Pensione Opzione Donna: Quanto si Perde, Requisiti e Differenza tra Donne Dipendenti, Autonome o Contributi Misti

Pensione Opzione Donna: Quanto si Perde, Requisiti e Differenza tra Donne Dipendenti, Autonome o Contributi Misti

Il Governo con l’ultima Legge di Bilancio ora all’approvazione della Camera, ha varato anche il prolungamento della possibilità di andare in pensione per le donne utilizzando l’omonima opzione denominata appunto Donna.


Oltre ai requisiti d’accesso che comunque rimangono importanti per poter beneficiare di questo pensionamento anticipato rispetto ai tempi previsti dalla Legge Fornero ovvero da Quota 100, strumento comunque a tempo e sul banco del nuovo esecutivo che lo vuole modificare oppure da altre particolari possibilità (Legge Dini del 1995 o quella Amato del 1992), occorre verificare se per le donne che vogliano e possano avvalersi di quest’oppurtunità sia realmente conveniente farlo a livello economico.

Le domande sono: conviene? quanto si perde? Vediamo di comprendere come funziona quest’opzione e quali siano le differenze anche relative ai differenti regimi contributivi, siano derivati da lavoro dipendente, autonomo, oppure, dulcis in fundo, cumulati da gestione mista (sia autonoma, sia dipendente).

 

Opzione Donna

Come abbiamo anticipato, nella Legge di Bilancio 2020 è stata prorogata la possibilità di andare in pensione con i criteri previsti dall’Opzione Donna, appannaggio naturalmente solo delle lavoratrici, sia dipendenti, sia autonome, che appartengano al genere femminile.

Insieme a Quota 100, questo strumento è uno di quelli che più ha richiamato l’interesse dei cittadini italiani così come dichiarato anche dall’INPS: l’ente di previdenza nazionale ha comunicato il raggiungimento di circa 15mila domande solo per la prima parte del 2019 e stima quota 25mila entro il 31 dicembre.

 

Requisiti

Per poter avvalesi di quest’opzione e accedere al sistema pensionistico e a una rendita derivante dall’iscrizione tra chi usufruisce degli emolumenti elargiti dall’INPS mensilmente, occorre essere in possesso naturalmente di alcuni requisiti tassativi.

Per poter presentare con successo istanza di adesione a Opzione Donna, è necessario:

  • Requisito Anagrafico. Avere almeno 58 anni di età (se siete lavoratrici dipendenti) ovvero 59 se autonome.
  • Requisito Contributivo. Essere in possesso di almeno 35 anni di contributi maturati entro la data del 31 dicembre 2019. Anni di contribuzione al netto di “(…) periodi di malattia, disoccupazione e/o prestazioni equivalenti ove richiesto dalla gestione a carico della quale è liquidato il trattamento pensionistico”.
  • Requisito Temporale. Occorre aver maturato almeno una settimana di contributi prima del 31 dicembre 1995, come da estratto INPS. Ovvero, occorre essere state impiegate e aver verso almeno 7 giorni di contributi prima del passaggio dal calcolo retributivo (antecendente quella data) a quello contributivo (successivo al 1995).
  • Requisito Lavorativo. Le lavoratrici dipendenti, al fine di ottenere la pensione con Opzione Donna, devono cessare il rapporto di lavoro, mentre questo non è richiesto in caso l’opzione venisse esercitata da una donna che risulta come lavoratrice autonoma (l’ultimo lavoro svolto).

 

Contributi Misti: Cosa Succede?

Abbiamo visto che per esercitare quest’opzione si parla di una totalità di anni di contribuzione, ma di diversi aspetti inerenti la natura lavorativa da cui derivano i versamenti di questi contributi. Se per le dipendenti ci sono determinati requisiti, per le lavoratrici autonome sussistono differenti modalità.

In caso di contribuzione mista, ovvero di una donna che possieda sia contributi versati da lavoro dipendente, sia quelli liquidati come professionista o comunque autonoma, come si concretizza questa possibilita?

La legge, al riguardo, ha previsto anche questo caso orientando la scelta sull’ultima occupazione, ossia sulla natura di questa. Se possediamo gli anni di contribuzione necessaria, ossia i 35 anni cumulati dai regimi di contribuzione, dobbiamo considerare il requisito anagrafico necessario come quello attribuibile all’ultimo lavoro svolto o in fase di svolgimento.

Se l’ultimo lavoro che abbiamo fatto è da dipendente, allora basteranno 58 anni di età e occorrerà chiedere il cumulo dei contributi che abbiamo da lavoro autonomo per arrivare ai 35 richiesti, il tutto in modo totalmente gratuito e abbastanza automatico.

Se l’ultima occupazione riguarda un lavoro professionale o comunque autonomo, allora, oltre a richiedere il cumulo dei contributi degli altri regimi, dovremo tassativamente possedere il requisito anagrafico di 59 anni compiuti entro il 31 dicembre 2019, data dell’attuale scadenza di quest’opzione (a meno che non la proroghino anche il prossimo anno).

 

Eccezioni: Lavoratrici nella Scuola o AFAM

Rispetto alle scadenze di cui abbiamo parlato, l’opzione Donna contiene delle eccezioni particolari che riguardano particolari categorie di lavoratrici: quelle del comparto scuola, a tutti i livelli impiegati nel sistema scolastic e quelle legate all’Alta Formazione Artistica Musicale e Coreutica (acronimo AFAM).

Per le donne impiegate in questi settori ci sarà la possibilità di fare richiesta entro il 29 febbraio 2020 in modo da allinearsi alla stagionalità del lavoro stesso, riferito all’anno scolastico.

 

Conviene? Quanto si Perde?

Naturalmente lo Stato Italiano punta a risparmiare sui conti pubblici, spesso oggetto d’indagine e di monitoraggio da parte dell’Europa. La spesa pensionistica fa parte di quelle criticità che spesso ci sono state contestate, a fronte del vasto debito pubblico che grava come una spada di Damocle e ritorna costantemente sia nella cronaca politica interna, sia in quella internazionale, molto spesso anche strumentalizzato.

La risposta alla domanda se convenga o meno è complessa e si rifà alle esigenze personali e familiari di ognuno di noi quindi non si può dare un assenso o meno a questa.

Se, invece, vogliamo quantificare quanto si perda sull’assegno pensionistico che riceveremmo in caso continuassimo a lavorare raggiungendo i requisiti di pensionamento standard, allora possiamo realmente parlare con numeri alla mano.

Come abbiamo detto, prima del 1995 i contributi versati maturavano in ragione di un sistema denominato retributivo, di gran lungo più performante per la rendita futura del lavoratore rispetto a quello applicato al giorno d’oggi, il contributivo. Aderendo all’Opzione Donna, rinunciamo alla possibilità di veder maturati i contributi versati prima del 1996 secondo la passata modalità perché il calcolo dell’assegno verterà esclusivamente sul sistema contributivo, come previsto dal decreto legislativo numero 180 del 1997.

Praticamente in media chi aderisce a opzione donna, va in pensione anticipatamente, ma rinuncia a una percentuale sull’importo mensile che varia dal 25% al 35%  e può arrivare addirittura al 40% a seconda della quantità di contributi versati prima del 1996. Più anni avremo versato prima di quella data, maggiore sarà la perdita che avremmo continuando a lavorare e ottenendo quanto ci spetta fino all’ultimo centesimo.

Il vantaggio, invece, è correlato alla possibilità di andare in pensione in anticipo e ottenere così una rendita che non otterremmo continuando a lavorare. Occorre, dunque, un rapido calcolo matematico e situazione che riguarda ognuno di voi per comprendere benefici e perdite, soppesandole poi in base anche alla risorsa più critica che abbiamo: il tempo.

 

Come Fare Domanda e Decorrenza dei Pagamenti

Se possediamo i requisiti e vogliamo esercitare l’Opzione Donna, dopo aver valutato pro e contro di questa scelta, occorre presentare domanda d’accesso allo strumento sperimentale e si può fare in diversi modi, autonomamente e guidati da istruzioni e procedure, oppure avvalendosi di personale competente:

Per quanto riguarda la decorrenza, coloro che presenteranno domanda di accesso all’Opzione Donna e avranno tutti i requisiti, riceveranno il trattamento pensionistico entro:

  • Lavoratrici Dipendenti. 12 Mesi dalla data in cui maturano i requisiti.
  • Lavoratrici Autonome. 18 Mesi dalla data in cui maturano i requisiti differenti d’accesso alla liquidazione a carico delle gestioni previdenziali di riferimento.