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Silvia Romano. Profilo Facebook ora Privato. I Genitori Difendono la Propria Figlia dagli Haters

Silvia Romano. Profilo Facebook ora Privato. I Genitori Difendono la Propria Figlia dagli Haters

Il caso di Silvia Romano si è rivelato l’ennesimo autogoal da parte di un Governo molto attento alle Foto-Opportunity, come si definiscono questi assembramenti di persone legalizzati (al tempo del Coronavirus la gente si arrabbia anche per questo, perché vede i soliti privilegi di qualcuno n.d.r.) e meno alle esigenze di una famiglia in ansia per un proprio caso. O per lo meno disattento e incauto nel non comprendere cosa sarebbe accaduto.

L’Antefatto

La neo-liberata Silvia (ci perdoni se non la chiamiamo Aisha perché tale è all’anagrafe fintanto che non modifichi il suo nome n.d.r.) a cui va tutto il nostro supporto per aver passato giorni tremendi di prigionia in un paese straniero, sola, cercando di sopravvivere ai soprusi e ai pericoli di una terra selvaggia tuttora, è tornata in patria fisicamente. Forse non spiritualmente, o almeno non del tutto: per ora.

Al di là di una conversione islamica decantata e avvenuta nel proprio privato, forse non valida (per convertirsi occorrerebbe, secondo fonti, seguire un particolare iter religioso previsto dall’Islam) se non intimamente, la ragazza è probabilmente scossa da qualcosa di incomprensibile per chiunque di noi si possa anche solo mettere nei suoi panni.

Se, passato del tempo, vorrà ribadire la sua conversione all’Islam, cambiare nome ed esercitare la religione islamica, questa sarà una sua scelta, una sua libertà, tra quelle previste dai diritti dell’uomo e sanciti da una Costituzione che purtroppo qualcuno ha affermato sia “sospesa” in ragione del Diritto alla Salute e dell’emergenza da Coronavirus.

Quanto accaduto all’aeroporto, tra i nostri dirigenti politici pronti ad accogliere una nostra compatriota tornata a casa, di fatto, ha scosso gli animi perché ha reso manifesta la propaganda del gruppo terroristico dedito alla Jihad che l’ha rapita. Propaganda poi continuata nella giornata di ieri a seguito dell’intervista del portavoce di questo gruppo che ha parlato di riscatto (smentito dal Ministro degli Esteri Di Maio durante un’intervista alla trasmissione “Fuori dal Coro”, affermando che non gli risulta essere stato pagato un riscatto n.d.r.) e di un segnale all’occidente forte, visto l’abito indossato da Silvia tornata in patria convertita.

Profilo Social Invisibile (ora Privato)

Il sorriso di Silvia, tornata in Italia, ha infastidito qualcuno che ha visto nella manifestazione giornalistica in pompa magna, qualcosa di stonato, che non andava. Naturalmente affibbiare alla povera ragazza, scampata alla prigionia, responsabilità non sue, in questo preciso momento, sarebbe altrettanto sbagliato: lo spettacolo di propaganda, a mo di spot, fatto a favore degli jihadisti, è probabilmente un autogol clamoroso del nostro esecutivo. Oppure uno dei requisiti necessari all’accordo per la sua liberazione: questo non ci è dato da sapere e probabilmente nessuno lo saprà mai (trattasi tutto di mera speculazione, al di là dei fatti).

Purtroppo non tutti gli italiani, chiusi in casa dallo stesso Governo agli arresti domiciliari da mesi, seppur per ragioni di pandemia e salute,  soffocati da una crisi economica di cui si cominciano a intravedere le prime avvisaglie, hanno compreso appieno la sofferenza di questa ragazza che pareva sorridere. Un sorriso che, a detta anche di suo padre, non lasciava di certo trapelare un animo contento.

La cooperante rapita in Kenya nel novembre del 2018 ha ora il suo profilo Facebook invisibile, o meglio, privato (basta modificare il livello di privacy e l’esposizione pubblica o meno nelle impostazioni n.d.r.). Visti gli attacchi e le critiche piovute via social, nonché i vari meme realizzati ad arte e divenuti virali, probabilmente la famiglia ha deciso di rendere privato il suo profilo social, rimasto aperto anche durante la prigionia. Ora solo gli amici e gli amici degli amici possono trovarlo.

I Genitori

I genitori che hanno potuto riabbracciare, quasi in modo insperato, la propria figlia, purtroppo ora devono fronteggiare un incubo, a causa dell’esposizione mediatica data alla vicenda e allo spot andato in onda.

La madre, raggiunta dai giornalisti, ha risposto giustamente in modo piccato e perentorio ai cronisti che le chiedevano cosa ne pensasse della conversione della figlia, oltre a chiedere finalmente quella tranquillità necessaria alla propria famiglia ritrovata:

“Come vuole che stia? Provate a mandare un vostro parente due anni là e voglio vedere se non torna convertito.Usate il cervello”

“Vogliamo stare in pace, abbiamo bisogno di pace”.

Sulla stessa falsa riga anche il padre che, raggiunto da Radio Capital Enzo Romano, ha dichiarato che sua “figlia sta come una che è stata prigioniera per diciotto mesi“. Il padre della ragazza, incalzato su quel sorriso che sembrava sottolineare una consapevolezza nelle vesti, in realtà rappresenta quel concetto di adattamento e sopravvivenza che probabilmente innesca dei meccanismi psicologici profondi, orientati a tal scopo.

“Non è che se uno sorride sta benissimo, non confondiamo il sorriso con la capacità di reagire per rimanere in piedi dignitosamente da una situazione di cui si è preda e che ti porta poi ad andare nella depressione più totale. Meno male che ha un po’ di palle e cerca di reagire, ma è la sopravvivenza. Noi vogliamo stare in pace, abbiamo una ragazza da proteggere, abbiamo bisogno solo di ossigeno”.

Al di là dello spettacolo di chi non si è accorto delle conseguenze di quanto sarebbe andato in onda, oppure lo ha fatto in maniera consapevolmente sbagliata, la famiglia ha davvero bisogno di tranquillità e questa ragazza non merita di essere biasimata.