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Fattura Elettronica. Problemi in Caso il Codice Fiscale non sia Corretto. Le Sanzioni

Fattura Elettronica. Problemi in Caso il Codice Fiscale non sia Corretto. Le Sanzioni

La fattura elettronica è una novità tutta italiana. Nata per favorire l’emersione dell’evasione, in linea con la lotta al contante messa in piedi da una certa parte ideologica del paese e tuttora in fase di forte accelerazione (dal 1° luglio 2020 i pagamenti in contanti consentiti sono scesi a 2.000€, rarità in Europa e scenderanno ancora n.d.r.), spesso riserva polemiche e problemi.

La Fattura Elettronica

Nonostante sia strutturata anche per semplificare il lavoro a tutti, molto spesso gli imprenditori e gli stessi professionisti trovano complicato capire e comprendere come erigere operativamente alcune transazioni senza rischiare possibili sanzioni e ipotetici problemi derivanti dalle indagini sull’IVA, ma non solo.

Il caso che vogliamo trattare oggi non è molto frequente, ma proprio per questo può divenire un problema. Può capitare, infatti, che pur avendo inviato il file .XML al Sistema Di Interscambio (acronimo SDI), la fattura venga scartata perché il Codice Fiscale di un privato non sia corretto.

Se non è possibile ricavarlo dai dati forniti e nemmeno recepirlo e ottenerlo contattando il soggetto in questione, possiamo anche incorrere in sanzioni ovvero bloccare comunque il lavoro di chi si occupa della gestione fiscale e amministrativa (esempio un commercialista).

La Fattura Elettronica infatti, deve contenere un Codice Fiscale che risulti presente nell’anagrafe tributaria, quindi corretto dal punto di vista sostanziale e non solo formale. Non c’è alcun modo di rimediare ex post alla mancanza del Codice Fiscale: si sarebbe potuto prima adottare un’operazione assimilabile al “documento commerciale”, come previsto e specificato dall’articolo 22 del DPR 633/1972 trattando la transazione alla pari di una vendita al dettaglio.

Sanzioni e Problemi. Cosa si può Fare?

Se non vogliamo bloccare il lavoro del nostro professionista, possiamo annoverare l’operazione che fa capo alla Fattura nella quale il Codice Fiscale risulti non corretto, all’interno delle liquidazioni periodiche IVA in attesa degli accertamenti che riportino il codice fiscale effettivo. A quel punto, potremo richiedere il ravvedimento operoso ai sensi dell’articolo 13 Decreto Legislativo 472/1997 e pagare così solo una frazione (anche pari a 1/9) della sanzione ingente prevista in questi casi.

Sanzione che, come prevede il comma 1, art. 1, Decreto Legislativo 471/1997, è compresa tra il 90% e il 180% della base imponibile (quella sulla quale si calcola l’IVA), ma con un minimo molto alto, pari a 500€ quale sanzione. In base allo stesso articolo, anche chi indica nella documentazione o nei registri, un’imposta IVA inferiore a quella dovuta. In ogni caso, se la violazione in atto non incide sulla corretta liquidazione del tributo, sempre riferendoci all’Imposta sul Valore Aggiunto, la sanzione va da un minimo di 250€ a un massimo di 2.000€.