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Fumo e Tumore al Polmone. In arrivo uno Screening Preventivo per Valutare i Fattori di Rischio Individuali

Fumo e Tumore al Polmone. In arrivo uno Screening Preventivo per Valutare i Fattori di Rischio Individuali

La correlazione tra il fumo e il tumore al polmone è ormai assodata; dopo vari studi si sono scoperti numerosi elementi cancerogeni presenti nel fumo di sigaretta. Quello che finora restava nel limbo della diagnostica, era il recepimento di possibili fattori di rischio individuali, ossia diversi da soggetto a soggetto, per quanto conviene la possibilità di contrarre questa patologia assai infausta se non operabile.

Il rischio di contrarre un tumore al polmone non è uguale per tutti i fumatori e finalmente lo studio bioMILD dell’Istituto Nazionale Tumori di Milano, ha elaborato uno screening personalizzato per diagnosticare precocemente la possibilità che un fumatore possa sviluppare un carcinoma polmonare.

Lo screening prevede l’utilizzo combinato di due test diagnostici molto particolari:

  • Tac spirale toracica a basso dosaggio di radiazioni (LDCT).
  • Test microRNA sul sangue.

La ricerca è una vera e propria pietra miliare nella ricerca scientifica e nella medicina perché abbatte l’antica credenza riguardo l’impossibilità di effettuare una diagnosi precoce del carcinoma polmonare, anzi, riesce ad essere addirittura predittiva di un’alta probabilità di subire lo sviluppo di tale patologia nel soggetto sottoposto a screening, consentendo la calendarizzazione di controlli frequenti e adottando misure terapeutiche preventive, oltre la possibilità di modifica dello stile di vita riguardo al fumo stesso.

Fondazione Airc per la ricerca sul Cancro ha supportato lo studio presentato ieri alla 20ma Conferenza Mondiale dell’International Association for the Study of Lung Center (IASLC) tenutasi a Barcellona.

La ricerca parte da molto lontano, dal 2013, anno nel quale si è selezionato un campione rappresentativo di 4.000 persone di cui il 70% era un forte fumatore (un pacchetto di sigarette quotidiano almeno per 30 anni) ed un’età superiore ai 55, mentre il restante 30% erano volontari nella fascia d’età tra i 50 ed i 55 anni fumatori di 30 sigarette al giorno in media (un pacchetto e mezzo) sempre da almeno 30 anni.

Tutti questi soggetti hanno subito lo screening diagnostico elaborato dai ricercatori per comprovarne l’efficacia teorica. Mediante un semplice prelievo di sangue si sono ricercati i “miRNA”, ossia piccolissime molecole specifiche rilasciate precocemente dall’organo aggredito dalla malattia e dal sistema immunitario ed in combinazione sono stati sottoposti alla tac spirale LDCT.

I risultati dei test diagnostici hanno dimostrato una significatività probante della tesi predittiva. Il 58% dei partecipanti risultava negativo ad entrambi i test ed è stato classificato a basso rischio inerente la possibilità di contrarre un tumore al polmone, nonostante l’abitudine al fumo. Il 37% è risultato positivo ad uno solo dei due esami, quindi considerato a rischio medio, mentre il 5%,positivo ad entrambi i test, aveva il rischio più alto di contrarre il cancro.

La tesi secondo la quale il rischio di partenza per chi fumava molto non fosse omogenea, ma dipendesse da altri fattori di rischio non associabili al consumo di sigarette quotidiano, era quella da sostenere. Secondo Ugo Pastorino, Direttore della Struttura Complessa di Chirurgia Toracica di INT e tra gli autori dello studio, i risultati emersi hanno convalidato la tesi di partenza proprio perché gli esiti della TAC e del test miRNA hanno consentito ai medici di profilare i diversi soggetti fumatori in base alla probabilità di contrarre la malattia.

A parità di esposizione (al fumo), dunque, il rischio biologico è risultato diverso da soggetto a soggetto.