DL Fisco: Da Oggi Una Macchina con Targa Straniera Sarà Oggetto d’Indagine e Spia di Evasione IVA

RC Auto Primo Rischio Assoluto. Cos'è, Come le Assicurazioni Calcolano Importo del Danno e il Risarcimento

Prosegue imperterrita la spinta del neo Governo Conte-bis per quanto riguarda la lotta all’evasione ed il reperimento di risorse indispensabili anche solo a snellire la richiesta d’intervento sull’aumento dell’IVA di cui tanto si parla.


Oggetto di indagine da parte delle autorità impiegate nella lotta all’evasione, è il tema dell’acquisto da parte di privati di automobili usate dall’estero che circolano nel nostro paese poi con targa straniera. Il nuovo Decreto Legge mira a cambiare questa dinamica che spesso lega a pratiche non proprio chiare e finanche truffaldine, orientate a non corrispondere l’Imposta sul Valore Aggiunto in ragione di un acquisto (risparmiando così più del 20%).

Da oggi in poi chi acquista una vettura usata all’estero subirà la preventiva verifica da parte dell’Agenzia delle Entrate anche se non è previsto il versamento contestuale dell’IVA per mezzo del noto modello F24.

Come detto, questa novità vuole bloccare ed arginare le frodi che via via toccano il commercio proveniente dall’estero di autoveicoli agendo in maniera forte a coadiuvare l’azione della Guardia di Finanza che ha già documentato e bloccato numerosi casi di irregolarità.

Tecnicamente parlando, nel Decreto Legge è contenuta una norma che introduce il nuovo comma 9 bis aggiungendolo all’articolo 1 del decreto legge n° 262 datato 3 ottobre 2006 e convertito poi con modificazioni nella legge n°286 del 24 novembre.

Ecco lo stralcio che interessa la nuova regolamentazione:

“… la sussistenza delle condizioni di esclusione del versamento mediante modello F24 dell’ IVA (….) viene verificata dall’Agenzia delle Entrate. Con provvedimento del Direttore dell’Agenzia vengono stabiliti termini e modalità della verifica. Gli esiti di questo controllo sono trasmessi al Dipartimento per i trasporti”.

Con questa norma, dunque, il Governo equipara le società titolari di Partita IVA e le persone fisiche nell’atto di acquisto di un’automobile usata nell’Unione Europea con targa straniera. Questo perché la manovra di transazione sulla quale vertevano le attività di evasione per l’IVA riguardavano proprio l’utilizzo di nominativi fisici e non aziende.

Le dinamiche utilizzate nel tempo sono oramai emerse grazie all’attività operativa della Guardia di Finanza sempre nel complesso di azioni inserito nel cosiddetto Piano Triennale Antievasione che ha colpito anche moltissime concessionarie. Un’attività sinergica tra l’Agenzia delle Entrate e le Fiamme Gialle mirata ad aggredire tutti gli illeciti in materia tributaria con l’intelligence che focalizza l’attenzione su tutte quelle attività produttive che, in base al feedback ed alle indagini, risultano maggiormente implicate e soggette al rischio di evadere l’IVA.

La Legge in Italia per quanto riguarda le immatricolazioni dei veicoli, d’altronde, non lascia spazio a dubbio alcuno: per quanto concerne i veicoli acquistati all’estero, occorre saldare l’IVA altrimenti il mezzo non è immatricolabile in Italia e non può circolare dunque.

In questo quadro, però, si sono mossi alcuni concessionari utilizzando un escamotage molto semplice per non versare quest’imposta ed avere una maggiore redditività nonché competitività di prezzo. Il sistema è molto semplice e legato, appunto, alla differenza che prima sussisteva nel trattamento legislativo tra persona fisica e persona giuridica, ossia un titolare di partita IVA.

Basta far risultare l’acquisto del mezzo usato come una compravendita fatta da un soggetto privato in sede estera, il quale dichiara, in sede di immatricolazione in Italia, di aver già provveduto a versare l’imposta equiparabile all’IVA nel paese europeo in cui si è proceduto all’acquisto. Giustamente non è possibile, né obbligatorio, per un soggetto privato corrispondere l’imposta sul valore aggiunto in due paesi diversi facenti parte dell’Unione Europea.

Grazie a questa dichiarazione, fatta salva l’impossibilità da parte della Motorizzazione di conoscere la reale attività di pagamento, si sono create manovre truffaldine grazie alle quali le concessionarie riuscivano a far evadere completamente l’imposta targando la macchina con la sigla estera di provenienza.