Quota 100 Addio. Ritorna la Fornero? La Riforma delle Pensioni tra Abolizione e Revisione. Le Ipotesi

Quota 100 Addio. Ritorna la Fornero? La Riforma delle Pensioni tra Abolizione e Revisione. Le Ipotesi

Al vaglio dell’attuale esecutivo, come previsto in agenda, c’è naturalmente il tema calco delle pensioni e di una riforma richiesta da più parti sociali che stenta a decollare. Per il momento è ancora tutto in stand by, ma il fantasma del ritorno della Legge Fornero, seppur apparentemente lontano, incombe su tutto il sistema pensionistico e ben sappiamo che una certa frangia politica (nonché Europea) ben vede una limitazione radicale nel nostro welfare state in ragione di conti pubblici sui quali grava tantissimo questo sistema di diritto acquisito da parte degli italiani (i quali hanno lavorato per anni e versato miliardi di contributi n.d.r.).


La misura propugnata dalla Lega di Salvini, la cosiddetta Quota 100, è infatti uno strumento di tipo sperimentale che esaurirà la sua efficacia nel 2022. In parole semplici, le persone potranno avvalersi della possibilità di andare in pensione con la somma tra l’età anagrafica e gli anni contributivi: 62 anni di età tassativi e 38 anni di contributi.

Se le cose dovessero rimanere come ora, dall’anno successivo alla scadenza di questo provvedimento (i cui fondi destinati sono tutti da riconsiderare visto il cambio di esecutivo) tornerà la Legge Fornero e le sue regole che tanto nocumento hanno fatto ai pensionati in ragione della stabilità dei conti declamata come il Santo Graal. Stabilità e Austerity che vanno avanti da anni, ma a cui non seguono né risultati, né investimenti, né crescita.

Per quanto concerne Quota 100, la Lega di Salvini vorrebbe prolungare e rendere definitiva questa soluzione, ma di certo il fatto di essere ora all’opposizione rende la cosa almeno improbabile se non impraticabile visti anche i rapporti con l’attuale Premier Conte, oramai calatosi nel panorama politico a piè pari.

 

Le Opzioni

Tra le opzioni al vaglio dell’attuale esecutivo, dei tecnici ministeriali e delle Commissioni al Senato e alla Camera che hanno competenza per analizzare promuovere le riforme sul sistema pensionistico, ci sono molti numeri. Talmente tanti da far invidia alla cabala e alla smorfia napoletana.

Alcuni richiamano Quota 94, altri 92, altri ancora 41 riferendosi agli anni di contribuzione, l’attuale 100 ovvero 103. Tutti, comunque, vogliono cambiare e pensano di avere la ricetta giusta quando in realtà l’intendimento è sempre lo stesso: risparmiare sulla Spesa Pubblica per consentire di avere parametri regolari in seno all’Europa.

Un intendimento di certo sano, ma non proprio economicamente favorevole, dato che il PIL si lega anche alla Spesa Pubblica. Oltre a questo aspetto, considerato un Governo tenuto insieme anche controvoglia e contronatura, gli aspetti politici potrebbero davvero ingenerare un escalation verso la crisi.

Leggendo i numeri inferiori di questi giorni (Quota 91, 92, ma anche 41 anni di contribuzione), sembrerebbe finalmente cambiata l’aria e si vorrebbe provare a far andare in pensione anticipatamente, o meglio, fisiologicamente, gli italiani anche per consentire un certo turn-over positivo nel mondo del lavoro.

Nonostante l’elevato debito pubblico, anche per ragioni politiche, il Governo che sembrava contro la Quota 100 di Salvini, starebbe pensando a trovare soluzioni per abbassare la soglia di età pensionabile e riformare la Legge Fornero che incombe comunque come una Spada di Damocle sul popolo italiano.

Allo stato attuale, l’ipotesi più percorribile e meno fantasiosa è sicuramente quota 41: ossia consentire di accedere al sistema pensionistico e alla rendita spettante a tutti quei lavoratori che hanno almeno 41 anni di contribuzione alle spalle, a prescindere dall’età.

Esiste già questa possibilità, ma ci sono anche tantissimi vincoli e paletti che riducono chiaramente la platea dei potenziali beneficiari a poche unità. Per andare in pensione con 41 anni di contributi, tra le altre cose, occorre soddisfare queste caratteristiche:

  • Essere un lavoratore precoce.
  • Appartenere a una determinata categoria di lavoratori che sono considerate svantaggiate ai termini di legge, ossia una tra queste:
    • Disoccupati.
    • Invalidi nella misura minima del 74%.
    • Caregivers.
    • Lavoratori Gravosi.

 

Quota 103

Tra le opzioni in discussione tra i partiti di maggioranza, c’è una novità: si chiama Quota 103. Dato che la misura promossa dalla Lega è indigesta sia per una questione finanziaria, sia per ripercussioni politiche, si starebbe pensando di prendere il buono dello strumento e rimodularlo, procedendo a una revisione concettuale e numerica.

In parole semplici, si vorrebbero innalzare i presupposti anagrafici e contributivi lasciando la possibilità di accedere alla pensione con la somma di questi. La novità consterebbe nel numero necessario, ossia negli anni d’età e contributivi sufficienti per l’accesso: da 100 (con 62 anni di età minima tassativa) a 103.

Secondo il Presidente di Itineri Previdenziali, Alberto Brambilla, si potrebbe agire con questa strategia pensionistica sostituendo varie misure quali Quota 100, Ape Sociale e l’Opzione Donna, comunque utilizzate dagli italiani, per far posto a Quota 103, ossia un pensionamento possibile a 64 anni di età minima e almeno 39 di contributi.

Ciò consentirebbe allo Stato Italiano di abbracciare quanto ci chiede l’Europa sul nostro Stato Sociale e risparmiare 8,1 miliardi di euro già nel 2021. Brambilla parla di strategia perché non basterà rimodulare i numeri di questa riforma, ma occorrerà predisporre nuove modalità di accesso ai cosiddetti fondi esubero perché i costi del sistema pensionistico gravino sulle imprese e sui lavoratori e non solo sulle istituzioni pubbliche, quindi sui contribuenti.

Per il Presidente, occorre

(…) estendere ad altre categorie professionali i fondi esuberi in modo che, sul modello di quanto già fatto da banche e assicurazioni, siano completamente finanziati da imprese e lavoratori, dunque a costo zero per la collettività.

La misura Quota 103, inoltre, non ostacolerebbe la possiblità di andare in pensione anticipata come previsto dalla Legge Fornero, ovvero con 42 anni e 10 mesi di contribuzione per gli uomini, ossia 41 anni e 10 mesi per le donne. Ricordando che, chi si avvale di questa possibilità, rinuncia tassativamente alla possibilità di cumulo.

 

Problemi

Nonostante apparentemente Quota 103 sia la soluzione ideale, resta il problema dei lavoratori nel comparto pubblico: gli statali. Questi non avrebbero la possibilità di accedere al fondo esuberi previsto appannaggio esclusivamente dei settori privati e quindi non potrebbero beneficiare dei vantaggi derivanti da questa possibilità. In parole povere, rimarrebbero fuori dalla potenziale riforma della Quota 103.

Il risparmio citato, dunque, non sarebbe poi così reale perché nella pubblica amministrazione ci sono tantissimi dipendenti che oramai hanno superato i 50 anni, quindi una categoria di persone di cui tenere gran conto quando si vuole analizzare la Spesa pubblica per quanto riguarda il sistema pensionistico italiano.

Proprio questi, secondo il Ministro dell’Economia e delle Finanze Roberto Gualtieri, hanno pesato in maniera ingente sulla possibilità prevista dalla Quota 100. La questione su un’ipotetica riforma come Quota 103, dunque, deve assolutamente tenere conto dei grandi numeri di questa categoria di lavoratori pubblici che ha pesato in modo enorme sulle casse dello Stato.

 

Quota 100 Addio

Fermo restando il fatto che i dipendenti pubblici sono sempre stati storicamente avvezzi ad entrare nel sistema pensionistico italiano prima degli altri, per ragioni di utilità e di benefit legati allo Stato stesso (quindi non si tratta di certo di una novità n.d.r.), secondo l’attuale Ministro si deve mettere mano alla Quota 100, il che significa abolirla molto prima della sua scadenza naturale.

Se siete stati i fortunati che hanno potuto aderire a quest’iniziativa riformista, allora sappiate che tra non molto probabilmente si dovrà dire addio a Quota 100 e alla possibilità di andare in pensione in modo decoroso e normale.

Le parole del Ministro sulla questione non lasciano di certo spazio a interpretazioni:

(Quota 100 n.d.r.) non è stata sicuramente una misura ottimale. Questa misura ha un costo consistente e le risorse andavano spese in un modo diverso. Abbiamo deciso di lasciare così come è per non creare un clima di ansia e incertezza, e quindi l’abbiamo lasciata lì anziché eliminarla.

Vero che la speranza di vita si è innalzata, verissimo che la salute delle persone è assai migliore rispetto al passato, ma tutti i soldi versati negli anni dai contribuenti italiani per sostenere il welfare state non li hanno di certo dilapidati i cittadini.

Ogni tanto la politica dovrebbe ricordarsi il ruolo di responsabilità assegnatole e non solamente quello di rappresentanza, tra l’altro di dubbia provenienza dato che gli italiani non votano quasi mai e quando lo fanno rimane quel dubbio amletico di aver speso tempo prezioso facendo qualcosa di inutile e di non essere più così determinanti come democrazia imporrebbe.