già puntano sull’ennesimo default argentino. I bond governativi sono crollati perché gli investitori temono il ritorno del Kirchnerismo perché il politico vorrebbe al suo fianco l’ex presidente populista Cristina Kirchner.

Macri, infatti, ha par suo ha spiegato che quanto accaduto in queste ore mostra il rischio nel caso tornasse in auge il passato, con una fuga di capitali in fretta e furia dal paese. Il politico ha affermato che la Kirchner ha già governato e dato prova di ciò che sa fare.

L’avversario Fernandez deve ancora prospettare e comunicare la sua strategia economia, ma si sa che per prima cosa intende rinegoziare l’accordo con il FMI, auspicando una politica protezionistica e non liberale e aperta come quella attuata da Macri. Fermo restando il fatto che l’Argentina non sono gli Stati Uniti (n.d.r.). Gli investitori in terra sudamericana hanno già sofferto anni di inflazione alta (superiore al 50%), economia difficile (recessione) e tensione politica, quindi sarebbero già in preallarme, nonostante il credo del vincitore delle primarie, secondo il quale Macri è l’unico responsabile del disastro nel paese perché avrebbe attirato con la sua politica solo il denaro degli speculatori.

L’Argentina, come detto, è il paese più indebitato del Sud America (davanti a Brasile, El Salvador e Costa Rica) con un debito pubblico pari al 77,4% del PIL (Fonte Cepal, Commissione Economia per America Latina e Caraibi), in netto aumento rispetto il 53,3% registato nel 2015. Un dato sottostimato, visto che include solo la prima tranche del prestito (ossia debito) da parte del FMI di luglio 2018 pari a 15 miliardi di dollari: considerando anche la seconda, quella di ottobre 2018 (13,4 miliardi), il debito supererebbe l’80% nel rapporto sul Prodotto Interno Lordo. Non è finita qua: se si includesse anche l’ultima tranche, quella di dicembre, l’indebitamente si attesterebbe al 97,7%.

Per non parlare della duration del debito argentino, molto breve e inferiore ai dieci anni, proprio a causa del fallimento: il mercato e gli operatori istituzionali che sottoscrivono i bund vogliono avere sempre chiara la solvibilità statale.

L’effetto domino si è scatenato su tutte le borse mondiali, aggravato anche dalla tensione politica ancora presente ad Hong Kong, dove la borsa ha perso -2,1%: sommata alla guerra commerciale sino-statunitense, i manifestanti che ieri hanno bloccato l’aeroporto di Hong Kong, hanno comportato la cancellazione di tutti i voli.

Dopo il calo delle borse europee registrato ieri, compresa Piazza Affari, anche oggi le aperture sono state tutte al ribasso ed il trend non sembra cambiare:

  • Piazza Affari Indice Ftse Mib -0,64% ora.
  • Parigi -0,32% (al momento -0,66%).
  • Londra -0,16% (adesso -0,51%).
  • Francoforte -0,41% (al momento -0,97%).
  • Madrid -0,5% (adesso -0,64%).

Anche Wall Street ha registrato un Dow Jones in calo di -1,48%, mentre Tokyo ha perso-1,11%. Lo yuan cinese continua a svalutarsi nei confronti del dollaro e scivola a 7,07 yuan. Alla borsa americana le azioni delle società argentina sono state vendute in blocco, con le banche colpite a freddo: Banco Galicia crolla a -53%, così come la compagnia petrolifera statale YPF (-31%), la compagnia elettrica Edenor (-57%) e quella energetica principale in Argentina, la Pampa Energia (-52%).

Preoccupato il presidente brasiliano Jair Bolsonaro: la sconfitta di Mauricio Macri alle primarie ed un possibile ritorno di Cristina Kirchner potrebbe condurre il paese sulle tracce del Venezuela e scatenare una fuga di massa verso il paese limitrofo, proprio il Brasile. I poveri in argentina aumentano (il 32% dei 44 milioni di abitanti vive sotto la soglia di povertà) e questo potrebbe causare la ricerca di condizioni di vita migliori.

Secondo Steve Eisman, l’investitore famoso per essersi arricchito scommettendo sul crollo del mercato immobiliare del 2007-2008, la cosiddetta bolla dei mutui subprime arrivando anche sul grande schermo con il film “La Grande Scommessa” (a lui ispirato), le proteste in Cina potrebbero ripercuotersi su tutta l’economia mondiale, caratterizzando questo momento storico. Senza dimenticare il caso argentino.

Tornando in terra natia, gli analisti di Equita SIM e quelli di Banca IMI hanno focalizzato l’attenzione sui titoli delle società italiane che hanno maggiori interessi diretti in Argentina e sono più esposti a questa crisi:

  • Tenaris ha il 10-12% del fatturato che dipende dalle attività in Argentina ed al momento segna -0,92% e si scambia a 9,70€.
  • Enel segna -0,43% a 6,04€. In questo caso la stima parla di un 3% d’incidenza sull’indice Ebitda (Earnings Before Interests, Taxes, Depreciation and Amortization).
  • Guala Closures -2,65% a 5,88€. Incidenza 4% sul fatturato.
  • Sogefi (Automotive) fa segnare al momento +0,60% a 1,17€. Incidenza dell’economia argentina sotto al 5% dei ricavi.
  • Carraro (Automotive) -1,36% a 1,74€. L’azienda che produce trasmissioni anch’essa ha interessi in terra sudamericana sotto la soglia del 5% dei ricavi iscritti a bilancio.
  • L’azienda Cnh attiva nel settore dei capital goods, ad esempio le macchine per l’agricoltura, è legata all’Argentina per un valore sotto il 4% dei ricavi. Al momento le sue azioni segnano -1,74% e si scambiano a 7,90€.
  • Pirelli -1,61% a 4,53€. Intorno al 2% dei ricavi.
  • FCA (Fiat Chrysler Automobiles) – 0,88% a 11,50€. Pari all’1% dei ricavi iscritti a bilancio.
  • Masi Agricola 0% a 3,78€. Il 5% dei ricavi.
  • Campari -1,30% a 7,96€. Esposta per 1% dei ricavi e meno di 1% per quanto concerne il valore Ebit adjusted, ossia 4/5 milioni di euro.
  • Salini Impregilo -0,52% a 1,729€. Dopo il tonfo di ieri, il gruppo attivo nelle costruzioni ed al centro del Progetto Italia avrebbe interessi nel paese argentino perché detiene il 19,8% della società Autopistas del Sol (valore della quota pari a 41 milioni di euro a fine 2018). L’azienda italiana starebbe anche lavorando direttamente nel paese al Lotto 2 e 3 del progetto Riachuelo.