Prezzo Oro Vola, Crollo Petrolio e Rame. Effetto Coronavirus sulle Commodities

Quel che potremmo chiamare ormai "Effetto Coronavirus" sta incidendo sempre più sui mercati finanziari. Se, da un lato, le borse sprofondano sotto i colpi della paura e della crisi che, per il nostro paese, sembra dietro l'angolo a meno di non riuscire a risolvere in tempi brevi l'emergenza, dall'altro c'è un bene rifugio, per definizione, il cui prezzo sta letteralmente volando. L'oro, infatti, dopo le recenti quotazioni da record, si lancia verso la quota di 1.700 dollari l'oncia che sembra inarrestabile mentre l'oro nero, il petrolio e le altre commodities, come esempio, il rame, subiscono un crollo dei prezzi repentino e inarrestabile. La paura di una potenziale pandemia, visto quanto sta accadendo nel nostro paese, in Corea del Sud e forse in Iran, incidono su tutti i mercati e sui prezzi dei beni legati principalmente a siffatti territori.  Oro Superstar L'oro, dunque, dopo i rialzi di cui avevamo parlato, ha avuto uno spunto ancora maggiore durante la mattinata di lunedì quando erano aperti solamente i mercati asiatici. Il prezzo del prezioso metallo giallo ha sfiorato i 1.690$ l'oncia con un rialzo di due punti percentuali: qualcosa che non si vedeva da gennaio 2013, più di sette anni fa.  Secondo gli analisti, l'oro arriverà presto a 1.700 per poi consolidarsi anche ipoteticamente al di sopra di questo valore.  La paura e la corsa all'oro come bene rifugio è ancor più chiara se si analizza il crollo dei rendimenti dei titoli di Stato che sta accadendo in tutto il mondo, uno dei beni finanziari che prima del prezioso metallo sono utilizzati per tutelare il capitale. Il tasso di rendimento del decennale USA è sceso a 1,419%, mai così basso dal luglio 2016: i bund tedeschi, sui quali si basano tutti i titoli di Stato dell'Eurozona e da cui si configura lo "spread" proprio come riferimento sostanziale, vedono la curva dei rendimenti tutta verso il basso.  Se consideriamo anche le fluttuazioni delle valute, l'oro è ormai arrivato a quotarsi a livelli record sia per quanto concerne l'euro (1.560,39€ l'oncia), sia per quanto riguarda la sterlina britannica (1.308,45 sterline l'oncia).  Al momento in cui scriviamo, in ogni caso, l'oro segue questa quotazione con una leggera flessione, probabilmente tecnica: Oro Spot. Prezzo 1.645,96$ l'oncia (-0,8%). Prezzo 48,65€ al grammo (-1,03%). Argento, Platino e Palladio Trascinato dall'oro, anche l'argento sta vivendo un momento più che positivo. Il prezzo del metallo meno nobile tra i due, è decisamente salito, quotandosi a 18,90$/l'oncia, tra i massimi livelli di prezzo registrati da settembre dello scorso anno. Nonostante il rally dell'oro, invece, il platino rimane pressoché stabile e non risente dell'influenza dell'effetto Coronavirus, così come il palladio, soggetto anche a tantissime vendite. Questo metallo prezioso, utilizzato principalmente nella costruzione delle marmitte catalitiche per le note proprietà, il cui prezzo è arrivato alle stelle proprio in ragione delle applicazioni e di politiche d'offerta di cui abbiamo parlato in un nostro articolo, sta addirittura crollando: al momento il prezzo del palladio si aggira sui 2.600 dollari l'oncia, in discesa di 4 punti percentuali e le previsioni non sembrerebbero cambiare.  Petrolio e Rame Momenti difficili, come anticipato, per quanto riguarda il petrolio, le cui quotazioni sono spesso soggette alle paure sulla crescita e sulle possibili ripercussioni del Coronavirus a livello mondiale, già sentite e percepite da settimane visto quanto sta accadendo in Cina.  Il petrolio quotato al Brent è sceso sotto i 56 dollari al barile perdendo cinque punti percentuali circa mentre l'indice Wti legato all'oro nero texano è ritracciato intorno ai 51 dollari: prezzi minimi che non si vedevano da tempo. Al momento in cui scriviamo, ecco le quotazioni del petrolio con consegna immediata: Wti Crude. 50,67$ al barile (-1,48%). Brent Crude. 55,57$ al barile (-1,3%). Crolla anche la quotazione del rame, nonostante le sue numerose applicazioni a livello industriale e nel campo elettrico: vero e proprio ago della bilancia per definire una crisi per l'economia globale dietro l'angolo. Il valore del metallo quotato al London Metal Exchange, è sceso a 5.680 dollari la tonnellata, in ribasso di due punti percentuali circa.  Zinco e Siderurgia Male anche altre commodities: lo zinco che trova applicazioni anche nell'industria siderurgica per la creazione delle leghe, vede il suo prezzo crollare con le scorte presenti nei magazzini rimaste invendute a causa della diminuzione della domanda.  Questo calo dello zinco è facilmente spiegabile vista la situazione cinese: il gigante siderurgico orientale Baowu ha già previsto una contrazione della produttività del 5% pari a un milione di tonnellate d'acciaio in questo primo trimestre proprio a causa del contagio. Vista la produzione del colosso nel 2019, pari a 96 milioni di tonnellate d'acciaio, si capisce bene come la situazione non sia di certo delle migliori. D'altro canto anche un'altra grande industria siderurgica cinese, la Jiangsu Shangang Group, ha pubblicamente affermato che ci sarà un rallentamento nella produzione proprio a causa del crollo della domanda sul mercato interno: per questo motivo i vertici aziendali stanno cercando di incentivare l'esportazione in modo da compensare il calo della domanda interna e riuscire a mantenere un livello di produzione ottimale per sostenere i costi con un buon margine. 

Quel che potremmo chiamare ormai “Effetto Coronavirus” sta incidendo sempre più sui mercati finanziari. Se, da un lato, le borse sprofondano sotto i colpi della paura e della crisi che, per il nostro paese, sembra dietro l’angolo a meno di non riuscire a risolvere in tempi brevi l’emergenza, dall’altro c’è un bene rifugio, per definizione, il cui prezzo sta letteralmente volando.

L’oro, infatti, dopo le recenti quotazioni da record, si lancia verso la quota di 1.700 dollari l’oncia che sembra inarrestabile mentre l’oro nero, il petrolio e le altre commodities, come esempio, il rame, subiscono un crollo dei prezzi repentino e inarrestabile.

La paura di una potenziale pandemia, visto quanto sta accadendo nel nostro paese, in Corea del Sud e forse in Iran, incidono su tutti i mercati e sui prezzi dei beni legati principalmente a siffatti territori.

Oro Superstar

L’oro, dunque, dopo i rialzi di cui avevamo parlato, ha avuto uno spunto ancora maggiore durante la mattinata di lunedì quando erano aperti solamente i mercati asiatici. Il prezzo del prezioso metallo giallo ha sfiorato i 1.690$ l’oncia con un rialzo di due punti percentuali: qualcosa che non si vedeva da gennaio 2013, più di sette anni fa.

Secondo gli analisti, l’oro arriverà presto a 1.700 per poi consolidarsi anche ipoteticamente al di sopra di questo valore.

La paura e la corsa all’oro come bene rifugio è ancor più chiara se si analizza il crollo dei rendimenti dei titoli di Stato che sta accadendo in tutto il mondo, uno dei beni finanziari che prima del prezioso metallo sono utilizzati per tutelare il capitale.

Il tasso di rendimento del decennale USA è sceso a 1,419%, mai così basso dal luglio 2016: i bund tedeschi, sui quali si basano tutti i titoli di Stato dell’Eurozona e da cui si configura lo “spread” proprio come riferimento sostanziale, vedono la curva dei rendimenti tutta verso il basso.

Se consideriamo anche le fluttuazioni delle valute, l’oro è ormai arrivato a quotarsi a livelli record sia per quanto concerne l’euro (1.560,39€ l’oncia), sia per quanto riguarda la sterlina britannica (1.308,45 sterline l’oncia).

Al momento in cui scriviamo, in ogni caso, l’oro segue questa quotazione con una leggera flessione, probabilmente tecnica:

  • Oro Spot.
    • Prezzo 1.645,96$ l’oncia (-0,8%).
    • Prezzo 48,65€ al grammo (-1,03%).

Argento, Platino e Palladio

Trascinato dall’oro, anche l’argento sta vivendo un momento più che positivo. Il prezzo del metallo meno nobile tra i due, è decisamente salito, quotandosi a 18,90$/l’oncia, tra i massimi livelli di prezzo registrati da settembre dello scorso anno.


Nonostante il rally dell’oro, invece, il platino rimane pressoché stabile e non risente dell’influenza dell’effetto Coronavirus, così come il palladio, soggetto anche a tantissime vendite. Questo metallo prezioso, utilizzato principalmente nella costruzione delle marmitte catalitiche per le note proprietà, il cui prezzo è arrivato alle stelle proprio in ragione delle applicazioni e di politiche d’offerta di cui abbiamo parlato in un nostro articolo, sta addirittura crollando: al momento il prezzo del palladio si aggira sui 2.600 dollari l’oncia, in discesa di 4 punti percentuali e le previsioni non sembrerebbero cambiare.

Petrolio e Rame

Momenti difficili, come anticipato, per quanto riguarda il petrolio, le cui quotazioni sono spesso soggette alle paure sulla crescita e sulle possibili ripercussioni del Coronavirus a livello mondiale, già sentite e percepite da settimane visto quanto sta accadendo in Cina.

Il petrolio quotato al Brent è sceso sotto i 56 dollari al barile perdendo cinque punti percentuali circa mentre l’indice Wti legato all’oro nero texano è ritracciato intorno ai 51 dollari: prezzi minimi che non si vedevano da tempo.

Al momento in cui scriviamo, ecco le quotazioni del petrolio con consegna immediata:

  • Wti Crude. 50,67$ al barile (-1,48%).
  • Brent Crude. 55,57$ al barile (-1,3%).

Crolla anche la quotazione del rame, nonostante le sue numerose applicazioni a livello industriale e nel campo elettrico: vero e proprio ago della bilancia per definire una crisi per l’economia globale dietro l’angolo. Il valore del metallo quotato al London Metal Exchange, è sceso a 5.680 dollari la tonnellata, in ribasso di due punti percentuali circa.

Zinco e Siderurgia

Male anche altre commodities: lo zinco che trova applicazioni anche nell’industria siderurgica per la creazione delle leghe, vede il suo prezzo crollare con le scorte presenti nei magazzini rimaste invendute a causa della diminuzione della domanda.

Questo calo dello zinco è facilmente spiegabile vista la situazione cinese: il gigante siderurgico orientale Baowu ha già previsto una contrazione della produttività del 5% pari a un milione di tonnellate d’acciaio in questo primo trimestre proprio a causa del contagio. Vista la produzione del colosso nel 2019, pari a 96 milioni di tonnellate d’acciaio, si capisce bene come la situazione non sia di certo delle migliori.

D’altro canto anche un’altra grande industria siderurgica cinese, la Jiangsu Shangang Group, ha pubblicamente affermato che ci sarà un rallentamento nella produzione proprio a causa del crollo della domanda sul mercato interno: per questo motivo i vertici aziendali stanno cercando di incentivare l’esportazione in modo da compensare il calo della domanda interna e riuscire a mantenere un livello di produzione ottimale per sostenere i costi con un buon margine.