Home Salute Cellule Staminali Cuore Infartuato o Danneggiato: Scoperto il Meccanismo Riparatore

Cellule Staminali Cuore Infartuato o Danneggiato: Scoperto il Meccanismo Riparatore

Cellule Staminali Cuore Infartuato o Danneggiato: Scoperto il Meccanismo Riparatore

Dopo 20 anni e diversi studi ed altrettante sperimentazioni che non hanno mai dato risultati certi sull’applicazione delle cellule staminali per riparare il cuore infartato ovvero danneggiato da lesioni, finalmente uno studio sembra comprendere appieno quanto il meccanismo riparatore del tessuto cardiaco, la qual cosa aprirebbe nuovi scenari d’indagine ed approfondimento.

Per molto tempo i ricercatori hanno ritenuto che le cellule staminali favorissero la guarigione di un cuore infartato producendo cellule sane, ovvero diversificandosi e favorendo il ripristino di quella zona localizzata nella lesione stessa.

Da quanto emerge dal nuovo studio, invece, sembrerebbe che le cellule staminali infuse nel nostro organismo generino, talvolta, una risposta antinfiammatoria localizzata sul tessuto cardiaco: questa risposta innescherebbe dinamiche fisiologiche che alla fine determinano un miglioramento della funzionalità cardiaca. Non ci sarebbe, dunque, una trasformazione delle cellule in tessuto sano come si è sempre erroneamente pensato.

Ovviamente siamo ancora nel campo delle ipotesi, ma lo studio condotto sulle cavie (i topi n.d.r.) del Cincinnati Hospital Medical Centre, negli USA, pubblicato poi sulla rivista Nature, ha mostrato al mondo scientifico questa nuova prospettiva con cui occorrerà fare i conti nel futuro. Queste risultante, come anticipato, potrebbero indicare una via completamente diversa per quanto concerne i test clinici da effettuare poi sull’uomo e, di conseguenza, le applicazioni terapeutiche future.

Finora, infatti, le persone infartati o con danni al muscolo cardiaco che hanno aderito alla sperimentazione con cellule staminali, hanno ottenuto sempre risultati contrastanti e quest’indicazione potrebbe davvero sottolineare l’errata percezione del meccanismo e del ruolo stesso delle staminali salva-cuore, così come si è sinora pensato. Meccanismo sul quale da anni la Comunità scientifica si divide e, a quanto parrebbe, anche a ragione.

 

Lo Studio

Guidato e diretto da Jeffery Molketin, lo studio dei ricercatori negli USA ha analizzato il tessuto cardiaco di topi colpiti da infarto ai quali si erano infuse cellule staminali. Dopo un attento ed approfondito studio, correlato da analisi e test ad hoc, gli scienziati avrebbero scoperto che nelle cavie da laboratorio si innescavano processi fisiologici particolari. I topi mostravano segni di un processo infiammatorio acuto cui seguiva la risposta delle cellule deputate dal sistema immunitario, i macrofagi per spazzare via gli elementi nocivi per l’organismo stesso.

Tale reazione immunitaria, innesca l’attività dei fibroblasti, cellule appartenenti  al tessuto connettivo proprio per bloccare l’attività infiammatoria: i fibroblasti producono in minor quantità la matrice extracellulare che tende ad occupare anche l’area lesionata del cuore (lo spazio dove prima c’erano cellule sane, poi andate in necrosi a causa del mancato afflusso di sangue). Tutto questo processo confluisce in una maggiore contrattilità della zona lesionata, la “cicatrice” sul cuore stesso e questo fenomeno coadiuva l’attività cardiaca.

Secondo lo studio, quindi, le cellule staminali innescherebbero solamente un processo infiammatorio a cui il corpo risponderebbe, da par suo, e questa situazione gioverebbe al cuore, ovvero al mantenimento di un certo grado di contrattilità dei tessuti nella zona lesionata aiutando il muscolo cardiaco ad essere maggiormente efficace e con minore sforzo.

Secondo lo studio, inoltre, si potrebbe ottenere lo stesso effetto, se questo fosse il meccanismo fisiologico comprovato, iniettando cellule staminali non più vitali, ma c’è di più. Utilizzando lo zymosan, una sostanza chimica inerte, il sistema immunitario reagirebbe da subito contro di questa e si otterrebbero addirittura risultati migliori e più duraturi rispetto alle cellule staminali.

Secondo i ricercatori, anche i trial clinici finora effettuati hanno sempre utilizzato in modo improprio le staminali iniettandolo genericamente nel flusso sanguigno. Secondo Molketin, occorrerebbe iniettare queste cellule direttamente vicino alla zona infartata: in questo modo aumenterebbe l’efficacia dell’azione antinfiammatoria da parte delle cellule deputate dal sistema immunitario e ciò avrebbe una risposta migliore sulla lesione del cuore.

Sicuramente il gruppo di ricercatori, così come la Comunità Scientifica tutta, cercherà di confermare ovvero confutare questa nuova linea di tendenza perché la ricerca sulle cellule staminali possa continuare in ragione della necessità di trovare qualche cura per i cuori danneggiati ovvero infartati.

Se confermata questa teoria elaborata dallo studio, si potrebbe testare l’uso dello zymosan e di altre sostanze migliori sviluppando strategie terapiche ottimali per curare un cuore malato utilizzando l’attività dei macrofagi stessi.