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Il Prezzo del Greggio scende ancora. Le società perdono, ma gli Automobilisti non risparmiano

Il Prezzo del Greggio scende ancora. Le società perdono, ma gli Automobilisti non risparmiano

Nonostante la rivoluzione nella mobilità che sta deviando sempre più verso l’elettrico ovvero l’idrogeno e la diatriba tra queste due tecnologie sempre più futuribili, l’attuale economia ed il settore automobilistico sono comunque legate ancora al carbon fossile per quanto concerne l’energia.

Il movimento dei Verdi e il cambiamento climatico in atto ha fatto nascere e crescere una sensibilità che sta pervadendo tutta la cittadinanza europea e finanche quella mondiale, con qualche ritrosia da parte di Donald Trump che mira solamente a raggiungere record su record economici. Il nostro pianeta ci chiede un cambio di marcia ed i tempi sono maturi.

Sulla scia della ragazzina svedese Greta Thunberg che sta girando il mondo ed ha lasciato la scuola per rivendicare un futuro vivibile alle nuove generazioni, il pianeta sembra urlare il proprio dolore per il nostro dissennato e speculativo uso delle risorse naturali.

Sono molte le prese di posizione e le iniziative, anche da parte di alcune compagnie aeree (la KLM) che sono andate contro i loro stessi interessi economici, consigliando alle persone di volare responsabilmente, a causa dell’inquinamento.

La consapevolezza di questo movimento nuovo è altresì incentivata da una sempre maggiore conflittualità planetaria in riferimento al petrolio ed ai pozzi petroliferi, non ultimo l’attacco alla petroliera diretta verso in Giappone, poco fuori l’Iran che non ha per poco fatto scattare un conflitto.

In quel momento il prezzo del greggio rimbalzò a tornò a livelli accettabili, ma subito dopo è continuata una lenta discesa che ha condotto le quotazioni dei principali indici di riferimento dell’oro nero vicino ai minimi storici. Dopo il calo di lunedì, anche ieri si è registrato un netto calo, dovuto anche alla tempesta tropicale Berry ed ai danni che questi eventi atmosferici sempre più frequenti e connessi allo stesso riscaldamento globale, stanno comportanto.

I contratti sul greggio Wti che scadono ad agosto, cedono ancora 11 centesimi al barile e si quotano a 59,47$, mentre il Brent cala meno repentinamente a quota 66,43$. In serata il future sul Brent è crollato drasticamente arrivando anche a quota 64,06$ per poi riprendersi ed andare a 64,56$. Un valore che non fa presupporre nulla di buono per i titoli legati al settore petrolifero anche in questo mercoledì di quotazione.

Nonostante i cali, le aziende nostrane sembrano tenere, ma si teme un crollo repentino, nonostante ciò non si rifletta sui prezzi delle benzine e del diesel al dettaglio. Gli automobilisti italiani, infatti, pagano moltissime accise e la componente legata alle tariffe varia solitamente dopo moltissimo tempo dalle variazioni del prezzo del petrolio, oltre a non seguitare grandi risparmi.

Una pressione fiscale che non riflette le variazioni di prezzo e le fluttuazione della materia prima nell’economia reale, mentre incide molto sulle valutazioni degli operatori e degli investitori a Piazza Affari e sugli altri mercati per quanto concerne i titoli legati al settore petrolifero ed energetico in particolare.

Non per tutti, è vero, anche perché le aziende si stanno muovendo da tempo diversificando la produzione d’energia e slegandosi dal combustibile fossile, una materia prima comunque legata ai tanti cartelli presenti in giro, OPEC tra tutti, che ne decidono anche la quantità e quindi il prezzo.