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Le Banche non Concedono i Prestiti Garantiti dallo Stato. La Realtà dei Dati sul Decreto Liquidità

Le Banche non Concedono i Prestiti Garantiti dallo Stato. La Realtà dei Dati sul Decreto Liquidità

Quando il Governo emanò il Decreto Liquidità, tutti noi evochiamo nella mente l’immagine del Premier che, rivolgendosi a tutti gli italiani tramite telecamera, affermava con il piglio del condottiero quella “potenza di fuoco” mai vista prima, una liquidità da 400 miliardi di euro (200 destinati al mercato interno e 200 disponibili per l’export).

La Situazione Attuale

Ora, a distanza di qualche tempo e dopo alcune polemiche tra i soggetti implicati nel meccanismo, in un rimpallo di responsabilità con annesse richieste di atti d’amore, la tesi negativa che sostenemmo allorquando il Governo decise di gravare completamente sulle banche, soggetti privati, per sostenere le imprese e le famiglie in questa crisi, sembra trovare soluzione.

Dai dati ufficiali pubblicati da “Il Giornale” emerge che sui prestiti garantiti al 100% dal Fondo di Garanzia, quelli fino a 25.000€ in base al fatturato dell’anno precedente, la metà dei richiedenti, purtroppo pochi (non tutti si vogliono indebitare), è ancora in attesa. Nonostante dovesse essere automatico l’accredito, qualcosa non ha funzionato.

Va anche peggio se l’asticella si alza: visto che purtroppo la banca, nonostante il solo 10% di garanzia rimasta non coperta dallo Stato sui prestiti fino a 800.000€, fa un’istruttoria, spesso richiede garanzie reali anche molto superiori, come è solita fare normalmente. In questo caso, solo 1 impresa su 4 ha ricevuto il prestito: il 25%.

I Numeri

Entriamo nel dettaglio dei numeri. Le richieste di garanzia del 100% sui prestiti fino a 25.000 sono state finora 544.411, con il 52,8% accolte ed erogate. Numeri che potrebbero apparire positivi, ma che in realtà riflettono delle criticità purtroppo irrisolte, dato che parliamo di garanzia completa da parte dello Stato; in caso d’insolvenza del debitore, la banca sarà rimborsata con i soldi dei contribuenti dunque.

La questione diventa ancor più incomprensibile se si pensa che la concessione di questi prestiti è stata semplificata proprio per renderli veloci e non soggetti a istruttorie. Il cliente avrebbe dovuto fare domanda e autocertificarsi per poi ricevere entro 3 giorni la liquidità direttamente sul conto.

Purtroppo qui scatta l’antica antitesi tra il dire e il fare, tra la teoria e la pratica reale di meccanismi e di interessi diversi e differenti anche tra pubblico e privato. Per ricevere il prestito fino a 25.000€ l’imprenditore deve già compilare una gran matassa di documenti e spesso rivolgersi a professionisti per farlo, con l’aggravio di ulteriori spese.

Le banche, inoltre, tendono a privilegiare i propri clienti e spesso “consigliano” a questi di estinguere un precedente fido e ricevere solo la parte eccedente di questo: in tal modo, così come denunciò subito un esperto bancario all’alba dell’emanazione del Decreto Liquidità, gli istituti bancari, pensando ai propri giusti interessi privati, convertono le garanzie reali del cliente in quelle statali, ben superiori. I tempi medi per ricevere il prestito, nonostante tutte le semplificazioni, sono di 7 giorni e spesso le banche tendono a privilegiare solo i propri correntisti, chiudendo la porta a imprenditori che non detengono alcun rapporto diretto con la filiale.

La Novità: Autocertificazione e Istruttoria Illegale

Passando poi ai prestiti più alti, quelli medi fino a 800.000€, le criticità aumentano esponenzialmente. I dati riportati dal Fatto Quotidiano non sono certo positivi: le domande di concessione delle garanzie e quindi del credito sono state 47.600. Di queste, 11.663, il 24,5%, sono state accolte e l’erogazione del denaro avviene tra i dieci e i 25 giorni, nonostante tutte le semplificazioni e le discesa in campo del Governo quale garante al 90% (addirittura al 100% in taluni casi).

Le lungaggini riguardano le istruttorie che le banche pongono in essere, soggetti privati che giustamente tendono a privilegiare gli interessi d’impresa. Istruttorie, però, che chi ha redatto la legge reputa non necessarie, lunghe, ma dalla prossima settimana ci sarà una novità che si spera velocizzi il tutto. Queste istruttorie saranno vietate per legge e alle imprese basterà autocertificare quanto affermato. Tra incertezza e burocrazia, vedremo se tale decisione susciterà il blocco completo, ovvero se finalmente il denaro della potenza di fuoco arriverà alle imprese.

Il Fallimento del Decreto Liquidità

Nonostante i buoni propositi del Governo, il Decreto Liquidità purtroppo non funziona e non ha funzionato soprattutto quando avrebbe dovuto farlo. Le domande di credito giunte al Fondo di Garanzia, uno dei soggetti deputati al rilascio delle garanzie agli istituti, sono state finora 357.690 per 16 miliardi di euro in totale, di cui 322.977 riferibili a prestiti inferiori a 25.000€ (6,7 miliardi).

I numeri stanno aumentando, ma la risposta non è quella sperata e auspicata, anche perché le imprese, una platea di oltre 4 milioni, non sembrano volersi indebitare ulteriormente e attendono aiuti dallo Stato che ha risposto con il Fondo Perduto e i Crediti d’Imposta, oltre lo slittamento di tasse e la cancellazione dell’IRAP a giugno: sperando basti per farle sopravvivere, in attesa di nuove disposizioni.

FCA e Autostrade per l’Italia

Per quanto concerne, poi, i prestiti ben più ingenti, la questione è anche politica. La SACE, ente deputato a gestire le garanzie in caso di grandissime imprese, ne ha rilasciate finora 17 e la richiesta da parte di FCA Italy, la sede operativa in Italia della multinazionale italo-americana, fa discutere.

Dulcis in fundo, la diatriba dei Benetton che con Autostrade per l’Italia hanno avanzato la richiesta del prestito e sono ancora al centro delle polemica per la revoca delle concessioni autostradali: un vero e proprio braccio di ferro che sembra non trovare soluzione di continuità, né una decisione netta di una maggioranza in cui i 5 Stelle sono colonna portante, ma sembrano oramai una costola del PD, incredibilmente vero vincitore reale delle ultime elezioni nonostante il crollo dei voti.