Home Economia Fondo Perduto da Unione Europea. Si Tratta a Oltranza. Risposta Significativa o...

Fondo Perduto da Unione Europea. Si Tratta a Oltranza. Risposta Significativa o Meno?

Fondo Perduto da Unione Europea. Si Tratta a Oltranza. Risposta Significativa o Meno

L’Unione Europea, al di là degli entusiasti a prescindere o di chi, parimenti, critica aspramente la medesima struttura realizzata sulle ceneri di quella che fu la Comunità Economica Europea (la CEE) non sta rispondendo di certo come avrebbe dovuto alla crisi cui stiamo andando incontro.

La Fragilità dell’Unione Europea

Né dal punto di vista economico e finanziario, a dispetto di quanto sta facendo la Banca Centrale Europea, la quale risponde al volere della nuova Governatrice e alle criticità cui soffre la stessa Francia, nazione da cui proviene la Lagarde, benché meno da quello sanitario. Non c’è stata alcuna risposta comune alla pandemia, anzi, qualcuno già lo ha dimenticato molto presto, ma l’Italia è stata oggetto di isolamento (anche per colpe proprie e per comunicazioni politiche orientate a difendere uno status quo fragile, ovvero a tutelare i cittadini in modo pregnante vista l’incapacità ancora attuale della scienza nel descrivere il Coronavirus SARS-Cov-2 e tutte le sue dinamiche n.d.r.) e addirittura il trattato di Schengen è stato sospeso unilateralmente e temporaneamente da parte delle singole nazioni che hanno salvaguardato il proprio interesse.

Ora, a dispetto di quanto accaduto recentemente e a prescindere dalla struttura e dall’impronta data all’Unione Europea, la quale non può certo cambiare né modificarsi se non mutano i trattati che consentirebbero, eventualmente, anche una ripartizione delle influenze di potere, si ritiene possibile che gli Stati reagiscano in modo unito e acconsentano ad aiutare le nazioni più colpite.

Il Bias Politico

Se la visione dei paesi frugali, la quale corrisponde certamente a buona parte dell’opinione pubblica tedesca, a dispetto del ruolo apparentemente amichevole svolto dalla Germania in questo momento di presidenza semestrale, ritiene che l’Italia sia un paese PIGS, al pari di Portogallo, Grecia e Spagna, ossia cicala (per non tradurre letteralmente come maiale) di certo la questione difficilmente potrebbe mutare nel corso del Consiglio Europeo e della trattativa a oltranza che si sta tenendo.

Aggiungiamoci anche che gli altri leader di Governo, a differenza del nostro, hanno spesso solide maggioranze e mandato parlamentare che orienta le proprie scelte, al quale devono rispondere politicamente in patria, e il quadro, per chi non è obnubilato da pregiudizi nell’uno o nell’altro lato, è completo.

Lo stallo nella trattativa sui singoli Recovery Plan o sul sistema Next Generation EU legato al prossimo bilancio europeo, non solo rappresenta una risposta lenta, macchinosa e antica rispetto a un mondo digitalizzato che corre veloce sul limite dei millisecondi, ma presenta il conto di poca lungimiranza nel definire una filosofia comune e risposte pragmatiche a quei cosiddetti shock simmetrici che investono l’Unione Europea nel suo complesso. Shock simmetrici come l’attuale pandemia e la crisi economica globale, ossia la recessione di tutti i parametri macroeconomici globali, alla pari di quanto accade nel 2009 con la cosiddetta bolla immobiliare statunitense dei mutui subprime.

Il Meccanismo di Stabilità

Si richiama l’utilizzo del MES, strumento nato per rispondere a eventuali shock, invece, asimmetrici, ossia riguardanti singoli Stati e loro criticità, seppur rimodulato e, sottolineiamolo pure, vincolato a spese dirette o indirette legate al CoViD-19 (la qual cosa, come burocrazia insegna, potrebbe essere poi oggetto di varie interpretazioni legate all’utilizzo stesso da parte dei singoli Governi in base anche e purtroppo a peculiarità politiche n.d.r.). Meccanismo di Stabilità che potrebbe anche presentare conti e costi ben più salati di quelli naturalmente previsti, legati alla segmentazione del debito nazionale e ai rischi che eventuale monitoraggio e condizionalità potrebbero indurre.

La strada del Recovery Fund, purtroppo, sembra poi seguire le stesse orme che portarono alla creazione del Meccanismo di Stabilità. Si continua a discutere sui soldi, ossia sulla dotazione che potrebbe variare, naturalmente al ribasso per quanto concerne il fondo perduto, ma la questione più pregnante riguarda sempre le condizionalità, ossia la volontà di un meccanismo sovranazionale e di singoli Stati e di altri popoli, nel controllare la sovranità democratica di altri.

Certamente nessuno dona soldi o presta senza avere garanzie di sorta o porre condizioni, ma la tanto decantata solidarietà europea o la tanto inflazionata unione franerebbe, ancora una volta, di fronte alla realtà dei fatti.

La Nuova Proposta di Michel

Nel frattempo il Consiglio Europeo, dopo una nottata di trattativa, ha deciso di sospendere per il momento la questione e gira voce anche che il leader Orban abbia prenotato l’albergo per una settimana, vista la dilatazione dei tempi e l’importanza di giungere a un accordo che soddisfi tutti o quanto meno sia figlio del solito compromesso, purtroppo al ribasso e, dunque, poco ambizioso e costruttivo per un Unione.

Intorno alle 16 i leader torneranno a discutere e nel frattempo il Presidente del Consiglio Europeo, Charles Michel, sta lavorando e scrivendo un’altra proposta formale: in questa ci  saranno 390 miliardi a fondo perduto, con “rebate”, ossia sconti, più bassi rispetto a quanto previsto precedentemente.

Un tentativo di condurre i paesi cosiddetti “frugali” al si, riducendo i miliardi dai 500 previsti inizialmente. Al di là del fatto che tutti sappiamo alla fine si giungerà a un accordo e questi paesi, Olanda, Austria, Svezia, Danimarca e pure Finlandia, diranno si, sospinti dalla lungimirante regia della Germania e ci si avvicinerà a quella proposta inizialmente strutturata dal duo Merkel-Macron, di certo l’Unione Europea ha fallito per l’ennesima volta e si è dimostrata poco moderna e capace di fronteggiare crisi simmetriche così’ gravose.

Europeisti o meno, la realtà dei fatti è sotto gli occhi di tutti: pochi soldi che arriveranno a singhiozzo, dal prossimo anno e con molte condizionalità, di fatto, ripercorrono la medesima strada di altri strumenti creati ad hoc per assoggettare politicamente paesi ritenuti incapaci o comunque fragili nell’ambito della moneta unica europea.