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IL Governo Potrebbe Tassare il Contante (Prelievi Bancomat oltre Soglia Mensile). La Situazione

IL Governo Potrebbe Tassare il Contante (Prelievi Bancomat oltre Soglia Mensile). La Situazione

Il nuovo Governo Conte-bis starebbe seriamente pensando di dare seguito all’ipotesi ventilata giorni or sono da Confindustria di tassare il contante per disincentivarne l’uso a favore dei pagamenti digitali, più tracciabili. In questa maniera si riuscirebbe, secondo i legislatori, a ridurre drasticamente l’evasione fiscale che in Italia è altissima, stimata a circa 100 miliardi di euro l’anno.

Sul tavolo del nuovo Ministro dell’Economia, Roberto Gualtieri, ci sarebbe già questo dossier che avrebbe già il benestare sia dalle parti politiche rappresentative della nuova maggioranza, sia del Ministro stesso. Gualtieri, infatti, ha di recente parlato di interventi ad hoc con l’obiettivo di colpire i furbetti proprio utilizzando le nuove tecnologie (come si sta già facendo mediante i controlli sui conti correnti di cui abbiamo parlato, misura istituita dal precedente Governo gialloverde), ma anche di digitalizzazione.

La “Tassa sul Contante”, così come è denominata da tutte le testate giornalistiche, potrebbe davvero comparire già dalla prossima Legge Finanziaria.

Come anticipato, la proposta è giunta dal Centro Studi di Confindustria che ha parlato di una misura molto semplice da applicare. Tecnicamente, se il Governo seguisse il Consiglio proveniente da Viale dell’Astronomia, i cittadini si troverebbero di fronte a questa dicotomia, tra incentivo e disincentivo:

  • Una tassa del 2% sui prelievi in contanti oltre la soglia di 1.500€ mensili.
  • Un bonus del 2% a favore di chi paga mediante carta di credito ovvero bancomat.

Secondo gli industriali, in Italia utilizziamo ancora troppo il contante nelle transazioni e, grazie a questo meccanismo che incentiva e disincentiva allo stesso modo pratiche agli antipodi, potremmo riuscire finalmente ad avere, anche nel nostro Paese, un maggior utilizzo delle forme di pagamento elettroniche.

In base ai dati elaborati dal Centro Studi, una soluzione simile cagionerebbe il pagamento di tasse ad un italiano su 4, o meglio, ad un titolare di conto corrente su 4 (il 25%). Il restante 75%, considerando i movimenti sui conti correnti totali in Italia, preleva meno di 1.500€ al mese dagli sportelli e non sarebbe costretto al pagamento della nuova tassa.

L’obiettivo, come abbiamo sottolineato, è implicito: attraverso la scusante del modello culturale si vuole dare un colpo all’evasione fiscale e reperire, così, soldi freschi da utilizzare nelle finanziarie. La tracciabilità dei pagamenti, secondo le considerazioni fatte dagli industriali e dai politici coinvolti, causerebbe l’emersione del sommerso, o almeno parte di esso.

Per il momento queste sono solamente ipotesi, ma sia dal punto di vista del Partito Democratico, sia da quello del Movimento 5 Stelle, la questione stuzzica e molto. Se da un lato i 5 Stelle premono per la digitalzzazione dei pagamenti, tra le loro priorità (considerando anche il significato della stella legata alla tecnologia), entrambi puntano sull’evasione e sulla legalità (molto più i 5 Stelle invero).

Tra le opzioni che il Centro Studi di Confindustria sta valutando, ci sarebbe la possibilità di obbligare tutti i cittadini al pagamento con strumenti elettronici per prestazioni e servizi correlati alle detrazioni ed alle deduzioni, in modo da ridurre l’impatto dei costi per lo stato di queste tax expenditures (sfruttando così il lavoro dell’ex Ministro Tria che aveva lavorato proprio a questo progetto).

Il principio è semplice: se i pagamenti che inducono il diritto di detrazioni ovvero deduzioni deve essere eseguito in formato elettronico, lo Stato può tracciare subito e verificare la veridicità in seno al diritto stesso. Più o meno quanto è stato fatto per il Bonus Fiscale sulle Ristrutturazioni, evitando così manipolazioni e controlli ex post.

Parallelamente, si pensa di annullare completamente alcune commissioni a cui sono soggetti i commercianti in relazione a pagamenti molto bassi, ovvero sotto determinate soglie. Ai commercianti ed ai negozi, nonché esercenti che non si allineeranno alla normativa, ossia non adotteranno un Pos oppure non accetteranno pagamenti tramite bancomat o carte di credito, lo Stato comminerà sanzioni.

I pagamenti elettronici saranno tassativamente obbligatori anche nella Pubblica Amministrazione, comprese le società che erogano prestazioni o servizi, ad esempio quelle del settore sanitario (i ticket, etc.).

L’ex Ministro dell’Interno, il Leader della Lega Matteo Salvini, è subito insorto alla possibilità della Tassa sul contante derubricandola come “Follia pura”, seguito poi da Massimo Bitonci, deputato del Carroccio ed ex sottosegretario al Ministero dell’Economia e delle Finanze.

Confesercenti e Confcommercio, considerate ed analizzate le misure previste dal piano e la tassa stessa, ritengono che una simile struttura potrebbe avere effetti ancor più negativi sui consumi, svilendo già un trend difficile da risollevare.

A sorpresa, anche l’ex Ministro delle Finanze, Vincenzo Visco (ex PD), sostiene la tesi dei leghisti, seppur con motivazioni più tecniche, come si confà ad un illustre studioso e scienziato quale è il professore. Secondo l’economista questa proposta è anacronistica perché oramai l’evasione non attiene più al contante, ma è legata ad altre dinamiche.

Gran parte dell’evasione avviene senza che ci sia passaggio di contanti, ma manipolando i bilanci delle imprese.

Una vera e propria bocciatura per questa nuova tassa, dunque.