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Lotta all’Evasione. Intestare i Beni a Moglie e Figli non Metterà al Sicuro dal Sequestro. La novità del 2020

Lotta all'Evasione. Intestare i Beni a Moglie e Figli non Metterà al Sicuro dal Sequestro. La novità del 2020

L’attuale esecutivo da sempre sottolinea con forza la volontà di far emergere l’economia sommersa e stanare i tanti evasori che in Italia sono presenti, anche per colpe di una stessa politica e una dirigenza strategica che stenta ad accettare le proprie responsabilità. Tempi duri, dunque, per gli evasori e occorrerà stare attenti anche al più piccolo errore perché la lente d’ingrandimento è posta con una mannaia pronta a sferrare il suo colpo. Oggi sostenuta anche dalla sentenza della magistratura.

La Situazione Politica in Italia

La lotta all’evasione con controllo pressante sui conti correnti e sui beni mobili e immobili degli italiani, è da sempre un cavallo di battaglia di quella frangia della sinistra che pensa più a procurare risorse scavando all’interno del vaso piuttosto che guardare al di sopra e al di là di questo, per recepire opportunità e investimenti possibili.

Per carità: la lotta all’evasione è assolutamente un elemento di civiltà e tutti quanti dovrebbero pagare le tasse in modo equo e congruo, così come tutti sarebbero uguali davanti alla legge (il condizionale è voluto). L’ideologia di una società in cui gli aspetti negativi dell’essere umano non sono previsti (corruzione, collusione, evasione, elusione, etc.) si è sempre scontrata nel corso della storia con i dati di fatto di un intendimento difficilmente recepibile.

Se, da un lato, abbiamo la necessità di far emergere un’economia sommersa incredibile, stimata in rapporto al Prodotto Interno Lordo tra il 15 e il 20% ogni anno (probabilmente il dato è anche sottostimato), dall’altro serve operare con oculatezza per non rischiare di ottenere un effetto contrario a quello voluto, ovvero il bene di tutta una collettività.

In Italia si è formata una specie di bolla culturale nella quale tutto appare come uso o consuetudine, anche a livello di tasse e imposte da pagare. Una linea di corsa che spesso cozza con le stesse leggi, ma che ha forza di legge anch’essa, visto il lassismo derivante da anni e anni di politiche molto spesso inefficaci oppure altrimenti capaci di alimentare il sommerso stesso in modo indiretto.

La Sentenza della Corte di Cassazione

Come un fulmine a ciel sereno, in piena coerenza con l’esecutivo quasi come una coincidenza, è arrivata una sentenza della Corte di Cassazione che potrebbe avere ripercussioni davvero incredibili dal punto di vista esecutivo e procedurale, nel caso d’insolvenza o di debiti precorsi.

Con la sentenza numero 554 del 10 gennaio 2020, la Corte di Cassazione, esaminando il caso del sequestro di un’auto di grossa cilindrata e della casa di lusso di una signora separata dal marito con uno stipendio non in grado di avere questo tenore di vita, ha rigettato l’istanza che richiedeva lo scongelamento dei beni sequestrati da parte dell’Agenzia delle Entrate e della Guardia di Finanza a seguito d’indagini sul marito.

Cosa significa tutto questo? Semplicemente che, in caso di indebitamento, questi enti possono sequestrare case, auto, conti correnti, conti deposito e altri beni intestati a moglie e figli, anche se sussiste il regime di separazione, purché sia chiaro un requisito fondamentale, stabilito dalla Corte stessa. L’evasore, ovvero il reo, l’indebitato oggetto di sequestro, deve poter avere la disponibilità dei beni, nonostante li abbia intestati a moglie e figli.

Se, per esempio, il signore in questione girava con l’auto di grossa cilindrata intestata alla moglie separata, oppure soggiornava nella casa il cui titolare era il figlio, al quale probabilmente aveva alienato il bene solo per sfuggire al fisco, allora il fisco stesso potrà sequestrare questi beni e rivalersi in toto anche sui suoi familiari.

La Linea Dura

La lotta all’evasione iniziata dal Governo insieme alla magistratura, si conferma in tutta la sua linea dura. Sarà sempre più difficile, per gli insolventi o i cosiddetti furbetti del quartierino, sottrarre beni al fisco intestandoli a parenti.

La sentenza della Cassazione pone una pietra miliare sulla questione legale. Se la persona oggetto di decreto ingiuntivo, non presenta beni intestati, ma ne ha disponibilità, avendoli venduti, devoluti o donati a parenti che non presentano i requisiti reddituali necessari per giustificare la cosa ovvero per mantenere il bene in sé, allora il Fisco potrà sequestrarli.

O meglio, i giudici hanno stabilito che donazioni, devoluzioni o altre tipologie di contratti simili, sono da considerarsi nulle. Come se l’alienante, ovvero il debitore, rimanesse nella proprietà di questi beni, dunque pignorabili.

Il Caso

Il caso che ha scatenato questa sentenza che farà storia e aprirà davvero un nuovo periodo di lotta all’evasione, nasce nel bergamasco. Qui, una 48enne si è vista sequestrare la BMW di proprietà e la casa familiare in ragione del debito contratto dall’ex marito che palesava un’indebita compensazine delle imposte con lo Stato.

La donna ha provato a difendersi sostenendo la tesi verosimile di aver pagato la casa con un mutuo e che con il marito la separazione era accaduta anni prima (questa la probabile linea scelta dall’avvocato difensore), ma lo stato delle cose, reportato dagli investigatori, presentava uno scenario diverso. L’abitazione di residenza del marito, di fatto, era abbandonata e la donna presentava una dichiarazione annua pari a 13.000€ circa. Una cifra con la quale difficilmente avrebbe potuto sostenere economicamente tali spese e giustificare il tenore di vita.

Italia vs Nullatenenti

Questa sentenza sentenzia (il gioco di parole è voluto) quel che accadrà nei prossimi anni. La sfida tra lo stato italiano e i nullatenenti, ovvero quelli falsi, coloro che risultano senza beni e invece vivono nel benessere magari usufruendo degli stessi servizi e benefici appannaggio dei più sfortunati, è aperta.

Basterà che il Fisco rilevi, nonostante i vari documenti notarili, una volontà dolosa nell’escludere i propri beni dalla possibilità di escussione dello Stato, che questo non porrà al sicuro i titolari ultimi dei beni stessi, con tutte le conseguenze del caso.

Il Fisco, dunque, potrà anche rivalersi su un soggetto terzo se sussisteranno i requisiti legali di cui abbiamo parlato, ossia:

  • Disponibilità del bene o dei beni rimasta in capo al debitore/proprietario che, di fatto, rappresenta l’eventualità di aver agito creando intestatari fittizi.
  • Indisponibilità di risorse, in capo agli ultimi titolari dei beni (moglie e figli) per giustificare la capacità di mantenere quei beni.

Grazie ai nuovi e più potenti mezzi tecnologici, ai database incrociati e alle analisi che gli elaboratori fanno quotidianamente sui nostri movimenti e sulle nostre transazioni, oggi il Fisco ha tantissime armi per ricostruire la nostra vita fiscale e contributiva scovando un potenziale evasore. Un’arma in più per recuperare i soldi evasi all’imposizione statale.