Salvataggio Carige: Quanto Vale il Bonus per i Piccoli Azionisti? Il Piano a Incentivo. Nessuno Sconto a Malacalza

Salvataggio Carige: Quanto Vale il Bonus per i Piccoli Azionisti? Il Piano a Incentivo. Nessuno Sconto a Malacalza

Il salvataggio di della Banca Carige sta per entrare nel vivo di quanto previsto dal piano e la data dell’assise decisiva che sarà chiamata a suggellare l’aumento di capitale da 700 milioni di euro, tra i pilastri del piano redatto da FITD con altri partner istituzionali, si avvicina.

Il 20 settembre è cerchiato in rosso sul calendario dei soci di Carige, sia quelli grandi, come Malacalza, sia quelli piccoli, comunque interessati soprattutto dal piano redatto dai Commissario ad incentivare la loro partecipazione, necessaria al raggiungimento del quorum del 20% (tassativo per poter deliberare), sia al fine di ottenere un consenso alla manovra finanziaria.

Quanto vale realmente il bonus per i piccoli azionisti? Il Sole 24 Ore ha voluto chiarire la questione cercando di capire quale e quanto possa essere il vantaggio appannaggio dei piccoli e dei grandi azionisti nel vedere diluita la propria partecipazione e svilito il proprio investimento, a causa dell’ennesimo aumento di capitale.

Il meccanismo è semplicemente machiavellico, come ogni cosa finanziaria. I commissari hanno dedicato una specie di fondo, pari a 10 milioni di euro di azioni perdute assegnate dallo Schema Volontario di FITD agli attuali piccoli azionisti di Carige, fermo restando la loro tassativa partecipazione all’assemblea, anche per delega: a prescindere dal voto. Una variabile comunque poco sostanziale, dato che se non passerà l’aumento di capitale non ci sarà nemmeno il premio in azioni.

Carige è al quarto aumento di capitale in sette anni, ma quest’aumento, dopo quello rispedito al mittente nell’assise del dicembre 2018 che causò poi un susseguirsi di eventi negativi tali da condurre l’istituto al Commissariamento da parte della BCE (rimane ancora il mistero sulle modalità), si profila essere decisivo, vista l’entrata in gioco del partner industriale, Cassa Centrale Banca.

Questi, entro due anni, diverrà praticamente proprietaria della quota di maggioranza, partendo dal suo 9,9% al fine di evitare adempimenti burocratici e sveltire le procedure.

Nonostante si parli di centinaia di milioni, attualmente Carige, così come segnala la relazione redatta dai Commissari, vale circa 55 milioni di euro: un valore molto basso, relativo anche all’inattività e alle passività presenti.

Questo valore deriva dal prezzo di emissione definito per le nuove azioni: dopo essersi confrontati con le parti in gioco, i Commissari straordinari hanno definito  un prezzo tecnico pari a 0,001€ per azione, un decimo di centesimo. La valutazione implicita di Carige, nella fase pre money, è pari a circa 55,2 milioni di euro considerato il numero di azioni.

Il piano d’incentivi ai piccoli azionisti rappresenta anche una sorta di ristoro per le perdite subite nel corso degli anni, ma in primis è implicitamente connesso e correlato con la partecipazione all’assise, necessaria al piano stesso redatto dai Commissari con i tre pilastri previsti, di cui manca solamente questo tassello.

Senza il quorum del 20% non ci sarà il rafforzamento patrimoniale alla base del piano di salvataggio sul quale la BCE ha posto la sua fiducia. In caso negativo, per Carige si prospetterebbe il baratro della liquidazione, tra le altre opzioni.

Ovvero si potrebbe adunare un’altra assemblea, magari cercando di escludere i voti contrari proprio di Malacalza, cui attualmente spetta il diritto in capo al 27,6% detenuto: il parere della famiglia piacentina è determinante, ma non sembra esserci coesione con quanto fatto dai Commissari.

Tornando per un attimo ai piccoli azionisti, se valutiamo Carige 55 milioni di euro, la tranche gratuita di 10 milioni dedicata alle azioni detenute dal segmento retail (quelle in capo alle azioni borsistiche) pari attualmente al 42% dell’intero capitale di Carige, si tramuta in un bonus pari a circa il 50% dell’intera quota.


Se guardiamo al valore nominale della banca, destinato a ridursi considerate le perdite in arrivo, le cose sembrerebbero ancor più vantaggiose. Il valore nominale dell’azione Carige prima dell’aumento di capitale è molto semplice da ricavare. Basta dividere il capitale sociale al 31 dicembre 2018 (l’ultimo dato iscritto a bilancio, ossia 1,84 miliardi di euro) per il numero di azioni presenti sul mercato (circa 55 miliardi): così facendo si ottiene 0,0334€ circa per ogni azione.

Il piccolo azionista che possedesse circa 300.000 azioni, in base a questo criterio semplicistico, si troverebbe un investimento nominale pari a circa 10.000€ (300.000 x 0,0334€). I commissari hanno previsto che se la partecipazione del segmento retail all’assemblea sarà pari al 20%, il bonus vedrà assegnare azioni gratuite pari a 300.000 al valore di nuova emissione, ossia 0,001€ cadauna.

Il bonus totale sarebbe pari a 300€ in valore assoluto, ovvero il 3% dell’investimento nominale (300/10.000). Valore che potrebbe anche salire, come previsto dai Commissari, in caso la partecipazione dei piccoli azionisti in assemblea fosse inferiore al 20% e fermo restando la positiva delibera sull’aumento di capitale, basilare a tutto il piano d’incentivi.

A vantaggio dei piccoli azionisti, Carige ha elaborato uno strumento disponibile on line sul sito dell’istituto (raggiungibile cliccando qui e scorrendo la pagina fino ad individuare la sezione “Calcola Premio”) per calcolare esattamente il vantaggio economico potenziale.

Resta il dubbio sulle altre opzioni previste dal piano d’incentivi redatto. Se l’incidenza rimane intatta per gli azionisti che posseggono fino a 500mila azioni nel caso la partecipazione assembleare del segmento retail oscilli tra il 20% ed il 40% del capitale attuale (il massimo, come detto, è il 42%), questa cosa cambia se il piccolo azionista possiede più di 500mila azioni.

Nel caso si posseggano azioni Carige in numero superiore a questa soglia, il beneficio tende ad assottigliarsi all’aumentare della partecipazione assembleare da parte dei piccoli azionisti del segmento retail.

Un esempio chiarirà il concetto espresso. Se abbiamo un milione di azioni Carige in portafoglio, otterremmo circa 945mila azioni di bonus a 0,001€ per un controvalore pari a 945€ nel caso la partecipazione del segmento retail arrivasse al 20%. La quota calerebbe drasticamente in caso la partecipazione arrivasse al 40% fino a 683mila azioni circa (683€).

Questo a causa del noto meccanismo detto “décalage”: i soci più piccoli vengono si premiati, ma il fondo destinato a loro è fissato a 10 milioni di euro. Più partecipano, meno otterranno come bonus.

Per quanto riguarda la Malacalza Investimenti, ossia il soggetto che potrebbe davvero far saltare il banco, visto il 27,6% del capitale detenuto e quello che ha più da perdere di tutti di fronte a questa diluizione importante, le cose non sono certo rosee.

Da quanto emerge su Milano Finanza, la famiglia d’investitori piacentina rimane in silenzio formalmente, ma avrebbe inviato diverse missive ai commissari ed altri controparti per chiedere informazioni supplementari e più approfondite sul progetto sollevando la problematica sul forte effetto diluitivo che li taglierebbe fuori.

L’attuale 27,6% detenuto, dopo varie partecipazioni ai già citati aumenti di capitale, si trasformerebbe in un 2% risicato e lascerebbe spazio interamente a Cassa Centrale Banca, già d’accordo con FITD per acquistare, scontate, le azioni entro due anni, ed altri investitori.

Per Malacalza, insomma, non è stato previsto alcun tipo di sconto, né alcun riconoscimento nella Governance, così come propugnato anche dai piccoli azionisti mediante una lettera (almeno per la parte rappresentata dal mittente).

Un vero e proprio rompicapo di cui difficilmente vedremo la soluzione se le parti sono ancora così distanti.