Home Economia Problemi e Guai per Banche e Italia se Questo Indice Dovesse Salire....

Problemi e Guai per Banche e Italia se Questo Indice Dovesse Salire. Capiamo Perché

Problemi e Guai per Banche e Italia se Questo Indice Dovesse Salire. Capiamo Perché

Il Governo Italiano, al di là dei dieci giorni passati durante gli Stati Generali, si trova a temporeggiare ed è immobilizzato all’interno di contraddizioni che appaiono insanabili tra partiti così diversi e interessi molto differenti.

La Situazione Attuale

Mentre si attendono i fondi in arrivo dall’Europa a partire probabilmente dal 2021 e con molte condizioni (anche la Merkel è stata chiara al riguardo), occorre analizzare la situazione nel nostro Sistema Paese e capire cosa stia accadendo.

ISTAT ha certificato a giugno una crescita dei prezzi solamente dello 0,1% e una decrescita del Prodotto Interno Lordo che caratterizza tecnicamente una situazione disfunzionale. L’Italia si trova al limite della deflazione, ossia i prezzi non salgono abbastanza, anzi potenzialmente potrebbero scendere e i prodotti costano meno.

Questa situazione, apparentemente utile e positiva per gli italiani, in realtà, nasconde un problema molto grave: i prezzi scendono perché non c’è domanda interna sufficiente e gli italiani, in un contesto d’incertezza e di paura nel futuro e nel presente anche a causa della pandemia, propendono ancor di più per il risparmio.

La Borsa, dunque, soffre, ma attenzione particolare va rivolta all’indice che più di tutti preoccupa, ossia lo spread. Bisogna, infatti, focalizzarsi su questo valore, o meglio, valutare ciò che il valore stesso nasconde, ossia il rendimento che l’Italia deve corrispondere a fronte della propria attività fisiologica di reperimento capitali nel mercato obbligazionario. Se l’indice sale, come accadde in passato, saranno guai e problemi sia per le banche italiane, sia per tutto il sistema paese. Cerchiamo di capire il perché.

Cos’è lo Spread BTp-Bund

Quando si parla di spread, in realtà si parla di un differenziale matematico. Nel caso italiano, l’indice preso a riferimento è naturalmente quello dell’economia più forte europea, ossia nella zona euro, quella del paese che ha di fatto disegnato l’attuale Unione, la Germania.

Pur sentendolo spesso nominare e comprendendo quanto questo valore incida sulle finanze dei cittadini italiani, dei risparmiatori e sul sistema paese nel suo complesso, a causa delle ripercussioni dirette sulla finanza pubblica e sul comparto bancario, lo spread è spesso oggetto di confusione e di errate valutazioni sul reale significato.

Tutti noi sappiamo che è importante, fondamentale e molti ricordano che fece anche cadere il Governo Berlusconi, l’ultimo Premier eletto direttamente dal popolo, prima del Governo Monti e di tutti i successivi esecutivi che, bene o male, hanno rappresentato solo in parte la reale volontà popolare del paese, consegnato oramai alla mercé dei dettami che arrivano e che arriveranno dall’organismo sovranazionale cui abbiamo deciso di votarci in ragione dell’incapacità ovvero impossibilità nel risolvere i nostri problemi interni.

Lo spread tra BTp e Bund null’altro è che la differenza tra i rendimenti dei titoli decennali tedeschi (quelli con scadenza a dieci anni) e quelli similari emessi dall’Italia. Si tratta, dunque, di un benchmark legato al titolo che meno di tutti paga un rendimento sul mercato dei capitali (addirittura è negativo come tanti altri in Europa, fenomeno che possiamo dirlo ad alta voce, è assolutamente disfunzionale e figlio di un sistema che sta palesando problemi in varie zone del mondo, seppur abbia portato al più alto tasso di benessere).

Il differenziale attuale si trova a circa 173 punti percentuali, registrando un rendimento dei nostri titoli di +1,25% l’anno, mentre i Bund realizzano una perdita netta in chi investe nell’ordine di -0,48% annui. Tra i titoli di Stato spagnoli, un’altra nazione gravemente colpita dal CoViD-19, e quelli tedeschi, il differenziale è attualmente di 70 punti base: i BONO decennali spagnoli rendono +0,25%.

Banche, Imprese e Cittadini: Cosa Accade se Spread Sale

Al di là della teoria, lo spread si ripercuote sulla vita economica di un paese perché se il rendimento dei titoli di Stato italiani sale, allora occorrono più soldi per pagare gli interessi e questo significa minori risorse appannaggio di politiche quali sanità, previdenza, assistenza (quindi pericolo per il Reddito di Cittadinanza, etc.).

Senza dimenticare la minaccia delle agenzie di rating che potrebbero catalogare i nostri titoli a Junk, facendone schizzare lo spread una volta terminata la crisi da CoViD-19 (l’Italia si ritroverà un debito al 160% del PIL e se l’Unione Europea dovesse imporre le sue solite politiche ci saranno fortissime ripercussioni sul piano finanziario).

Le Banche italiane soffriranno in ragione del fatto che nei loro bilanci ci sono tantissimi BTp, soprattutto in quelle leader di settore quali Unicredit e Intesa, prossima alla fusione con Ubi. Se aumentano i tassi di rendimento, i prezzi dei BTp diminuiscono e diventano più difficilmente piazzabili sul mercato secondario.

Dulcis in fundo, se aumenta il differenziale Spread, aumentano anche i tassi d’interesse passivi, ossia quelli che paghiamo quando sottoscriviamo un mutuo o un finanziamento magari stipulato per ristrutturare casa, ovvero per pagare un bene durevole, a fronte di un particolare contratto legato appunto a questo tipo di misure.

La BCE e il MES: Benefici e Rischi per Spread

In tutto questo, però, occorre anche sottolineare il buon lavoro che sta svolgendo la Banca Centrale Europea perché lo spread non aumenti. La Lagarde, infatti, ha aumentato la dotazione del nuovo programma di acquisti e ne ha anche prolungato l’attività fino al prossimo giugno 2021, affiancandolo già al vecchio programma promosso dall’ex Governatore Mario Draghi.

Lo spread, dunque, dovrebbe resistere alle forti perturbazioni finanziarie che sicuramente coinvolgeranno l’euro e i paesi dell’Eurozona, a fronte di manovre speculative e in ragione di una grave incertezza nel futuro.

L’unico pericolo che riguarda le decisioni nostrane riguarda l’adozione del MES, che per molti sarebbero soldi utili a finanziare le spese sanitarie e magari destinare risorse assegnate al comparto sanitario italiano in altre tipologie di spesa, fermo restando sempre la validità dell’accordo “light” con questi che potrebbero apparire anche azioni borderline e non in linea con quanto sottoscritto.

Il problema, al di là dell’assenza di interessi, riguarda la natura stessa del MES, l’essere un credito privilegiato, quindi venire prima anche dei pagamenti in BTp. Questa prerogativa, al di là di tutte le attività di monitoraggio e indirizzamento correlate al meccanismo stesso e pur sempre applicabili (il Trattato non è stato cambiato), evidenzia un problema proprio in capo allo spread e ai BTp stessi.

I creditori dello Stato, infatti, giustamente potrebbero pretendere di avere quanto meno lo stesso trattamento, evidenziando un maggior rischio in capo ai buoni stessi e quindi un maggior rendimento da corrispondere. L’Italia, a fronte d’utilizzo del MES, dovrebbe quindi anche pretendere dalla BCE il taglio sullo spread a prescindere da quel che potrebbe accadere, almeno al di sotto della soglia rilevata al momento stesso. Sappiamo, però, che essendo la BCE un organismo teoricamente indipendente, questo non è possibile.