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MES vs BTP. Prendere o No Questi Soldi a Tasso Agevolato? Facciamo Chiarezza

MES vs BTP. Prendere o No Questi Soldi a Tasso Agevolato Facciamo Chiarezza

Mes si, mes no: questo è il dilemma, tutt’altro che amletico. Sicuramente c’è una parte della politica e del sistema italia tutto che vede in quest'”elargizione” europeo, unico strumento finora reso operativo dopo 3 mesi dalla pandemia da parte della UE, un vantaggio da non perdere. Ci sono, però, altri che vedono al di là di quel che sembra o appare altrimenti una scelta scellerata quella di non prendere questi soldi al volo.

Le Dichiarazioni e il Senso Comune

Cerchiamo di fare chiarezza. Un post del noto giornalista Enrico Mentana ha riacceso i riflettori sul Meccanismo di Stabilità Europeo e sui circa 37 miliardi resi disponibili all’Italia, secondo molti, senza condizionalità. O almeno in entrata e secondo certi vincoli di cui spiegheremo.

Mentana, giustamente come altri, ha puntualizzato l’attenzione sul tasso d’interesse di questi soldi prestati all’Italia in questo frangento: lo 0,1% annuo, quindi molto basso. Un tasso d’interesse bassissimo per un prestito di 37 miliardi di euro e senza condizionalità, in un momento così, sarebbero da prendere al volo e chi non lo capisce è probabilmente poco pratico ovvero obnubilato da un pregiudizio magari ideologico o politico. In realtà non è proprio così e cerchiamo di spiegarlo prendendo spunto da un articolo del noto giornalista Thomas Fazi, sul sito www.ilparagone.it.

La Questione del Tasso di Interesse

Al di là delle faziosità, cerchiamo di porre l’accento sulla questione interesse da pagare. Lo 0,1% quale tasso d’interesse annuo sui prestiti del MES, in realtà, è un tasso marginale. Occorre sommare altri costi operativi e una serie di orpelli necessari per ripagare l’attività del prestatore MES che reperisce i soldi sui mercati e deve corrispondere qualcosa.

Come si può facilmente leggere anche sul sito stesso del Meccanismo di Stabilità, la media del tasso d’interesse è di +0,76% e non certo dello 0,1%. Questo tasso, inoltre è inerente alla media dei titoli emessi dal 2012 e quindi potrebbe variare, sia in eccesso, sia in difetto. La verità? Non si sa quale tasso sarà quello definitivo, quindi fare paragoni come si stanno facendo, è anche finanziariamente errato.

Le persone che parlano di questi prestiti come soldi da cui attingere in ragione dell’economicità di questi, li riferiscono agli attuali rendimenti dei nostri BTP, ovvero le obbligazioni emesse dallo Stato Italiano per reperire capitali sul mercato a fronte del pagamento di un interesse a chi presta naturalmente le risorse.

MES vs Emissione BTP: Quale Conviene?

L’ultima emissione, con condizioni fortemente vantaggiose (+1,4% annuo e l’8 per mille a scadenza in caso si mantenga il possesso per tutto il quinquennio)  , ha avuto davvero un grande successo (c’è stato il record) e l’idea,  di parte dell’opposizione politica, di emettere un buono a lunghissima scadenza con rendimenti alti e defiscalizzazione, solletica parte della popolazione italiana. Soprattutto se paragoniamo la possibilità di richiedere soldi al risparmio italiano in cambio di qualcosa, invece che erigere una tassa patrimoniale nottetempo, ipotesi purtroppo sempre al vaglio di chi ha una certa ideologia al riguardo.

Ora, paragonato al tasso d’interesse medio che paghiamo sui titoli a scadenza tra i 5 e i 10 anni, tra +1,3% e +1,6%, la tesi di chi sostiene di cogliere al volo i soldi del MES sembra molto valida. Già, però, considerando i tassi medi d’interesse che paghiamo attualmente sui titoli emessi a tre mesi fino a tre anni, no.

Per quanto concerne i titoli a breve e brevissima scadenza, l’italia ha piazzato ultimamente un BTP a 3 anni con rendimento a +0,5%, quello a un anno con +0,1% mentre quelli a scadenza a sei mesi addirittura con segno negativo, come accade per altri paesi in Europa. Utilizzando questo tipo di titoli, il nostro Stato è riuscito a piazzare da gennaio a fine aprile ben 70 miliardi di titoli a breve scadenza con un tasso d’interesse medio annuo vicino allo 0: -0,03%.

Italia e BCE: Tra Interventismo e Sovranità Monetaria

In tal senso, sottolinea lo stesso Fazi, non si capisce come la Banca Centrale Europea, che pur ci sta aiutando con l’acquisto dei titoli di Stato, non faccia ancor di più per far scendere ulteriormente i tassi d’interesse delle obbligazioni italiane, livellando gli spread. In questo caso, sappiamo bene come le affermazioni della Lagarde, neogovernatrice, in realtà esprimano una vera linea politica, modificata solo in parte e non sappiamo per quanto tempo: in ogni caso insufficiente visto il nostro attuale spread.

In un momento in cui la BCE avrebbe dovuto agevolare gli Stati nel reperire risorse sul mercato dei capitali, facendo di tutto per abbassare i tassi d’interesse, il famoso bazooka pandemico (il piano d’acquisti) pare aver congelato la situazione, ma non dato quella scossa necessaria a sostenere le economie reali e le finanze pubbliche.

Risparmio e Ricchezza Italiani: Aumenta PIL

Oltre a questo, il bravo giornalista punta il dito sulla composizione di questi interessi. Se, da un lato, ciò che pagheremo al MES uscirà interamente dall’Italia, pagando interessi anche più alti nominalmente per sottoscrizioni di italiani, arricchirà il medesimo paese aumentando il risparmio e di conseguenza il PIL che lo ha tra le sue componenti. E, se aumenta il PIL, diminuisce quel famoso rapporto debito sullo stesso che tanti richiami ci è costato, ci costa e ci costerà nel prossimo futuro.

Tornando all’ultima emissione record di BTP, 14 miliardi sui 23 totali è stata acquisita da investitori individuali e per quella dedicata agli investitori istituzionali, ben il 51,9% riguarda istituzioni domestiche, quindi italiane. Oltre a questo, un’emissione prevede l’acquisto stesso da parte della Banca Centrale Europea che continua il passato programma inaugurato da Mario Draghi e che acquista anche in ragione della nuova attività programmatica pandemica: se tra gli investitori istituzionali esteri c’è la BCE, questo significa che parte di quegli interessi tornerà in Italia, suo socio.

Le Ragioni Ulteriori

Oltre a questo, c’è il tema della condizionalità. In caso accettassimo i soldi del MES, non potremo certo spenderli come vogliamo, ma dovremo indirizzarli sulle spese sanitarie dirette o indirette. Al di là della fantasia su quest’ultimo punto, è lapalissiano che le risorse indispensabili per l’Italia siano quelle svincolate da qualsivoglia ingerenza o destinazioni d’uso, senza dimenticare poi tutte le possibili e potenziali ripercussioni future di cui non si ha certezza.

C’è di più, anche dal punto di vista finanziario. I prestiti del MES, essendo prestiti senior, hanno un livello gerarchico superiore agli stessi BTP: questo significa che lo Stato deve restituirli prima degli altri e pagare gli interessi al MES prima anche dei suoi sottoscrittori di obbligazioni. Tutto questo, al di là del lato tecnico, si rifletterà molto probabilmente in un aumento del tasso di rendimento richiesto a fronte di un rischio d’insolvenza percepito in modo maggiore e le agenzie di rating potrebbero determinare criticità ulteriori per una nazione, come la nostra, già oggetto spesso di determinazioni non lusinghiere.

Dulcis in fundo, l’Italia ha bisogno di risorse ingenti e i 36 miliardi del MES sono purtroppo una goccia troppo piccola per far travasare il vaso. Il sistema Italia necessita di almeno 100-150 miliardi in più, a esser ottimisti sperando non accada una seconda ondata pandemica, per questo 2020. Il fabbisogno totale, visto il piano programmatico dei BTP, aumenterebbe a 500-550 miliardi di emissioni. Il che riconduce i soldi del MES a un’inezia e un rischio più alto di quanto necessiti.

Italia e MES: Cosa Succederà?

Il problema fondamentale, dato che l’Italia non ha più una sovranità monetaria, in capo alla BCE che non svolge il ruolo di prestatore di ultima istanza perché creata in un’ottica oramai anacronistica nel suo Statuto, è un altro. Bisogna comprendere se l’attività di acquisto programmatica di titoli e la particolare attenzione nei nostri confronti che per il momento ci ha messo al riparo da tempeste finanziarie, sia prodroma a un accordo in Europa che di fatto ci ha già vincolati politicamente al MES e si dibatte nella maggioranza per cercare di trovare un escamotage politico.

Solo il tempo ci dirà come si è mossa l’Italia; di certo altri paesi in difficoltà anche più di noi, Spagna, Portogallo e Grecia per similitudine presi a esempio, hanno già declinato l’invito per l’accesso a uno strumento così vantaggioso. La spiegazione data da alcuni? Beh, non pagano i nostri rendimenti così alti e il MES allo 0,1% o più di certo non interessa. Spiegazione valida dal punto di vista finanziario e ancor di più da quello politico.