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Infermiere di Famiglia: Chi è, Cosa Fa e Novità di Questa Nuova Figura Professionale Sanitaria

L’infermiere di famiglia è una nuova figura professionale che si sta affacciando nel nuovo panorama del sistema sanitario nazionale orientata ad aiutare direttamente i nuclei familiari che hanno persone con problemi di salute.

Il Patto per la Salute approvato da poco, ha infatti ordinato questo nuovo ruolo che affianca le figure già presenti sul territorio del sistema nazionale quali medici di medicina generale (il classico medico di famiglia, o di base), i pediatri di libera scelta, gli specialisti ambulatoriali e i farmacisti.

Come ricordato dalla Federazione Nazionale degli Ordini delle Professioni Infermieristiche (acronimo FNOPI), si tratta di un’innovazione vera e propria nella Sanità. Tecnicamente si parla di “assistenza infermieristica di famiglia/comunità a garanzia della completa presa in carico integrata delle persone“.

Anche se apparentemente una novità, l’infermiere di famiglia è una figura che esiste già da tempo nel nostro paese, ma non ha avuto grande impatto, né molto successo. Nel Patto della Salute si vuole dare ampio spazio all’utilizzo di questa nuova professione e renderla disponibile e fruibile per tutti i cittadini malati, come un servizio vero e proprio alla pari di quanto giù visto negli USA o in Inghilterra.

L’infermiere di famiglia non è assimilabile alla figura della badante, né alla signora che coadiuva e aiuta in casa o ai cosiddetti caregiver che seguono i parenti bisognosi: è un vero e proprio professionista che aiuta e affianca l’attività del medico di base ottimizzando il servizio reso ai cittadini prescindendo proprio dall’attenzione di cui necessitano e dei bisogno da soddisfare.

 

Chi è

L’infermiere di famiglia è quindi una persona qualificata e certificata che è in grado di operare a livello sanitario a fianco del medico di famiglia, ovvero al pediatra o anche allo specialista ambulatoriale. Il suo ruolo specifico è quello di dare assistenza domiciliare al malato, secondo quanto necessita.

A livello professionale, si tratta di un soggetto specializzato nell’esercitare e porre in atto terapie riabilitative e socio-sanitarie. Le sue competenze e la sfera di applicazione, dunque, allargano ancor di più l’assistenza sanitaria presente sul territorio, la quale travalica i confini delle strutture e segue i pazienti fin dentro casa, garantendo cure e prevenzione per tutti i componenti delle famiglie che abbisognano al di fuori della struttura ospedaliera.

 

Cosa Fa

L’infermiere di famiglia forse deve essere ancora più bravo e qualificato per esercitare il suo lavoro, visto che abbisogna anche di una certa dose di empatia e della capacità di entrare all’interno delle mura domestiche, in un’ambiente non asettico come quello di un ospedale.

A livello pratico, un infermiere di famiglia può eseguire diverse operazioni appannaggio di vari campi d’applicazione della medicina e lo fa a domicilio.

Ecco alcuni esempi di quel che può fare:

  • Medicazioni.
  • Terapie Riabilitative per anziani che hanno problemi di deambulazione, mobilità, ovvero sono allettati.
  • Terapie Riabilitative per persone che hanno subito traumi, incidenti e sono costrette in casa.
  • Supporto Psicologico al paziente e ai familiari di persone che hanno disabilità ovvero patologie croniche.

 

La Presidentessa della Fnopi, Barbara Mangiacavalli, ha avuto parole di elogio per questa scelta che finalmente rende giustizia a un ruolo ancora poco diffuso, ma molto importante perché affianca risorse già presenti nel sistema e potrà diventare sempre più importante, visto anche l’utilizzo di tecnologie di monitoraggio e strumenti da remoto, ovvero macchinari utilizzabili a domicilio.

Le famiglie non dovrano così sostenere gli ingenti costi derivanti dalla ricerca e dal saldo di un’infermiere specializzato per seguire il proprio caso, ma potranno avvalersi di queste nuove figure previste dal Sistema Sanitario Nazionale.

Ecco la dichiarazione della Presidentessa:

 

La professione fa un altro passo avanti nel suo cammino, entra nelle case delle persone, contrasta le disuguaglianze soprattutto nelle aree interne e garantisce un’assistenza territoriale accessibile soprattutto a una popolazione che invecchia e presenta sempre più cronicità e disabilità, con la necessità di soddisfare bisogni di assistenza complessi che gran parte delle famiglie non può affrontare da sola.

La Dott.ssa Mangiacavalli sottolinea come l’Italia si sia finalmente allineata a quanto consigliato dall’Organizzazione Mondiale della Sanità già dal 1998. La stessa, però, sa che è solo l’inizio e c’è molto da fare per organizzare al meglio il servizio e dare agli utenti ciò di cui realmente abbisognano sul territorio, offrendo competenza prestazionale d’eccellenza, come il sistema Italiano ha saputo fare anche nel recente passato, a parte qualche caso sporadico.

Con questa scelta l’Italia si allinea alle indicazioni dell’Oms che fin dal 1998 aveva indicato la necessità dell’infermiere di famiglia/comunità. Ora le Regioni, che hanno approvato il Patto evono attuare le previsioni che contiene insieme agli Ordini degli infermieri. Siamo già al lavoro per preparare i nostri professionisti a interpretare al meglio questo nuovo ruolo che c’è stato assegnato all’interno del Servizio sanitario nazionale.

Una figura nuova, opportunità d’innovazione, di sviluppo e di servizio per l’utenza finale, oltre che di lavoro in ragione della richiesta di nuove figure da inserire nel SSN.