Home Economia La Ricchezza del Mondo in Mano a pochi: il Paradosso della Globalizzazione

La Ricchezza del Mondo in Mano a pochi: il Paradosso della Globalizzazione

La Ricchezza del Mondo in Mano a pochi: il Paradosso della Globalizzazione

Come ben sappiamo da tempo, il mondo capitalistico ha consentito alle economie già civilizzate di crescere e di evolvere sia socialmente, sia economicamente, ma ha anche altresì dato la possibilità a poche persone capaci, astute e intelligenti, di ottenere una ricchezza insperata.

Le possibilità derivanti dalla globalizzazione e dalle economie digitali di cui internet fa parte, hanno in pratica creato un mercato unico globale nel quale i migliori sono riusciti ad accaparrarsi ed ottenere una posizione incredibile di potere.

Come tutti i sistemi, anche quello capitalistico ha manifestato e palesato dei limiti cavalcati da chi può gestire e accentrare un potere incredibile: talmente forte da affossare interi paesi e capitali, sconvolgendo l’assetto politico-sociale di molte nazioni.

Basti pensare alla vendita delle armi con le industrie belliche altamente produttive che hanno molto interesse a creare focolai di guerra e si focalizzano sulle zone più arretrate del pianeta, quelle del centro-africa e mediorientali: tutto naturalmente ufficioso e apparentemente complottistico, ma molto sensato e probabile se visto nella logica economica globale e nell’economicità ricercata.

Per non richiamare l’attenzione sugli Edge Fund, dei veri e propri colossi, montagne di denaro che, per il solo fatto di esistere e di muovere una massa enorme di capitale, incidono direttamente sulle quotazioni di titoli e possono alterare tranquillamente e destabilizzare qualsiasi mercato: molti di questi hanno risorse disponibili liquide oppure in strumenti finanziari pari se non superiori in valore assoluto al Prodotto Interno Lordo della maggior parte dei paesi.

Se queste tendenze dovessero proseguire sulla falsa riga delle precedenti, allora forse non ci sarebbe limite all’accentramento dei capitali nelle mani di pochi, anche se quest’anno la tendenza sembrerebbe invertita.

Secondo gli studi contenuti nel Boston Consulting Group, alla sua 19esima edizione, sono stati disegnati gli scenari mondiali attuali, congiunturali con un previsione futura, basando i propri presupposti e preparando i dati informativi ad uso e consumo della Gestione Patrimoniale.

La ricchezza finanziaria privata mondiale, infatti, dai dati emersi, avrebbe raggiunto i 206 trilioni di dollari a fine 2018: una somma incommensurabile, ma leggermente in calo rispetto al passato. La crescita della ricchezza privata globale ha segnato un +1,6%, in calo drastico rispetto al +7,5% del 2017 e la media di +6,2% nel quinquennio 2013-2017.

I milionari, ovvero coloro che possiedono almeno 1 milione di dollari, sono 22 milioni in tutto il mondo, su quasi 7 miliardi di popolazione mondiale. In aumento di +2,1%, in mano a questi signori ritroviamo più del 50% della ricchezza finanziaria privata mondiale.

La ricchezza si concentra in determinate aree del mondo, primi tra tutti gli Stati Uniti, poi i cinesi, il Giappone, l’Inghilterra, nonostante la Brexit e la Germania e nei prossimi anni 2018-2023 si attende un incremento del parametro aggregato nelle economie emergenti asiatiche (Cina, India, Sud Corea, Hong Kong) e nel Messico. La minaccia del muro di Trump e dei dazi per la merce proveniente da questo stato non erano ingiustificate, visto che il Presidente americano vede con diffidenza la crescita altrui.

Sempre considerando il periodo temporale preso a riferimento, ci si attende un  vero boom di nuovi milionari e super ricchi (valore del patrimonio individuale superiore ai 100 milioni di dollari di ricchezza finanziaria personale) in Cina, con gli USA che consentono a molte più persone di divenire abbienti, ma in valore minore. I super Paperoni si concentreranno in Cina, India oltre che Russia e Messico, ma anche gli Stati Uniti avranno comunque dei nuovi accessi a questa elevatissima e ristretta cerchia di persone.

I primi cinque mercati che risultano classificati in base alla ricchezza dell’imprenditore, invece, sono:

  • Svezia 28%.
  • Belgio 20%.
  • Danimarca 17%.
  • USA 15%.
  • Russia 13%.

Il nostro “derelitto” paese, tanto bistrattato da tutti, soprattutto dai suoi stessi abitanti, si trova nella top ten mondiale, al nono posto, con una ricchezza stimata finanziaria personale pari a 5mila miliardi di dollari, senza dimenticare l’enorme economia sommersa, i risparmi nelle cassette di sicurezza di cui non si sa molto ed altre entrate oscure. Parliamo di una cifra che è quasi tripla rispetto al Prodotto Interno Lordo attuale italiano, pari a 1.768,496 milioni di euro. Superiore allo stesso debito totale per il quale la Commissione Europea pensa di proseguire nella procedura d’infrazione contro l’Italia.

Entro il 2023 l’Italia dovrebbe vedere questo parametro salire in valore assoluto a 5,6mila miliardi di dollari, mentre la ricchezza globale finanziaria potrebbe raggiungere i 272 trilioni, con un +5,7%.

Coloro che si occupano di wealth management, gestione del patrimonio, le maggiori opportunità di business e di sfruttamento di questa ricchezza, non proverranno di certo dai ricchi e dai super ricchi, ma da 7,6 milioni di potenziali clienti, i cosiddetti “affluent”. Questa particolare classe abbiente, molto avvezza ad aderire a strumenti finanziari disponibili nel segmento della gestione patrimoniale, dovrebbe crescere in tutto il mondo nei prossimi cinque anni, sia in numero, sia in ricchezza.

Globalmente in mano ai 94.232.000 di individui nel mondo dovrebbero esserci entro il 2023 circa 24,5 trilioni di dollari, molto di più dei 18,1 attuali nelle mani di 76 milioni circa di individui.

L’offerta composita di monete e depositi, azioni e fondi d’investimento o di altro tipo, come i fondi di pensione e strumenti più moderni, sarà caratterizzata da una propensione globale ai depositi, superiore al 50% ed un 32% appannaggio delle azioni e dei fondi, con la percentuale rimanente agli strumenti rimanenti.

Con opportune differenze in base alla regione territoriale, per esempio in Giappone, visto l’andamento economico, così come in Europa Occidentale, dove si colloca anche l’Italia, la propensione a lasciare il denaro sui conti deposito e i conti correnti sarà maggiore, mentre il Nord America è caratterizzato da una spinta maggiormente ingente sul mercato azionario e obbligazionario.

La strada è tracciata, ma la tendenza all’accentramento e la crescita degli ultra milionari non giova di certo al capitalismo globale e questo rallentamento, apparentemente positivo, in realtà non lo è: potrebbe essere la spia di una saturazione della ricchezza, per quanto concerne la sua distribuzione così concentrata nella mani di poche. Il paradosso avrebbe ripercussioni negative su tutto il comparto mondiale.