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Proroga all’Obbligo Dispositivi Anti Abbandono: Il Governo ed il Ministro Rivedono i Tempi di Applicazione

Proroga all'Obbligo Dispositivi Anti Abbandono: Il Governo ed il Ministro Rivedono i Tempi di Applicazione

Notizie nuove per quanto concerne l’obbligo dei dispositivi anti abbandono decretato dalla Legge n° 117 del 2018 che ha modificato l’articolo 172 del Codice della Strada (acronimo CdS). Il Ministro dei Trasporti e delle Infrastrutture, Paola de Micheli, su impulso e pressione da parte di moltissime associazioni dei consumatori, tra cui il Forum delle Associazioni Familiari, vicina al CEI episcopale, ha fatto un piccolo passo indietro.

Decreto Attuativo e Legge Dispositivi Anti Abbandono: Storia

Fermo restando il fatto che fosse una legge non promulgata dall’attuale maggioranza e, viste le difficoltà nell’interpretare la volontà di chi ha redatto tale formulato inizialmente, l’attuale Governo sembra però comprendere la topica in cui si era finiti, tra consumatori che rincorrevano i negozianti rei di non avere i dispositivi a disposizione in largo numero, assenza di informazioni, nullità di certificazione da ente terzo (ogni fabbricante rilascia autocertificazione in cui dichiara a norma di legge il proprio dispositivo, ma potrebbe anche “sbagliare in buona fede”) e tempismo non proprio eccelso, dato che stiamo entrando nella stagione invernale.

La legge prevedeva almeno 120 giorni di tempo per adeguarsi al Decreto Attuativo che doveva emanare il Ministero dei Trasporti e delle Infrastrutture, ma poneva anche una data limite per velocizzare la procedura, data che si è poi rivelata arma a doppio taglio legislativo. Quel tempo, pari a 4 mesi, era ritenuto necessario e sufficiente dal legislatore affinché le persone fossero informate, i produttori si allineassero ai requisiti inseriti nel decreto stesso ed i consumatori avessero il tempo di acquisire il dispositivo migliore sul mercato e non un dispositivo tra i tanti, quello disponibile a prescindere.

La data, posta come limite, intendeva imprimere un’accelerazione al Decreto prima della stagione estiva: accelerazione che non c’è stata anche a causa dell’Europa, il cui ufficio Tris ha richiesto, con parere giustificato, al nostro Governo di modificare il Decreto stesso. Prima, infatti, era presente una certificazione ex ante che avrebbe agevolato sia i produttori, sia i consumatori e sia le forze dell’ordine, chiamate a verificare con mano ogni punto del Decreto per quanto concerne i dispositivi montati.

Purtroppo, a causa di giustificazioni inerenti il libero commercio, quanto mai ingiustificabili in questo tipo di legge che salvaguardava anche la salute pubblica, si è modificato il Decreto abbracciando quanto ci richiedeva l’Europa: via la certificazione da ente terzo per permettere a tutti di commercializzare, autocertificazione dei produttori con due righe e, dulcis in fundo, presunzione di conformità. Un dispositivo, venduto in uno degli stati indicati, si presume conforme ai requisiti iscritti nel Decreto perché è già commercializzato liberamente in quegli stati. Una chicca che ancora dovrà trovare conforto nelle risultanze pratiche, ma nel prossimo futuro ne avremo sicuramente.

Slitta l’obbligo

La nuova e gradita notizia, quasi impressa dall’insorgere delle varie associazioni di famiglie e consumatori, è senz’altro la marcia indietro del Ministro dei Trasporti e delle Infrastrutture che ha capito, da donna intelligente qual è, di aver forse trascurato la problematica inerente gli effetti e le tempistiche dell’entrata in vigore.

Intervistata a Radio 24, la Ministra ha difeso la sua linea giustificando il suo operato e richiamando anche una certa urgenza nel proposito di difendere la tutela dei bambini e salvarli da un destino crudele se dimenticati in auto. D’altro canto, la stessa De Micheli ha aperto ad una possibile proroga e tale intendimento ha trovato riscontro anche a livello istituzionale.

Tra le news del Ministero dei Trasporti e delle Infrastrutture (raggiungibile cliccando qui) si legge chiaramente che il Governo, ovvero il Parlamento e la sua maggioranza, visto quanto accaduto, sta pensando il miglior modo per legiferare un emendamento che proroghi le sanzioni previste dalla Legge dando il tempo alle persone di informarsi, ai produttori di uniformarsi correttamente e senza rischiare ripercussioni legali ed ai consumatori di scegliere il miglior dispositivo possibile per la tutela del loro bambino.

L’obbligo, dunque, slitterà al nuovo anno, si pensa proprio a cavallo del mese di marzo, come sarebbe dovuto essere nel caso dei 120 giorni previsti dall’intendimento originario. In attesa di un riscontro istituzionale legislativo chiaro e incontestabile, per il momento il consiglio è quello di non correre dietro a slogan commerciali ed attendere sia la proroga, sia il nuovo Decreto con le indicazioni per accedere agli incentivi fiscali, previsti come contributi diretti ad acquisto pari a 30€.

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