Home Salute Coronavirus, nel 30% dei casi può causare problemi cronici ai polmoni

Coronavirus, nel 30% dei casi può causare problemi cronici ai polmoni

Continuano gli studi epidemiologici sui pazienti che, fortunatamente, sono riusciti a guarire dal Coronavirus e questo hanno permesso di confermare che alcune persone dopo aver superato la polmonite, purtroppo, manifestano dei problemi respiratori che possono protrarsi da un minimo di 6 a un massimo di 12 mesi, mentre alcune volte potrebbe svilupparsi una cronicità.

 

Quali sono i problemi respiratori lasciati in “eredità” dal Coronavirus

Benché sul Covid19 ancora non si sappia proprio tutto è comunque possibile avere qualche punto in comune con la SARS-CoV, in quanto tutti e due questi Coronavirus sono in grado di scatenare un’infezione con strascico, ovvero questo vuol dire che una volta guariti i pazienti possono portarsi dietro delle alterazioni polmonari.

A causare questi problemi sono appunto le alterazioni permanenti a livello del tessuto polmone dovute proprio all’attacco del Coronavirus, il quale lascia evidenti segni di fibrosi che di conseguenza modificano le caratteristiche della struttura normale, lasciando in eredità:

  • Un tessuto cicatriziale

Le modifiche subite dai polmoni del paziente guarito dal Covid19 vengono messe in evidenza da una semplicissima indagine radiologica toracica, inoltre i danni riportati sono riscontrabili anche dal test di funzionalità respiratoria, il quale mette chiaramente in evidenza:

  • Una minore resistenza allo sforzo fisico
  • Riduzione del volume polmonare
  • Ridotta capacità respiratoria
  • Limitata forza dei muscoli respiratori

Questo vuol dire che un paziente guarito dal Covid19, qualora sviluppasse i problemi causati dallo strascico che si può lasciare dietro questa polmonite, potrebbe riscontrare non poca fatica a fare una semplice passeggiata trovandosi affaticato e con il fiato corto. Inoltre, nei casi decisamente più gravi, è addirittura necessario effettuare un intervento con l’ossigenoterapia domiciliare.

Ovviamente non parliamo solo di pazienti in età avanzata (che come tutti ben sappiamo restano la fascia di popolazione più colpita dal Coronavirus con l’87% di decessi) ma anche di persone meno anziane, la cui età media si aggira intorno ai 62 anni, senza però dimenticare che a contrarre l’infezione sono stati pure i giovani (i quali però possono sviluppare una fibrosi post Covid19 con un’incidenza variabile, la quale si aggira intorno al 30-70% dei casi) e i bambini.