Conto Corrente (C/C) Estero. Salva da Patrimoniale? E’ Legale? I Risparmi Sono al Sicuro? Facciamo Chiarezza

Conto Corrente (CC) Estero. Salva da Patrimoniale E' Legale I Risparmi Sono al Sicuro Facciamo Chiarezza

In un momento nel quale la crisi economica morde, in concomitanza della pandemia da Coronavirus e rischia di sfociare anche in una tensione sociale senza precedenti, oltre a un aumento del divario tra garantiti, ovvero coloro che possono e coloro che, invece, devono sbarcare il lunario quotidianamente, bisogna anche essere creativi e porre al sicuro i propri risparmi.

Conto Corrente Estero


Molte persone, in ragione del pericolo di una tassa patrimoniale evocata anche da parte dell’attuale maggioranza e comunque auspicata da buona parte di quell’Unione Europea che vede nel risparmio italiano un serbatoio da cui estrarre carburante, sono sempre più interessate a conoscere le possibilità di aprire un conto corrente estero e se questo è legale.

Lo diciamo subito. Aprire un C/C è perfettamente legale, basta dichiararlo al Fisco italiano e depositarci sopra soldi che sono risultati da un flusso di reddito già tassato dalle tante imposte presenti nel nostro paese.

Una volta esperiti gli obblighi legali e fiscali, il denaro è nostro e possiamo farne ciò che vogliamo, anche investirlo o depositarlo su un conto corrente estero o altro strumento non disponibile in Italia. Senza dimenticare che viviamo in un mondo globale e che i colossi bancari presenti nel nostro paese sono spesso multinazionali, cerchiamo di fare chiarezza sugli altri punti e sulla convenienza o meno di aprire un conto corrente non in Italia.

Legale o No?

Se il denaro è stato guadagnato lecitamente, dunque, possiamo farne quel che vogliamo e depositarlo anche su una banca estera. D’altronde, l’esempio della FCA, la ex FIAT che ha sede legale a Londra e fiscale in Olanda, come riportato dal sito “Proiezioni Borsa”, sottolinea la possibilità di determinarsi  come meglio si crede, seppur in un ottica legale e normativa consolidata che spesso dà anche adito a polemiche e diatribe (ultima in itinere, la richiesta avanzata da FCA Italy di un prestito garantito dallo Stato per mezzo del Decreto Liquidità emanato dal Governo Italiano). Se lo fa la es Fabbrica Italiana Automobili di Torino, chiaramente anche voi potete farlo: la questione è se conviene o meno perché siete una persona fisica e non certo una holding.

La normativa fiscale italiana parla chiaro: occorre che la persona dichiari anche valori mobiliari e immobiliari detenuti al di fuori del territorio italiano, quindi anche i conti correnti esteri nella dichiarazione dei redditi o negli altri  documenti comprovanti il proprio patrimonio. Teoricamente, quindi, pur aprendo un conto corrente all’estero, non saremmo al riparo da una tassa patrimoniale come quella emanata dal Governo Amato nottetempo alcuni anni fa o da prelievi forzosi in ragione di un mancato pagamento delle cartelle esattoriali. Teoricamente.

Conviene o No? I Motivi Validi

In realtà aprire un conto corrente all’estero in modo legale e con denaro guadagnato lecitamente conviene per due motivi basilari:

  • Sicurezza del Patrimonio. Se mettiamo al sicuro i nostri soldi in un istituto solido, siamo garantiti da questo, mentre in Italia è vero che il Fondo Interbancario di Garanzia ci tutela nel caso di imprevisti per depositi fino a 100.000€, ma nel caso le somme depositate siano superiori, dovremmo diversificare e usare più conti correnti. All’estero basterebbe un solo unico conto sul quale depositare il tutto ed essere sicuri e tranquilli (naturalmente previa verifica della solidità dell’istituto finanziario scelto) per quanto riguarda il nostro denaro, al contrario di quanto accaduto anche ultimamente in Italia a vari risparmiatori, pur piccoli.
  • Possibilità di Sfuggire al Prelievo Forzoso o alla Patrimoniale. Se teoricamente abbiamo detto che comunque un conto corrente all’estero non mette al riparo da una tassa patrimoniale o un prelievo forzoso, è anche vero che se scegliamo una Banca in un paese che non appartenga a quelli che hanno l’euro (la cosiddetta Eurozona), l’azione d’incasso forzoso potrebbe essere più complicata. Dovremmo sempre dichiarare i conti detenuti, ma l’Agenzia potrebbe avere delle difficoltà nell’obbligare tale istituto, esterno al proprio controllo e alla zona euro, a liquidare il denaro sottoposto a tassazione o prelievo forzoso. Ovviamente sempre con il beneficio dell’azione (non sappiamo con sicurezza se andrà o meno a buon fine) e fermo restando il fatto di muoversi border line sulla linea della legalità; fermo restando che i soldi, puliti e leciti, una volta pagate le tasse, siano nostri, principio sempre valido.