Manifestanti bloccano Aeroporto di Hong Kong. Voli Cancellati, Cathay Pacific crolla in Borsa e Licenzia i Facinorosi

Manifestanti bloccano Aeroporto di Hong Kong. Voli Cancellati, Cathay Pacific crolla in Borsa e Licenzia i Facinorosi

Non si placa affatto l’ondata di violenza ad Hong Kong con la protesta che oramai è alla sua decima settimana e sta influenzando sempre più non solo il sud-est asiatico, ma anche tutto il mondo occidentale.


Nel territorio semiautonomo cinese (accordo nel 1997), il disegno di legge che prevederebbe l’estradizione in Cina per i sospettati di reati penali viene visto dalla comunità di Hong Kong come un’ingerenza insopportabile ed insostenibile. Per il momento il disegno è rimasto sospeso, ma chi manifesta ne pretende la cancellazione anche perché nell’accordo sottoscritto prima del 2000 era indicato chiaramente il diritto di un sistema giudiziario autonomo di Hong Kong almeno fino al 2047.

Nella giornata di ieri i manifestanti hanno occupato il terminal, l’aeroporto e le autorità sono state costrette a cancellare tutti i voli in programma causando gravi danni a tutti i settori, non solo a quello turistico: la mobilità è stata fortemente compromessa. E’ il quinto giorno di occupazione ed anche oggi si è tenuto un sit-in dove le persone si sono organizzate e radunate tutte vestite di neri e con cartelli inneggianti la protesta per avere maggiore risonanza a livello mondiale, sfruttando anche il tam tam sui social.

Ieri in un comunicato è stato reso noto l’indisponibilità del servizio di check-in per tutti i voli in partenza proprio a causa della compromissione organizzativa derivante dall’assemblea di questi manifestanti: i voli in arrivo non hanno invece avuto problemi di rilievo.

A pagare le spese più ingenti da questa protesta, è stata la compagnia aerea cinese Cathay Pacific Airways e le sue azioni sono letteralmente crollate ai minimi da 10 anni dopo la notizia del blocco del suo maggiore Hub. Sotto pressione del Governo cinese centrale che non tollera di certo quest’atteggiamento e contro cui la protesta insorge, la compagnia aerea ha avvertito i dipendenti del possibile licenziamento se dovessero manifestare insieme ai facinorosi o se dovessero trovarsi a sostenere la protesta considerata illegale.

Venerdì scorso Pechino aveva chiesto espressamente a Cathay i nomi dei dipendenti che sostengono il movimento a favore della democrazia ad Hong Kong, bloccando loro l’accesso allo spazio aereo cinese o ai voli diretti in cina, forse per paura di possibili ripercussioni anche sul territorio. L’azienda si era subito adeguata ed aveva preso i provvedimenti richiesti.

L’amministratore delegato, Rupert Hogg, ha pubblicato oggi un messaggio rivolto ai dipendenti perché non sostengano o partecipino alle nuove proteste nello scalo internazionale dell’ex colonia britannica.

“Siamo, per legge, obbligati a rispettare le norme dell’aviazione civile cinese, anche perché i voli verso la Cina fanno parte del nostro core business”

Le azioni della Cathay Pacific avevano subito un calo (-4%) anche prima di questi ultimi accadimenti, proprio a causa delle agitazioni già in corso in tutto il paese e dopo che il Governo Popolare Cinese aveva discriminatamente intimato alla compagnia di non assegnare ai voli sopra lo spazio aereo cinese a piloti o assistenti di volo che abbiano rapporti diretti con chi sostiene la democrazia.

Anche ieri gli scontri tra i manifestanti e la polizia si sono susseguiti nel corso della giornata ed i primi hanno sfidato il coprifuoco radunandosi nel quartiere Sham Shui Po: la polizia li ha poi dissuasi utilizzando lacrimogeni in quella che è una vera e propria faida civile a tutti gli effetti simile a quanto già visto nel passato o in altre zone del mondo anche di recente (ad esempio in Venezuela).

16 persone sono finite in manette sabato, mentre i manifestati hanno scelto come luogo di raduno il Victoria Park, la più grande e vasta area verde della città il cui nome è un omaggio chiaro alla regina d’Inghilterra. Dopo il meeting, una parte del gruppo si è diretta a North Point dove risiederebbero molti immigrati provenienti dalla provincia cinese del Fujian: un luogo nel quale già il 5 agosto si tenne uno scontro feroce tra dimostrati e altri uomini armati di bastoni.

Il giornale di Manchester, The Guardian, racconta di episodi piuttosto violenti e controversi da parte delle autorità di Hong Kong nei confronti delle persone che manifestano: durante l’ultimo week-end si sarebbero succeduti comportamenti riprovevoli senza alcun bisogno e ledendo i diritti fondamentali degli esseri umani. Uno spettacolo riprovevole finito anche su internet con un video caricato da un amatore che mostra agenti in borghese infiltrati aggredire un attivista e brutalizzarlo prima di porlo in arresto. L’uomo è gettato faccia a terra, schiacciato e manganellato ripetutamente.

Il video finito in rete ha subito acceso i gruppi che tutelano e difendono i diritti umani, i quali hanno organizzato un altro sit in sempre nell’aeroporto di Hong Kong: sit-in che si è tenuto proprio questo pomeriggio.