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Contributi a Fondo Perduto per 500 Miliardi di Euro. La Proposta sul Recovery Fund e le Difficoltà Future

Contributi a Fondo Perduto per 500 Miliardi di Euro. La Proposta sul Recovery Fund e le Difficoltà Future

La Germania della Merkel, anche per dare una sferzata politica all’attacco che proviene dal suo stesso paese alla Banca Centrale Europea (qui l’articolo riguardo la tensione tra Corte Costituzionale Tedesca e vertici della BCE), ha rilanciato l’ipotesi di un Recovery Fund europeo per aiutare i paesi più in difficoltà a causa del Coronavirus, Italia tra tutti.

La Proposta del Recovery Fund

La Francia di Macron, insieme alla Merkel, ha istituito una prima proposta di un Fondo di 500 miliardi di euro disponibili per i paesi che ne avranno il diritto, in base a determinati criteri e modalità da istituire. In ogni caso, si tratterà di soldi a fondo perduto, quindi senza obbligo di rimborso e non di prestiti, come accade con il MES.

I soldi che confluiranno nel Fondo creato per questo motivo saranno reperiti sul mercato finanziario emettendo dei bond e verranno distribuiti ai paesi più in crisi: gli altri paesi, meno colpiti dalle emergenze, restituiranno questi soldi. La Germania, come capofila di questo fondo, si impegna a contribuire più di un 1/4 a questo fondo, al 27%: i fondi, secondo la Merkel, saranno necessari per non rischiare un disallineamento tra i singoli paesi facenti parte dell’Unione. E, aggiungiamo noi, per non rischiare l’uscita di alcuni paesi dall’Unione, in ragione di un euroscetticismo sempre più imperante.

La proposta franco-tedesca ora passa alla Commissione Europea perché sia discussa da tutti i paesi membri dell’eurozona: per divenire realtà, infatti, tutti dovranno votarla all’unanimità e i parlamenti dei singoli paesi dovranno ratificare questo voto comprovando il sostegno a questo tipo di Recovery Fund.

La cifra di 500 miliardi è meno di quanto richiesto da Italia e Spagna che parlavano di 1.500-2.000 miliardi, ma si tratta di un compromesso che molti ritengono necessario per accontentare la visione lontana dei paesi del nordeuropa. Se basterà, occorrerà capirlo.

Tra i paesi che già si sono sfilati e hanno manifestato il dissenso a questi contributi a fondo perduto, c’è l’Austria che ha già comunicato la sua contrarietà. Di fatto, si tratta di un primo passo accolto benevolmente dal nostro paese, ma già osteggiato da chi non vuole farsi carico dei debiti altrui e non si fida delle dinamiche nel nostro stato, ovvero vorrebbe avere un maggiore controllo e praticamente commissariarci (la qual conclusione, non è escludibile a priori esser anche la finalità ultima di francia e germania n.d.r.).

Il Recovery Fund sarebbe molto importante perché darebbe risorse che peserebbero, come debiti, sul bilancio europeo e non su quello dei singoli stati, i quali poi dovrebbero pagare dazio sui mercati di capitale pagando un interesse più alto e rispondendo a un debito maggiore e più elevato.

La Reazione Italiana

Da Palazzo Chigi si è accolta con gioia questa proposta, ma si è parlato di un buon passo avanti verso l’auspicio fatto dall’Italia. Da questa somma, vicina a quanto richiesto, si può partire per una dilatazione delle risorse disponibili, fanno sapere i vertici italiani.

Nella proposta redatta dalla Germania e dalla Francia, l’Italia ha riscontrato il tentativo di dare subito un anticipo delle risorse, mediante il cosiddetto frontloading e finanche un sostegno al tessuto industriale di tutta Europa, con il cosiddetto Green Deal, con una visione all’armonizzazione della fiscalità tanto diversa e asincrona.

Secondo Palazzo Chigi, nella proposta sono presenti tutti questi elementi e una volontà di rinnovare praticamente dalle radici l’Europa, per una ripartenza migliore senza lasciare indietro nessuno, nessuna area e nessun settore economico colpito dalla pandemia.

“In sintonia con le nostre proposte vi è anche l’attenzione per il Green Deal, il sostegno del tessuto industriale europeo, e – cosa che l’Italia chiede da tempo – la prospettiva di armonizzare il quadro regolatorio fiscale. L’obiettivo è quello di mettere in campo strumenti e iniziative  che attenuino le divergenze intraeuropee dopo questa crisi epocale e pongano le premesse per una vera ripartenza dell’Europa. Un’Europa dove tutti i Paesi più colpiti abbiano la  possibilità di ripartire tutti insieme senza lasciar indietro nessuno. Tanto meno le aree e i settori più provati dalla pandemia”.