Donald Trump minaccia la Fed e Powell, ammirando il lavoro di Draghi

Donald Trump minaccia la Fed e Powell, ammirando il lavoro di Draghi

Donald Trump non si smentisce mai e nemmeno stavolta delude le aspettative di chi si aspetta sempre dal Tycoon il titolo ad effetto, facendo la felicità delle testate giornalistiche e dei mercati. Il buon Trump pare sempre apparentemente irresponsabile, ma in realtà cerca in ogni modo di influenzare centri sui quali non ha diretto controllo per ottere i risultati desiderati, in modo anche non certo rispettoso ovvero secondo creanza che ci si aspetterebbe dal numero uno del mondo.

Donald da sempre è critico contro il governatore Powell, assunto alla presidenza della Federal Reserve con il contributo e il benestare proprio del Presidente Usa, ma stavolta pare fare sul serio, mettendo Jerome Powell spalle al muro, in attesa di tagli sui tassi d’interesse pretesi e orami attesi da tutti gli operatori del mercato per il mese di luglio.

Donald Trump minaccia di licenziamento e sbotta sulla bontà del lavoro svolto dal board della Fed che non farebbe secondo lui gli interessi dell’America o quanto meno, non sarebbe allineata alle strategie in mente al Presidente seguendo il motto “America First” con il quale è salito alla Casa Bianca.

Il Tycoon, in un’intervista recente a Fox, ha dichiarato di avere il diritto di licenziare Powell, ammirando il lavoro di Draghi svolto alla guida della BCE: le critiche maggiori sono rivolte a Powell che sarebbe reo di avere alzato per quattro volte consecutive i tassi d’interesse nel 2018 e di non aver reagito tagliandoli già durante il 2019 in modo da sostenere l’economia americana svalutando il dollaro.


Powell non è certo uno stolto e non vuole iniziare una guerra valutaria con l’Euro e lo Yuan cinese che esacerberebbe ancor di più l’economia mondiale, prospettando alternative forme di moneta. La qual cosa potrebbe dare ulteriore spinta alle criptovalute o alla globalcoin che varerà Facebook, ad esempio.

Trump ha utilizzato la televisione americana per minacciare l’introduzione di dazi sostanziali nei confronti della Cina se non si dovesse trovare un punto d’incontro a breve termine: il G20 previsto nel week-end ad Osaka potrebbe essere una possibilità di rilassamento. Trump ha rivendicato la bontà delle tariffe adottate, grazie alle quali secondo i suoi calcoli, l’america starebbe guadagnando una fortuna.

In conclusione, l’inquilino della Casa Bianca, ha voluto gettare invettive anche contro due colossi mondiali, Google e Facebook, accusandoli di manipolazione delle elezioni previste nel 2020 con l’intento di favorire i democratici. Secondo il magnate, la linea dettata dal motore di ricerca più famoso al mondo e dal noto social network, ostracizzerebbe il suo operato e la sua presenza sui noti social, attraverso i quali spesso ama gestire ed attuare la sua comunicazione.

La possibilità di far causa sia a Google, sia a Facebook, è l’ennesima uscita di questo personaggio che sicuramente rimarrà negli annali della storia dei presidenti USA, molto più di un Obama premio nobel per la pace e primo uomo di colore ad accedere alla Casa Bianca. Nonostante il suo operato sia connesso anche alla guerra in Libia e alla destabilizzazione dei paesi nordafricani cui paghiamo ancora dazio.