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La Catena di Abbigliamento Forever 21 in Bancarotta Assistita: Fine del Fast Fashion?

La Catena di Abbigliamento Forever 21 in Bancarotta Assistita: Fine del Fast Fashion?

La nota catena di abbigliamento attiva nel cosiddetto segmento di business “Fast Fashion” del brand Forever 21 dedicato soprattutto agli acquisti degli adolescenti proprio per la particolare natura del modello di business, è in seria difficoltà ed ha richiesto di aderire all’istituto della bancarotta assistita per decidere del suo futuro.

Secondo le informazioni ed i rumors emersi dalla strategia del brand, questa mossa è resa necessaria dalla volontà di chiudere fino a 178 punti vendita tra gli oltre 800 presenti negli USA ed in totale 350 localizzati in tutto il mondo.

In una lettera pubblicata ad uso e consumo degli appassionati e dei fruitori del brand, la società ha palesato la necessità di adire questi strumenti e chiudere alcuni punti vendita, nonostante ancora non si sia deciso quali di questi negozi sarà chiuso.

Forever 21 ci ha tenuto a rassicurare tutti gli affezionatissimi in ragione di una possibile exit dal mercato statunitense così come è accaduto in Giappone. L’amministratore delegato del brand, Linda Chang, ha concluso la missiva manifestando la volontà di tornare a distribuire e produrre abbigliamento e accessori nella modalità fast fashion che tanto successo ha avuto negli anni passati.

Prevediamo che un numero significativo di questi negozi rimarrà aperto e funzionerà come al solito e non prevediamo di uscire da alcun mercato importante negli Stati Uniti. Quello che ci auguriamo di fare con questo processo è semplificare le cose in modo da poter tornare a fare quello che facciamo meglio.

Linda Chang, ad di Forever 21.

 

Forever 21: La Storia del Brand, il Successo e la Causa Civile della Popstar Ariana Grande

Forever 21 è un brand attivo nell’abbigliamento che nasce su iniziativa di due emigranti negli States dalla Corea del Sud, i genitori di Linda Chang, Do Won e Jin Sook Chang.

Da allora la catena di abbigliamento si è espansa senza soluzione di continuità arrivando ad essere presente in 57 paesi diversi con 815 negozi e numerosi addetti e dipendenti. La crisi è oramai presente da tempo e l’amministratore delegato, la figlia Linda, sta cercando in tutti i modi di mantenere viva l’attività che nasce come un progetto di famiglia e si è sviluppato in modo così massivo.

La scorsa settimana ha annunciato l’exit dal mercato nipponico e la chiusura di alcuni negozi: oggi la strategia continua con la richiesta delle tutele derivanti dall’istituto della “bancarotta assistita”, un extrema ratio per salvare il gruppo e la società.

Purtroppo Forever 21 è stato colpito dal mutamento dei gusti dei consumatori e dai loro comportamenti d’acquisto primi tra tutti gli americani (ma non solo) non riuscendo ad adeguare la propria offerta in tempo utile.

Sulla società, inoltre, pende come una spada di Damocle la causa indetta dalla popstar Ariana Grande con la richiesta di  un risarcimento milionario (10 milioni di dollari): causa che rischia di essere la pietra tombale sul marchio. Senza entrare nel dettaglio della questione, la nota popstar Ariana Grande, vero fenomeno mediatico in voga soprattutto tra gli adolescenti, i clienti verso i quali si rivolge l’offerta di Forever 21, ha denunciato la nota catena per aver utilizzato foto di una modella che le somiglia in modo molto impressionante senza autorizzazione. La qual cosa ingannerebbe i clienti, convinti che si tratti della popstar.

Il gruppo aveva provato ad ingaggiare la Grande, ma questa aveva respinto l’offerta ritenendo il compenso inadeguato.

Proprio questo accadimento precedente conforterebbe l’ipotesi di un escamotage utilizzato a tal fine dai pubblicitari ed addetti marketing di Forever 21 in modo da riuscire a competere con altri marchi che ne stanno caratterizzando la crisi: marchi come H&M e Zara, ad esempio.

 

USA: Diversi i Fallimenti degli Ultimi due Anni.

Il caso del possibile fallimento di Forever 21 non è un evento sporadico, ma dall’inizio del 2017 (gli ultimi due anni) molte imprese negli States attive nella distribuzione in settori molto diversi stanno piano piano scomparendo.

Parliamo, ad esempio, di Sears Holdings Corp e Toys ‘R’Us che hanno già presentato istanza di fallimento a causa del mutamento nelle abitudini dei clienti che si rivolgono sempre più ai rivenditori on line, tra i quali il colosso Amazon, vista anche la convenienza ed il livello di servizio.

Nei soli Stati Uniti, dall’inizio del 2019 sono già oltre 8.200 le chiusure di negozi: un numero spaventoso che supera di gran lunga i 5.589 del 2018 con buona parte di quest’anno ancora da trascorrere (Fonte: Coresight Research).

Payless e Gymboree, tra le altre società, hanno già dichiarato fallimento per la seconda volta chiudendo le saracinesche di quasi tremila negozi.

Una situazione negativa con la quale l’amministrazione americana dovrà, presto o tardi, fare i conti.