Home Salute Coronavirus più Debole. Condizione Fisiologica o Fine della Curva Epidemica?

Coronavirus più Debole. Condizione Fisiologica o Fine della Curva Epidemica?

Coronavirus più Debole. Condizione Fisiologica o Fine della Curva Epidemica

Alcuni esperimenti avrebbero confermato il fatto che il Coronavirus proveniente dall’epicentro cinese alcuni mesi addietro (si parla di contagi comprovati già a dicembre anche in Italia, confermando anche quanto affermato dall’astronauta Parmitano che ha poi ritrattato probabilmente a causa del segreto di Stato) si stia indebolendo.

Coronavirus Meno Aggressivo

Seppur esistano ancora dei dubbi al riguardo. sia perché occorrono molte più rilevazioni che determinino l’assenza di esternalità o contingenze, sia perché bisogna analizzare il genoma di SARS-Cov-2 raffrontandolo alla mappa genetica elaborata dagli studi cinesi, la situazione potrebbe essere positiva per quanto riguarda la fine di un’infezione, così come avviene per le influenze ogni anno. Il Coronavirus, infatti, ha tantissime affinità con quelli dell’influenza, alcuni dei quali appartengono alla stessa famiglia.

Così come il virus colpevole della SARS e della Sindrome Mediorentale Respiratoria, la MERS, il nuovo Coronavirus potrebbe scomparire anche se rispetto ai primi due, che presentavano un tasso di mortalità e letalità maggiore, quest’ultimo ha un indice di contagiosità maggiori, in ragione del fatto che gli asintomatici possano veicolare il virus. La qual cosa ha anche confuso gli stessi studiosi ed epidemiologi che hanno dato le prime indicazioni basandosi sulla SARS, la medesima famiglia che proveniva sempre da oriente.

Perché ? Gli Scenari Ipotetici

Come molti hanno potuto vedere nei vari servizi televisivi e negli articoli che stanno rimbalzando online, il Coronavirus potrebbe esser divenuto meno aggressivo; prova derivante anche dalle valutazioni empiriche da parte dei medici che si occupano dei pazienti che arrivano nelle terapie intensive e nei reparti rispetto ai precedenti.

Il Coronavirus, dunque, si è indebolito come qualcuno si attendeva forse a causa del calore e dei raggi ultravioletti e sembra essere meno aggressivo. Alcuni affermano che sia stato il distanziamento sociale e le protezioni individuali nonché complessive (guanti, mascherine, sanificazione, etc.) a realizzare una selezione per la quale è rimasto in vita il ceppo che meglio riesce a convivere con la vita umana, replicandosi più lentamente.

Altri ancora, come il premio Nobel Montagnier, vedevano nel Coronavirus un virus cinese ingegnerizzato in laboratorio per cercare di creare, forse, un vaccino contro l’HIV, il retrovirus responsabile della Sindrome da Immunudeficienza Acquisita (l’AIDS).

Resta ancora la paura, come accaduto per la pandemia Spagnola nel 1918 che poi è sparita esaurita l’epidemia, purtroppo con tantissime vittime, maggiori di quelle della Guerra Mondiale: in quel caso, però, la situazione post-bellica potrebbe aver caratterizzato e favorito il virus.

Ipotesi Pericolosa

Un’altra ipotesi, però, potrebbe essere ben più machiavellica. Dei virus ancora non conosciamo pienamente la loro natura, ma sappiamo che tendono a replicarsi in maniera vorticosa caratterizzando poi danni più o meno ingenti all’ospite. Con l’arrivo del calore, dei raggi ultravioletti e delle alte temperature, il Coronavirus potrebbe adattarsi alle nuove condizioni e cercare di trovare una certa convivenza con gli ospiti, noi esseri umani.

Il pericolo, poi, è che questa situazione non sia figlia di una selezione, ma dell’attivazione da parte del Coronavirus di un meccanismo biologico di protezione per poi riattivarsi con l’arrivo di condizioni più favorevoli. Una tesi pericolosa che di certo presentiamo come fantasiosa, ma che potrebbe conciliare quanto accaduto anche nel passato quando si sono avute le cosiddette “seconde ondate”.

La Speranza

Non bisogna aver paura di vivere, ma occorre che la scienza faccia dei passi avanti e si metta davanti al percorso che questo potrebbe caratterizzare, non continuando a inseguirlo per poi cercare di monitorare gli accadimenti.

La speranza è che la curva epidemica sia terminata e non ci sia alcuna riattivazione e nessuna ondata di ritorno e comunque un adattamento del virus per seguire il principio naturale che caratterizza tutti gli organismi: la sopravvivenza. Un adattamento che non cagioni danno alle persone e non dia atto a infezioni e sindromi che hanno, purtroppo, presentato un conto salatissimo da pagare per l’umanità e numerose famiglie.