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Recovery Fund. I Prestiti Europei sono Senior, Come Quelli del MES e del Fondo SURE

Recovery Fund. I Prestiti Europei sono Senior, Come Quelli del MES e del Fondo SURE

Durante l’audizione alla V Commissione della Camera (competente in Bilancio, Tesoro e Programmazione) da parte del Ministro dell’Economia Roberto Gualtieri, quest’ultimo ha sottolineato come i prestiti europei che arriveranno dal Recovery Fund, legato al Programma Next Generation EU (i 209 miliardi circa destinati al nostro paese in sussidi e prestiti nei prossimi anni) sarebbero senior e non equiparati agli altri.

Le Parole del Ministro

Alla pari di quanto accade sia per il Meccanismo Europeo di Stabilità (il cosiddetto MES, al centro del dibattito politico e mai attivato nonostante il piano “light” stabilito dall’Unione Europea nel caso di spese sanitarie) sia per quanto occorre al Fondo SURE, dedicato al pagamento della Cassa Integrazione, il Ministro dell’Economia ha confermato, con aria alquanto angelica, che i prestiti provenienti dall’Unione Europea sono tutti crediti “senior”, ossia privilegiati.

Cosa significa? Per spiegare cosa s’intende con il termine “senior”, derivante dal gergo anglosassone, basti pensare ai nuovi ruoli lavorativi che emergono in molte aziende: spesso troviamo definiti i ruoli e identificati con lo stesso sostantivo, ma declinati diversamente in “senior” e “junior”. Naturalmente quest’ultimo è di un grado inferiore al primo e ne determina la gerarchia.

Lo statuto di credito privilegiato appannaggio del fatidico MES, da tutti osteggiato e associato a quanto accaduto per quanto concerne il salvataggio di una Grecia, al tempo sull’orlo del default, è praticamente identico a quello dei prestiti che arriveranno all’Italia in ragione del Recovery Fund e dal Fondo SURE.

Trionfo o No?

Sappiamo tutti che, al di là dei trionfalismi di sorta, l’Unione Europea non ci darà una tantum 200 miliardi di euro, ma legherà il sostegno economico alla presentazione di Recovery Plan basati su riforme e destinazioni di spesa approvate. In primis ci liquideranno la parte in sussidi che, purtroppo, non è totalmente a fondo perduto in quanto l’Italia è contributore netto e ha aumentato la sua quota in ragione degli sconti concessi ai Paesi Frugali (oltre all’assunzione del rischio globale in caso un paese che accede al Next Generation EU poi non ripaghi n.d.r.) e poi ci daranno i prestiti, più di 120 miliardi, la parte preponderante.

Ora, se questi prestiti, ossia crediti, sono privilegiati (senior), significa che passano davanti agli altri, ossia diventano e pesano maggiormente al momento dei pagamenti. Questo comporta una segmentazione del debito, una differenziazione negli asset e tale concetto non è solo una mera astrazione, ma si concretizza, in fase di liquidazione, in maniera praticamente sconveniente per chi, ad esempio, è titolare dei BTp italiani. Tali titoli di debito, infatti, diventeranno praticamente “junior” e, in caso di difficoltà, potranno anche rischiare di non essere onorato o comunque diventano minoritari rispetto ai senior.

Al di là di questo rischio, legato anche al concetto di subordinato, cui ricordiamo la crisi bancaria, il concetto di “senior” determina, associato alla tutela politica e istituzionale, un vero e proprio legame tra chi detiene questo credito e il debitore stesso, ossia l’Italia.

Il Rischio di Segmentazione e i Riflessi sullo Spread

Oltre a questo, dulcis in fundo, un’obbligazione subordinata, quale rischiano di diventare i titoli BTp italiani (ricordiamo, legati allo spread), deve per natura rilasciare un rendimento più alto di quelli “senior”. Ciò può determinare una turbolenza rispetto al rendimento dei nostri titoli piazzati dal Tesoro e quindi una maggiore spesa per quanto riguarda il finanziamento fisiologico che il nostro Stato contrae nel tempo.

Per semplificare, è ovvio che gli investitori istituzionali, sapendo che comprano obbligazioni e titoli “junior” (semmai davvero lo diventeranno, viste le parole del Ministro n.d.r.) pretenderanno rendimenti maggiori, a fronte della maggiorazione di un rischio che comunque potrebbe anche non palesarsi mai (difficilmente l’Italia fallirà, ma i mercati comunque prezzeranno il rischio di questo “subordine”).

Il tanto decantato risparmio del MES inerente ai tassi d’interesse, come abbiamo sempre spiegato, potrebbe non essere quello linearmente calcolato a livello matematico. Questo perché non si considera l’effetto “senior vs junior” e la segmentazione del debito, coniugato al fatto che la BCE sta comunque calmierando il nostro spread (o meglio, tenendo basso il rendimento, ciò che realmente interessa n.d.r.) acquistando le obbligazioni fino tramite i piani programmatici tra cui il PEPP (fino a giugno 2021).