Home Economia La Burocrazia Blocca 115 Miliardi di Euro. Opportunità di Cambiare l’Italia nell’Emergenza

La Burocrazia Blocca 115 Miliardi di Euro. Opportunità di Cambiare l’Italia nell’Emergenza

La Burocrazia Blocca 115 Miliardi di Euro. Opportunità di Cambiare l'Italia nell'Emergenza

Attenzione. La Burocrazia, nella sua definizione di chi concettualmente l’ha esplicata ne ha resi celebri i lineamenti, ovvero il filosofo Max Weber, è una forma di potere di tipo gerarchico (a fianco di quello carismatico e religioso) che, di fatto, frammenta task e compiti assegnando a ogni persona il proprio spazio (competenza) di manovra, oltre al quale non può andare, ma nel quale possono manifestarsi fenomeni di egocentrismo disfunzionali.

La Burocrazia in Italia

La Burocrazia è un termine coniato nel 1750 dall’economista de Gournay e si rifà alla locuzione greca del potere (crazia) e dal francese “bureau” che definisce l’ufficio, il luogo nel quale operano solitamente i burocrati.

La Burocrazia è fondamentale per il controllo e la gestione di uno Stato Centrale e di dinamiche piuttosto complesse, ma più divenire un vero e proprio ginepraio, così come tanti altri sistemi ideali, se mal assortita, mal organizzata e complicata da fenomenologie appannaggio di altre sfere che siano quella politica, giuridica o istituzionale, solo per citarne alcune.

La Burocrazia in Italia è un problema atavico, figlio anche di una volontà di ripartizione frammentaria e autorevole del potere per non dare modo a fenomeni storici come il fascismo di ripresentarsi. Al pari dell’ossessione dei Tedeschi per l’Austerity a seguito di quanto accaduto dopo la Seconda Guerra Mondiale e il disastro del Marco, la loro moneta, divenuto carta straccia (la BCE basa il suo Statuto principalmente sul tasso d’inflazione difatti), in Italia siamo arrivati al punto di prediligere il blocco di qualcosa piuttosto che rischiare di fare qualcos’altro di sbagliato.

Nulla di più disfunzionale in un mondo globalizzato, in un’economia che va veloce, velocissima e nulla di più incredibilmente tragico nel momento in cui si chiama il Paese a fronteggiare un’emergenza come quella che stiamo vivendo, la pandemia da Coronavirus.

Decreto Cura Italia. Ricetta C’è, Mancano le Medicine

In Italia accade facilmente che un Governo Centrale emani un Decreto d’Urgenza e di Emergenza e dopo giorni ancora non ci sia liquidità nelle tasche degli italiani (i 600€ saranno disponibili per la domanda dal 1° aprile, qui trovate tutte le istruzioni al riguardo sperando non sia un Pesce) nonché ci siano difficoltà anche solo nell’interpretare, nel sottolineare, nel capire e nel riuscire ad accedere a misure economiche emergenziali e repentine. Fondamentali per evitare il disastro sociale che, purtroppo, ha solo registrato qualche sporadico accadimento, ma che potrebbe risultare molto più grave (e nessuno se lo augura) oltre che difficilmente gestibile e negativo per la quarantena imposta come tentativo di circoscrivere il contagio (se la gente esce furiosa per strada il contagio aumenta).

Oltre a questo, c’è un’atavico problema che ha dell’incredibile, se paragonato a quanto succede o accade ai privati cittadini. Se un privato cittadino non paga o non onora i propri debiti, anche verso l’amministrazione statale, incorre nelle famose cartelle esattoriali, nei pignoramenti, nei decreti aggiuntivi e in quella volontà di controllare tutte le mosse dei cittadini stessi, assimilati a evasori. L’ultima trovata d’inserire due anni in più di accertamento per le dichiarazioni del 2015 in modo da dare all’Agenzia delle Entrate che ora non funziona a pieno regime, il tempo di controllarle, è emblematico di come, in una situazione d’emergenza, si ritenga necessario agire in questo modo.

Se lo Stato, ovvero le Amministrazioni Pubbliche, sono debitrici di denari per lungo tempo e hanno in essere debiti commerciali da liquidare, c’è una contraddizione insita nell’incapacità di essere semplici ed efficaci da chi dovrebbe dare l’esempio a tutta la sua popolazione. Popolazione che, lo ricordiamo, rappresenta lo Stato e questo non è un’entità a sé stante.

Nei salotti buoni si parla di questa manovra da 25 miliardi, della difficoltà di reperire risorse e di una prossima manovra da altri 25 almeno ad aprile. Denari e possibilità economiche necessarie, ma non sufficienti per riprendere l’economia e, soprattutto, inferiori ai debiti commerciali delle pubbliche amministrazioni stesse.

Appello CGIA Mestre

Come denunciato dalla CGIA di Mestre, lo Stato ha 53 miliardi di euro di debiti da onorare e dovrebbe pagare a causa della mancata apertura di tanti cantieri inerenti la costruzione di infrastrutture strategiche e opere pubbliche minori per un valore pari a 62 miliardi. La burocrazia, in capo alle amministrazioni pubbliche, in un ginepraio di regole, norme, orpelli e cavilli, blocca 115 miliardi di spesa. Miliardi che sosterrebbero e darebbero respiro a un’economia così affranta come è la nostra in questo momento.

Paolo Zabeo, Coordinatore dell’Ufficio Studi della CGIA di Mestre lancia un appello al Governo chiedendo di sbloccare i pagamenti per i fornitori e fare avviare le opere pubbliche che risultano quasi totalmente pure finanziate (quindi spesa e debito da parte dello Stato, il parametro su cui l’Europa ci bacchetta sempre). E’ giusto chiedere all’Europa e attendere l’emissione dei Coronabond o qualche altra soluzione che possa dare ossigeno all’economia italiana e creare un rilancio, ma al momento preme agire repentinamente e i tempi europei (si incontreranno tra ben 15 giorni) sono anacronistici in un mondo quale quello attuale.

“L’Italia non può essere bloccata dalla cattiva burocrazia e dal malfunzionamen to della macchina pubblica, sottolinea Zabeo, che continuano a rappresentare un problema molto serio, quanto la rovinosa caduta che l’economia italiana si appresta a subire nei prossimi due mesi”. 

Occhio al Credit Crunch: Discriminazione tra Imprese

Il Segretario Renato Mason, come riportato da TgCom24 detta la strategia dei prossimi mesi e sottolinea lo specchio reale del sistema Italia, fatto da PMI, piccole e medie imprese che devono lavorare quotidianamente per sopravvivere e hanno bisogno di cashflow, denaro liquido per pagare e continuare il lavoro, spesso anticipando anche tasse e imposte, come avviene in Italia.

Famiglie e imprese necessitano di soldi, di liquidità, ma Mason sottolinea anche un problema che si ripresenta spesso e volentieri quando si incentiva il credito da parte degli istituti finanziari, ossia quello dell’assenza di criteri che consentano una valutazione diversa tra il rating di una grande impresa che richiede credito (molto facilmente) e quello di un piccolo lavoratore autonome che sarà schiacciato dall’assenza di tutele e di garanzie, considerate uguali per tutte e per questo discriminato dalla sua dimensione ridotta.

Le piccolissime imprese spesso si appoggiano alle banche del territorio che indicativamente hanno poche risorse e quindi mi aspetto che anche nei prossimi mesi saranno più severe nel valutare le garanzie per concedere i finanziamenti. Per questo andrebbero cambiate le regole europee, introducendo il principio di proporzionalità. Ovvero, non si possono seguire gli stessi criteri di valutazione, lo stesso rating, per imprenditorialità diverse. I lavoratori autonomi, ad esempio, non possono essere valutati come le imprese strutturate o le grandi società di capitali. La richiesta di garanzie andrebbe modulata in base alla dimensione dell’ impresa. Invece, tutti sono trattati allo stesso modo, con il risultato che a subire il credit crunch sono in particolar modo i piccoli. E il combinato disposto tra mancati pagamenti della PA e poco credito erogato dalle banche alle piccole imprese rischia di far chiudere definitivamente tantissime attività.