Home Economia Italia e Istituzioni Tremano. Palamara (ANM) Espulso: “Non farò da Capro Espiatorio”

Italia e Istituzioni Tremano. Palamara (ANM) Espulso: “Non farò da Capro Espiatorio”

Italia e Istituzioni Tremano. Palamara (ANM) Espulso Non farò da Capro Espiatorio

Da quando sono emerse le intercettazioni del cellulare di Luca Palamara, Pubblico Ministero Romano molto in vista e vicino alle alte sfere, tutte le istituzioni e gli stessi magistrati hanno iniziato a prendere le distanze da questa persona, forse cercando di puntare sul fatto che si ritenga utile tentare di difendere quel “sistema” dallo stesso PM sottolineato che rifugge qualsiasi diritto costituzionale (il potere giuridico deve essere indipendente ed è necessario che non sia politica, altrimenti è giusto che tali persone siano votate alla pari degli esponenti politici stessi n.d.r.).

L’espulsione

Ora, l’annuncio da parte dell’Associazione Nazionale Magistrati (acronimo ANM) pare un fulmine a ciel sereno: Luca Palamara è stato espulso per aver “commesso gravi e reiterate violazioni del codice etico“.  Si tratta di una pietra miliare che ben fa capire la portata e la gravità di quanto è emerso, sta emergendo e di quanto, purtroppo, non emergerà (tantissime trascrizioni sono state omesse e sicuramente non avremo mai la piena consapevolezza a 360° di chi e di come si tessevano e probabilmente si tessono le fila all’interno di una parte della magistratura, quella che poi arriva ad alti livelli): è la prima volta che un ex presidente di ANM è espulso dalla stessa.

Luca Palamara, al centro anche del dibattito riguardante il processo a Matteo Salvini, leader della Lega, in seguito al blocco della nave ONG che trasportava i migranti (nell’intercettazione si parla apertamente del fatto che “bisogna attaccarlo” come se la giustizia fosse manipolabile o agisse in ragione di dettami politici quindi), ha però contrattaccato e non ci sta minimamente a passare come capro espiatorio, una mosca bianca, una persona capace, da sola, di dirigere le danze a dispetto di tanti altri che rimangono ancora celati.

Le Dichiarazioni nella Memoria

Chiedo scusa ai tanti colleghi che sono fuori dal sistema delle correnti, che inevitabilmente saranno rimasti scioccati dall’ondata di piena che rischia ingiustamente di travolgere quella magistratura operosa e aliena dalle ribalte mediatiche. Per loro sono disposto a dimettermi ma solo se ci sarà una presa di coscienza collettiva e se insieme a me si dimetteranno tutti coloro che fanno parte di questo sistema. Non farò il capro espiatorio di un sistema”

“(…)Non mi sottrarrò alle responsabilità politiche del mio operato per aver accettato ‘regole del gioco’ sempre più discutibili. Ma dev’essere chiaro che non ho mai agito da solo. Sarebbe troppo facile pensare questo”

Queste, le parole intrise di significato, rilasciate da Palamara in una memoria che avrebbe voluto presentare al Comitato Direttivo Centrale dell’ANM. Questo, invece, ha rigettato la possibilità di difesa da parte del PM e non gli ha concesso di essere ascoltato. Il parlamentino delle toghe, su richiesta dei probiviri (=uomini onesti), ha voluto solamente pronunciarsi sull’espulsione ritenendo di non concedere troppo spazio a Palamara e senza dargli la possibilità, da lui richiesta, di essere audito per anteporre le proprie ragioni e spiegare cosa ci sia in realtà sotto. Qualcosa ben più grande di lui.

Le Reazioni

Il Comitato Direttivo ha scartato quest’ipotesi ritenendo che questa possibilità non è prevista dallo Statuto; l’audizione di Palamara poteva essere fatta solo di fronte ai probiviri che hanno avanzato la richiesta e il PM non si è mai presentato di fronte a loro.

Palamara, accerchiato e trattato come se avesse le stigmate del reo confesso (d’altronde quando una persona vuole parlare di un “sistema”, qualunque esso sia, è verosimile che possa accadere e la storia è piena di esempi), ha reagito in modo veemente rilasciando dichiarazioni di fuoco:

Mi è stato negato il diritto di parola. Nemmeno nell’Inquisizione“.

Il Presidente di ANM, Luca Poniz, ha comunque rilasciato alcune dichiarazioni, ben consapevole che la magistratura ora si trova su un crinale davvero pericoloso e dovrà anche sapersi riguadagnare quella fiducia, tra l’altro spesso contestata (in Italia i processi durano troppo, costano tanto e sono moltissimi, senza poi avere nemmeno la certezza della pena) da chi si è trovato a ricorrere a una giustizia efficace solo a tratti.

La Questione Morale e la Riforma della Giustizia

Poniz non si è nascosto di fronte al problema e ha sollevato la questione morale presente all’intero della magistratura. Ora la palla passa al Governo che, nonostante la sua debolezza e la fragilità oramai acclarata anche dai più acerrimi sostenitori, si pone l’obiettivo di riformare la giustizia stessa.

Tra gli obiettivi, c’è anche la riforma del Consiglio Superiore di Magistratura, spesso negli ultimi anni al centro di vari scandali, non ultimo quello che condusse alle dimissioni di gran parte dei presenti lo scorso anno, per non citare il batti e ribatti tra l’attuale Ministro di Grazia e Giustizia, Alfonso Bonafede e l’oramai ex eroe dei grillini, il grande Nino Di Matteo, proprio ora componente del CSM stesso.

In quest’ambito, però, c’è chi intravede anche un paradossale pericolo: se nella magistratura c’erano e ci sono correnti politiche, è anche possibile che ora, in ottica riformista, venga lesa l’inpendenza della magistratura stessa. E’ quanto ritiene il segretario dell’ANM, Giuliano Capito, concetto ribadito anche dallo stesso Poniz:

“Speriamo di non dover ricordare il principio di autonomia che il Csm è chiamato a tutelare e che ha legame con la democrazia”

Concetto che ci sentiamo di condividere perché presente e previsto nella Costituzione. Concetto che, però, non può ritenersi valido a prescindere anche perché il caso Palamara non rappresenta un millantatore o un PM isolato, come si vuole derubricare la faccenda, ma una problematica molto grave proprio in seno alla stessa indipendenza della magistratura. Indipendenza che deve essere bilaterale e che parrebbe non riuscire oggettivamente a essere fattuale (le correnti politiche non garantiscono di certo indipendenza).

Problematiche e dinamiche che potrebbero riflettersi direttamente sulla politica e sulla dirigenza attuale, incidendo sulla stessa tenuta della maggioranza e sulle linee strategiche finora seguite, in seno al solco e al piano programmatico che oramai l’Unione Europea ci detta. Staremo a vedere quel che succederà.

A meno che Palamara non facesse tutto da solo …