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Coronavirus e Shopping. Le Regole da Seguire. Come Riaprono i Negozi di Abbigliamento

Coronavirus e Shopping. Le Regole da Seguire. Come Riaprono i Negozi di Abbigliamento

Il Premier Conte è pressato da più e più parti, da regioni del sud soprattutto e associazioni di categoria, per riaprire prima, nonostante i vari richiami che gli scienziati e i medici virologi fanno sulle curve della pandemia paventando un’ondata di ritorno e un possibile nuovo lockdown.

Riapertura

Tra dubbi e paure alcuni Governatori Regionali, interpretando in modo lato i dettami contenuti nel nuovo Decreto, quello per la Fase 2, hanno già deciso la riapertura di bar e ristoranti seppur con servizio possibile solo all’aperto (è il caso della Governatrice della Calabria Jole Santelli e non solo lei).

Questo non perché si voglia andare contro i dettami di medici e scienziati, ma perché nessuno sa quali siano le dinamiche di questa pandemia e continuare con un lockdown generalizzato pare non essere poi la misura più efficace dopo il primo impatto (qui l’articolo al riguardo), fermo restando che occorra rispettare il distanziamento sociale/fisico e le corrette misure igienico-sanitarie.

La Governatrice, di fatto, ha interpretato la possibilità di lavorare per asporto consentendo agli esercenti di far consumare ai clienti nei tavoli posti all’esterno. Seppur rimanga l’impossibilità a circolare e uscire di casa per motivi che non collimino con quelli specifici all’approvvigionamento (rimane ancora la confusione che regna sovrana in quanto alcune attività non sarebbero essenziali, seppur aperte librerie e questi bar).

Abbigliamento

Situazione difficile per quanto concerne il settore dell’abbigliamento. Alcuni esercenti potranno aprire il 18 maggio e si stanno già preparando alle nuove misure da porre in essere. I negozi, alla pari di quanto accaduto nei bar e nei ristoranti aperti con servizio da asporto o all’esterno in alcune regioni, stanno procedendo alle attività di sanificazione degli ambienti, nonché a tutte le disposizioni di layout necessarie per soddisfare la distanza minima tra persone.

Il Coronavirus, infatti, si propaga da persona a persona, ossia da un soggetto positivo a un altro che non lo è: proprio per evitare il contagio, i negozianti stanno disponendo metri di nastro divisorio lungo i corridoi. Nastri e confini al di là dei quali non sarà consentito andare.

Non potranno entrare più persone alla volta in ragione dello spazio disponibile e anche all’esterno del negozio occorrerà rispettare il distanziamento, alla pari di quanto accade per l’accesso ai supermercati.

Nuove Regole

Ecco le nuove regole e le misure imposte sia per gli esercenti dei negozi di abbigliamento, sia per gli addetti e finanche per i clienti: tutte tutele a salvaguardia della salute pubblica:

  • Obbligo di disporre dispenser con gel igienizzante sui banchi cassa ove si maneggia il denaro o si paga tramite POS.
  • Barriere divisorio in plexiglass.
  • Cassiere e commessi dotati di visiere in plastica.
  • Guanti appannaggio di chi tocca e maneggia i vestiti.
  • Attese per provare gli abiti nei camerini.
  • Body Guard e addetti all’esterno per gestire il flusso di persone che possono entrare.

Oltre a queste regole, restano i dubbi riguardo la prova stessa dei vestiti, dinamica molto presente nei negozi di abbigliamento. Se una persona ha provato un qualunque abito, gli altri non potranno certo riprovare quel caso, come accade usualmente.

Si stanno studiando opzioni al riguardo che spaziano dall’obbligatorietà di sanificare con un metodo ad hoc gli abiti ogni volta che qualcuno li prova (il che graverebbe in maniera ingente sui costi dell’esercente e obbligherebbe a investimenti cospicui n.d.r.) oppure riporre gli abiti provati e attendere tempi minimi di sicurezza prima di renderli nuovamente disponibili (aspettando che un eventuale virus depositato sui capi divenga innocuo n.d.r.).