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Violenza Sulle Donne. Cosa Pensano Gli Italiani nel 2019 tra Sessismo e Pregiudizi. Sondaggio Istat

Violenza Sulle Donne. Cosa Pensano Gli Italiani nel 2019 tra Sessismo e Pregiudizi. Sondaggio Istat

Il disegno che emerge dal sondaggio Istat per un paese che non da molti anni ha eliminato il delitto d’onore, una delle macchie maggiori della nostra cultura, non è di certo positivo e sottolinea, se anche se ne fosse il bisogno, che le discriminazioni sono lungi dall’essere abbattute e non c’è bisogno di certo di guardare alle terre straniere.

Il tema della violenza sulle donne è un problema atavico che sta pian piano acquisendo sempre più risonanza e voce in tutte quelle vittime rimaste silenziose nell’ombra dell’ingiustizia ed in quelle che ancora soffronto a causa delle nuove pratiche tese a ledere la persona stessa e quello che propone al mondo, ossia la sua immagine (l’utilizzo dell’acido vuole proprio punire nell’animo ed annullare la persona oggetto di ossessione).

 

Cosa Pensano gli Italiani della Violenza sulle Donne

L’Istat oggi ha diffuso un Report sui diversi ruoli di genere che chiaramente rispecchia un malessere diffuso e celato contro il quale occorrerà, prima o poi, fare i conti.

I femminicidi e le violenze sessuali non si stanno certo placando nel nostro paese, anzi, il trend sembra consolidato, ma dalle risposte degli italiani sembra non esserci proprio tutta questa solidarietà al riguardo.

Un cittadino su quattro, a prescindere dal genere (quindi uomini e finanche le stesse donne) pensano che una donna sia violentata spesso e volentieri a causa di come si veste, quindi provochi il maschio. Oltre a questo, se non foste già sconcertati da un luogo comune atavico e lungi dall’essere sconfitto, beh, c’è di peggio: il 39,3% quindi quasi la metò degli italiani, pensa che la donna violentata possa, in realtà, sottrarsi al rapporto sessuale, se davvero non vuole e quindi, in un certo senso, se lo vada quasi a cercare.

Il 15%, invece, ritiene che drogarsi o ubriacarsi, quindi perdere il controllo, sia quasi un attenuante per i violentatori perché l’inconsapevolezza renderebbe complice la donna stessa ritenuta parzialmente responsabile. Fermo restando il fatto che molto spesso gli stessi violentatori utilizzavano droghe all’insaputa delle donne violentate, come lo stesso principio della GHB (Acido gamma-idrossibutirrico) che fa perdere freni inibitori e lascia inerme la vittima dell’abuso.

In conclusione, per molti italiani, legati probabilmente a credenze arcaiche e all’inciviltà di base nel lasciare libero sfogo agli istinti primordiali al di là delle libertà altrui, i comportamenti di alcune donne provocherebbero le reazioni violente degli uomini.

Continuando a leggere l’indagine Istat, scopriamo che per 1 italiano su 10 (il 10,3%) pensa che spesso le accuse di violenza sessuale siano false o artefatte (in questo caso la percentuale è differente tra le donne, 7,9% e gli uomini, 12,7%). Per il 7,2% dei cittadini italiani, le donne rispondono no se gli si presenta una proposta indecente, ma in realtà questo no rappresenta un si. Per il 6,2% se la donna è seria, sicuramente non sarà mai violentata.

Solamente una percentuale molto ridotta, l’1,9% per fortuna, pensa che in caso si sia sposati o accompagnati, se si abusa della partner non si tratterebbe mai di una violenza sessuale, ma quasi lecita e consentita.

Per quanto riguarda la violenza fisica derivante da atteggiamenti e comportamenti non proprio irreprensibili nei confronti della propria donna/ragazza, l’uomo è ritenuto innocente dal 7,4% degli italiani se schiaffeggia la sua partner perché la accusa di aver civettato oppure flirtato o guardato un altro uomo.

Il 6,2%  pensa che uno schiaffo ogni tanto non faccia male nella coppia, mentre per quanto riguarda l’ossessione del controllo sulle dinamiche del partner, il 17,7% pensa che sia accettabile il fatto che un uomo sorvegli la propria moglie/compagna e monitori lo smartphone, foriero di segreti, nonché l’attività sui social network.

 

I Dati Regionali

La violenza sulle donne ha comunque delle tipicità e delle caratterizzazioni molto forti anche per quanto riguarda la territorialità e i differenti dati regionali ne sono comunque comprova.

La Sardegna e la Valle D’Aosta manifestano scarsa tolleranza verso la violenza che rifuggono più di altre regioni (rispettivamente il 15,2% ed il 17,4%), mentre le ultime della lista, ossia gli abitanti delle regioni che più di tutte giustificano la violenza sulle donne, sono quelli della Campagnia (35%) e dell’Abruzzo (38,1%).

Nel Sud ci sono ancora molti pregiudizi e stereotipi che caratterizzano la cultura locale, radicati e difficilmente estirpabili in poco tempo, come sottolinea la ricerca stessa: questi hanno meno appeal nelle regioni del Nord est (52,6%), mentre sono molto forti al citato Sud (più di uno su due abitanti e, considerando anche le donne stesse oggetto d’intervista, è una percentuale altissima, il 52,6%).

Tra gli stereotipi più comuni, abbiamo quelli dell’approccio al lavoro ed a quel mondo, nonché la famiglia, primario concetto fondamentale. Il 32% ritiene che sia più importante per l’uomo affermarsi nel mondo del lavoro piuttosto che per la donna, mentre il 31,5% ritiene che i maschi siano inadatti a svolgere le attività domestiche, altra credenza basilare per evitare i lavori di casa.

Il 27,9% pensa che l’uomo debba tirare avanti la famiglia e provvedere ai bisogni reddituali della stessa ed alle necessità economiche.

Un quadro statistico disarmante contro il quale probabilmente ci si dovrà confrontare riuscendo ad immettere dei semi nel tessuto culturale e scolastico per riuscire a prevaricare alcune criticità e difformità di giudizio molto difficili da sradicare.

Se non altro, incredibilmente, solo l’8,8% degli italiani ritiene che l’uomo debba prendere le decisioni fondamentali per la famiglia e pensa, quindi, che il ruolo di mater sia ancora connesso a doppio filo con la casa, i figli e la crescita di questi.