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Fondo Perduto Recovery Fund all’Italia. Cosa Prevede la Proposta, Impegno Richiesto nelle Riforme

Fondo Perduto Recovery Fund all'Italia. Cosa Prevede la Proposta, Impegno Richiesto nelle Riforme

Ieri la Commissione Europea ha varato un piano straordinario per quanto concerne il Recovery Fund, strumento necessario a sostenere le economie e i paesi maggiormente colpiti dalla pandemia da Coronavirus (cliccando qui trovate tutti i dettagli della proposta.

Soldi a Pioggia per l’Italia?

Per L’Italia, sui 750 miliardi di euro complessivi, ci sarebbero circa 171 miliardi di cui circa 80 a fondo perduto: soldi freschi che rappresenterebbero (il condizionale è sempre d’obbligo perché si tratta di una proposta ancora da approvare all’unanimità) un ambizioso progetto futuro, per la prima volta nell’Unione.

Se l’Europa finalmente volterà pagina, questo piano ribattezzato letteralmente “Next Gen Eu” nasce si in ritardo, anche di un paio di settimane rispetto a quanto previsto, ma come sottolinea la stessa Presidente Von Der Leyen, in gioco c’è la stessa sopravvivenza dell’Unione, in un momento nel quale l’euroscetticismo è alle stelle, primo tra tutti in Italia. Le dichiarazioni della Von Der Leyen non lasciano spazio a dubbi:

“Se non agiamo per ridurre le divergenze la situazione in Europa potrebbe diventare destabilizzante. Il nostro piano è una ottima soluzione anche per l’Italia”.

L’Unione mette la marcia più alta e, di fatto, si proietterà (fermo restando la conferma della proposta) nel futuro valorizzando lo strumento in capo all’Europa, ossia il Bilancio europeo. Per reperire i 750 miliardi di euro, infatti, l’Unione emetterà titoli comuni con la finalità di reperire i soldi nel mercato dei capitali e potrà anche praticare una serie di tasse e imposte fiscali principalmente rivolte contro le grandi multinazionali (la cosiddetta web tax), ma non solo.

L’Europa ci darà circa 82 miliardi di euro a Fondo Perduto, senza dimenticare che l’Italia è contributore netto del bilancio e nei prossimi tre anni, dal 2021, dovrà versare circa 56 miliardi, ma richiederà giustamente alcuni vincoli e non si sa come controllerà il nostro stato e la nostra sovranità, nonché quali saranno le procedure messe in essere in caso contrario.

Come Dovremo Spendere: Riforme e Destinazioni

Al di là di un giusto o sbagliato meccanismo di controllo a fronte di soldi freschi liquidati al nostro paese, le riforme che l’Unione ci chiede, in linea di massima, riguardano il comparto della giustizia civile, troppo lenta e poco efficace, nonché lo snellimento della burocrazia, tema al quale tutti siamo molto sensibili perché ne vediamo i limiti e l’autoreferenzialità.

Non dimenticando possibili vincoli di spesa in politiche green, ovvero nello sviluppo del 5G o altri comparti legati allo sviluppo tecnologico, di cui avremo contezza solo nel leggere il definitivo paper finale sul Recovery Fund, i vari soggetti si giocano una partita tutta da scoprire, forse nel 2021 o al massimo verso fine 2020 se l’Italia riuscirà a ottenere un bridge:

  • L’Unione Europea si gioca la sua credibilità e la sopravvivenza futura.
  • Il Governo Italiano si gioca il consenso elettorale e la capacità di fronteggiare una crisi economica e sociale senza precedenti.
  • Il Premier Conte si gioca il suo consenso e la capacità di fronteggiare chi lo vuole spodestare dallo scranno di Palazzo Chigi (per questo punta al bridge con un anticipo di liquidità per arrivare all’ultimo trimestre dell’anno e proiettarsi poi al futuro, forte di queste risorse).
  • L’Italia si gioca pezzi di sovranità, dopo aver abdicato a quella monetaria e aver donato generosamente sprazzi di costituzione in maniera sparsa.

I cittadini? Le persone reali, il paese vero, le imprese e le attività attendono i soldi e prospettive future che siano certe, non incerte. Non importa come, in che modo, ma agli italiani la propaganda e gli annunci non interessano.

Sulla questione burocrazia e sulla capacità di scardinarla, dopo anni in cui questa è divenuta un vero e proprio meta-Stato, esistono dubbi ingenti, in capo al fatto che occorrerà tagliare privilegi e benefici: vedremo se l’Italia stavolta ce la farà o se l’Europa interverrà poi in prima persona.