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Poste Italiane: Raccomandata non Consegnata. Antitrust indaga la Società per Pratiche Scorrette

Poste Italiane Raccomandata non Consegnata. Antitrust indaga la Società per Pratiche Scorrette

Sembra incredibile, ma la società Poste Italiane, partecipata e controllata dallo Stato Italiano (35% Cassa Depositi e Prestiti e 29% Ministero dell’Economia e delle Finanze) è sotto la lente d’ingrandimento dell’Antitrust a causa dello scandalo inerente raccomandate non consegnate.

La raccomandata, come sappiamo, è un servizio postale indispensabile per il nostro sistema socio-economico e proprio per questo, ha carattere e forza legale tanto da essere uno strumento molto utilizzato per l’invio di comunicazioni e di documenti importanti. Di certo molto di più del vecchio fax, oramai in disuso e molto più diffusa della Posta Elettronica Certificata che, tra l’altro, ha alcune limitazioni intrinseche e non denota tuttora sicurezza nel popolo italiano.

 

Il Procedimento dell’Autorità contro Poste

L’Autorità Garante della Concorrenza e del Mercato (acronimo AGCM), l’Antitrust, ha messo nel mirino poste italiane a causa di alcune pratiche scorrette. Secondo quanto emesso nella nota dell’Authority, accadrebbe sovente che i postini, invece di accertarsi della presenza o meno del destinatario della raccomandata presso il domicilio indicato, imbuchino direttamente l’avviso di giacenza del plico.

Questo comportamento degli addetti postali, oltre che immorale e non proprio irreprensibile, pone in essere un dubbio legale che l’AGCM ha sollevato deliberando in data 19 novembre l’avvio di un procedimento istruttorio proprio contro Poste Italiane S.p.a. L’obiettivo del procedimento, così come descritto nel comunicato reso pubblico e disponibile per la stampa riguarda:

(…)l’accertamento di una presunta pratica commerciale scorretta, posta in essere nell’ambito del servizio di recapito della corrispondenza e, in particolare delle raccomandate, in possibile violazione degli articoli 20, 21 e 22 del Codice del Consumo.

Ipotesi di Reato

L’ipotesi di reato contestata alle Poste è indicativamente legata alla comunicazione e promozione del servizio di raccomandata stesso, poiché secondo AGCM un cliente sarebbe indotto in maniera ingannevole nell’acquistare un servizio pagando una corrispondente somma di denaro, senza poi ottenere le caratteristiche descritte e promosse da parte della società, ossia Poste Italiane.

Secondo l’Antitrust, ci sarebbero i presupposti per contestare comportamenti che non rispettano la concreta erogazione di un servizio, la qual cosa cagiona un danno notevole al consumatore che paga per ricevere uno standard e non ottiene correttamente quanto promesso dall’azienda. A tal proposito, AGCM richiama proprio l’aspetto che abbiamo prima sottolineato: alcuni postini, sempre più spesso, rifuggerebbero il loro dovere e immetterebbero direttamente l’avviso di giacenza della raccomandata nella buca delle lettera senza accertarsi che ci sia qualcuno disponibile ed idoneo alla ricezione del plico stesso.

Come da nota, ecco lo stralcio descritto dalla AGCM:

Si assume, del resto, quanto al tentativo di recapito della corrispondenza, che l’avviso di giacenza del plico raccomandato spesso verrebbe depositato nella cassetta postale del destinatario dell’invio senza previo accertamento della presenza o meno del medesimo al proprio domicilio.

 

Ispezioni della GdF

La pratica descritta dall’Authority, sembrebbe costituire una scorrettezza e determinare un ruolo sia inefficiente, sia ingannevole da parte di Poste Italiane.

Inefficiente perché le persone che devono ricevere una raccomandata, magari importante ovvero proveniente dalle amministrazioni locali (pensiamo ad esempio alle sanzioni amministrative, le multe che diventano “notificate” al decimo giorno di giacenza), si trovano nell’impossibilità di ottenere subito il plico documentale e devono seguitare le procedure alternative previste da Poste, perdendo tempo e denaro in modo disfunzionale e pagando per un’inefficienza a priori di un servizio pagato.

Ingannevole perché l’azienda avrebbe promosso e veicolato messaggi inerenti al servizio di Ritiro Digitale, una versione moderna e disponibile al posto della Raccomandata fisica. A tal proposito l’Antitrust vuole vederci chiaro circa le condizioni economiche descritte e le modalità di utilizzo di questo servizio alternativo.

Proprio a tal fine, i funzionari della AGCM hanno svolto ieri alcune ispezioni nelle diverse sedi di Poste Italiane avvalendosi del supporto da parte del Nucleo Speciale Antitrust della Guardia di Finanza (acronimo GdF): azioni finalizzate ad acquisire maggiori elementi per procedere nell’istruttoria.

Sperando che l’Autorità non abbia inviato una raccomandata …